TRIESTE, L’UE E LE ILLEGITTIME RISCOSSIONI DI EQUITALIA

di ROBERTO GIURASTANTE*

Con nota del 25 aprile 2012 la Commissione per le petizioni del Parlamento Europeo mi ha comunicato di avere accolto la mia petizione sul caso Equitalia a Trieste, rientrando le questioni da me sollevate nell’ambito delle attività dell’Unione Europea. E’ questo un importante passo in avanti sull’irrisolto e spinoso nodo della “questione Trieste”, città-porto annessa dall’Italia nel 1975 in violazione di quel Trattato di Pace del 1947 che la aveva invece  riconosciuta quale capitale del Territorio Libero di Trieste.

Un’annessione brutale che ha privato i cittadini di questo territorio dei loro diritti con l’imposizione forzata della cittadinanza italiana e con gli obblighi e i doveri conseguenti. A partire dal pagamento delle tasse e dei tributi che qui l’Italia ha imposto in precisa violazione del Trattato di Pace che all’articolo 5 dell’Allegato X stabilisce che il “Il Territorio Libero di Trieste è esente dal pagamento del debito pubblico italiano…”. Il 31 dicembre del 2011 avevo denunciato questa situazione di intollerabile violazione del diritto internazionale presentando ai sensi dell’articolo 227 del Trattato UE una petizione al Parlamento Europeo contro lo Stato Italiano per violazione degli articoli  2, 3, 6, 7, 8, 21 del Trattato UE. Si veda in proposito il post “Al Parlamento Europeo il caso Equitalia a Trieste”.
Nella petizione veniva affrontato il problema determinante della mancanza di sovranità e di giurisdizione dell’Italia a Trieste da cui derivava l’impossibilità assoluta di giudicare i cittadini di Trieste in base alle leggi della Repubblica Italiana, con  magistrati nominati dallo Stato Italiano, e di irrogare sanzioni, pene, e imporre tasse.
Il mio caso era decisamente rappresentativo di questa situazione di illegalità consolidata in decenni di occupazione da parte dello Stato italiano. Ero stato condannato per essermi opposto ad una delle tante speculazioni edilizie autorizzate sul territorio di Trieste in base alle leggi del Paese occupante. Una condanna per reato di opinione. Un “pesante” reato di opinione: circa 35.000 euro tra risarcimenti e spese di giustizia. Una pena “esemplare” per essermi opposto alle mafie del cemento italiane (si veda il post “La Mafia ordinata del Nord Est: un sistema di governo perfetto?”) da cui  derivava l’azione di recupero avviata per conto del Tribunale da parte della società Equitalia, agente a Trieste quale riscossore italiano (e quindi fuori giurisdizione) per le pubbliche amministrazioni.
Ma l’intervento di Equitalia riferendosi ad un recupero di spese giudiziarie conseguenti ad una condanna decisa nei miei confronti dall’autorità giudiziaria italiana  per fatti avvenuti a Trieste, e quindi al di fuori del territorio della Repubblica Italiana, costituisce pure  violazione dello stesso Trattato di Pace.
Violazione commessa da uno Stato membro che comporta il coinvolgimento diretto dell’Unione Europea ma anche dei Paesi che la costituiscono. Il comportamento dell’Italia costituisce quindi severa infrazione dell’articolo 21 del Trattato UE che al comma 1 stabilisce il rispetto dei principi della Carta delle Nazioni Unite e del diritto internazionale, e costituisce in base all’art. 7 del Trattato grave violazione dei valori dell’articolo 2 con possibile intervento sanzionatorio nei confronti dello Stato membro.
*Trieste Libera
Print Friendly, PDF & Email

2 Comments

  1. MI GO EL STESSO PROBLEMA GHE STAGO LASANDO EL QUINTO DE STIPENDIO ZA DE DUE ANNI.GHE DEVO 33 MLA EURO DE MULTE E SPESE PROCESSUALI DEI QUALI,14 DE MORA.SE RIVA FAR QUALCOSA CON STE MERDE?

  2. accolta la petizione. bene.
    e dopo ? auguro al nostro ribelle di vivere 300 anni e di vedere l’itagliaseddesta messa in castigo.

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Articolo precedente

IL TORPORE DEI SOLDI CHE PORTA I PARTITI AL SUICIDIO

Articolo successivo

HITLER E NAPOLEONE SONO I "PADRI NOBILI" DELL'EUROPA