Il fascistissimo inno che tanto piaceva a quelli di Salò

di TONTOLO

Pino Rauti era agli antipodi di ogni indipendentismo, aveva in uggia l’autonomismo, figuriamoci il federalismo! Però era una persona per bene ed è dispiaciuto a tutti che il suo funerale sia stato guastato da presenze davvero sgradevoli. Spiace ancora di più che sia morto una manciata di giorni prima che l’italico Parlamento approvasse la legge sull’obbligatorietà dello studio dell’Inno di Mameli a scuola. Perché a lui, vecchio nostalgico di Salò, avrebbe di certo fatto piacere questa ulteriore “promozione” dell’inno della sua Repubblica Sociale Italiana, un riconoscimento che a settant’anni di distanza lui avrebbe giustamente vissuto come una rivalsa.

Come una volta i balilla studiavano “Giovinezza” e leggevano scritti edificanti sulla patria e sul suo Duce, i fanciullini che tanto piacciono al compagno Presidente (perché sono i soli che lo applaudono, povere innocenti creature…) dovranno “studiare” il capolavoro di padre Anastasio  Cannata, Mameli e Novaro.

Ma studiare cosa? La musica non è granché e sui testi è meglio stendere un pietoso velo tricolore. Più consono agli alti ideali sarebbe l’opera di Toto Cotugno o di Orietta Berti. Ma bisogna contentarsi: più nessuno suona il mandolino. Della patriottica triade restano solo la pizza e la mafia.

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