ITALIA, UN SISTEMA DI TRASPORTI DA PAESE INCIVILE

di GIAN LUIGI LOMBARDI CERRI

In Italia, more solito, si formano schieramenti a difesa di situazioni assurde e non si affrontano i problemi reali con spirito scientifico e non con lo spirito di parte.

Uno dei problemi fondamentali, per l’Italia è quello del trasporto merci. Ci si batte all’ultimo sangue, ad esempio, sul trasporto persone ad alta velocità, essendo questo un problema inesistente. Il trasporto persone su lunghe distanze, ad alta velocità, interessa soltanto una ristretta, ma potentissima schiera di speculatori, quelli che necessitano che venga usato cemento e ferro a più non posso.

Analisi del trasporto merci in Italia.

Il trasporto merci in Italia (e non il trasporto persone) rappresenta uno dei problemi fondamentali sia sotto l’aspetto logistico che sotto l’aspetto dell’inquinamento. L’Italia è lunga e stretta e quindi ad intasarla ed inquinarla con il trasporto merci su strada è un guaio rilevante e immediato.

Dobbiamo però necessariamente dividere il trasporto merci in tre grandi settori: trasporto a lunga distanza (dal sud al nord Italia ci sono quasi duemila km); trasporto a media distanza (tra i 200 e i 500 km) e trasporto a breve distanza (meno di 200 km). Il trasporto a breve distanza è e sarà dominio incontrastato dei mezzi su gomma.

Il trasporto a lunga distanza, invece, è uno dei misteri italici. Mentre l’Europa si dà (e si è sempre data) da fare per potenziare le sue vie d’acqua, fluviali e marittime, l’Italia, che ha avuto in regalo dal buon Dio due meravigliosi canali navigabili, chiamati Tirreno e Adriatico, si affanna a percorrere lo stivale con i Tir. Anzi ha in programma di facilitare (attraverso un inutile quanto costoso ponte sullo Stretto) il passaggio di questi mezzi pesanti dalla Sicilia alla Padania.

Vogliamo una buona volta pensare all’utilizzo dei due mari che ci circondano?

Ricordo soltanto, a titolo di esempio di quello che fanno gli altri, che per realizzare un collegamento tra Reno e Danubio è stato creato (ed è mantenuto in perfetta efficienza) un canale navigabile di circa 170 km. E che, durante la Seconda guerra mondiale i tedeschi producevano un’intera “sezione prefabbricata” degli U-Boot a Linz (Austria) che inviavano, totalmente finiti, sino agli scali di assemblaggio di Kiel.

In Italia, qualcuno ha addirittura ripetutamente parlato e scritto sull’utilità del Ponte di Messina per facilitare il trasporto merci provenienti dai paesi del Mediterraneo in modo che, grazie al suddetto ponte, le merci sbarcate in Sicilia potrebbero via strada o, “al peggio per ferrovia”, raggiungere il nord.

A rafforzare la tesi di cui sopra riportiamo, leggibile su Internet : “Coastal and inland waterways also provide an energy efficient method of transporting passengers and cargoes”.Che crediamo non richieda una traduzione.

Questi geni italici del trasporto dimenticano che le sunnominate merci potrebbero comodamente ed economicamente raggiungere i porti di Trieste o di Genova, con gli stessi mezzi usati nei paesi civili. Se si volesse quindi trasferire in maniera economica i prodotti della Puglia e della Sicilia verso il nord i lavori utili per attrezzarsi in campo marittimo, non mancherebbero di certo, visto che, oltretutto, dobbiamo cercare di impiegare manodopera per ridurre il numero dei disoccupati. Pensate solo all’attrezzamento per il carico e lo scarico rapido delle merci ed all’intera gestione delle operazioni.

Per il trasporto a media distanza nel mondo si lavora, mentre in Italia è diventato argomento tabù. Cominciamo da zero.

Germania ,USA,Giappone e Cina, da anni, stanno studiando il sostentamento magnetico dei carri ferroviari, onde poter viaggiare veloci con risparmio di energia. Approfittando di queste realizzazioni tecnologiche qualcuno ha pensato un po’ dappertutto (anche all’Università di Perugia) di utilizzare questo modello per far viaggiare la merce di piccole dimensioni (collettame, che rappresenta circa il 70 % del trasporto merci) su palletts racchiusi in cartucce, entro tubi messi sotto un certo vuoto per ridurre drasticamente la resistenza dell’aria. Per capirci, immaginate la vecchia posta pneumatica con dimensioni un po’ maggiori , spinta da motori elettrici lineari, invece che da aria compressa.

Le velocità facilmente raggiungibile sarebbero di 700-800 km/h. Pensate all’enorme riduzione dei tempi di trasporto merce.

Qualcuno dirà: occorre utilizzare ancora spazio, così carente in Italia. No, perché la parte migliore di questa idea è quella di realizzare i tubi di trasporto sotto i binari delle ferrovie, quindi con i tracciati già pronti ,senza necessità di espropri e di consumo territoriale.

Le dimensioni dei palletts europei sono di 800×1200 pallett EUR e 1000×1200 pallett Philips. Quindi il tubo di trasporto avrebbe un diametro massimo di meno di 2 metri. Perfettamente contenibile sotto la massicciata ferroviaria.

Per chi volesse approfondire, consigliamo di leggere “PIPENET, un sistema di trasporto merci innovativo”, risultato degli studi ed esperimenti svolti brillantemente dall’Università di Perugia, studi ed esperimenti che, essendo stati fatti da persone serie, non hanno riscosso il minimo interessamento ministeriale. E anche, questa volta, dagli USA da enti governativi : http://www.fhwa.dot.gov/publications/publicroads/94fall/p94au21.cfm, in cui si riportano, tra l’altro, schemi molto interessanti.

Abbiamo la non infondata sensazione che in Italia, tranne pochi qualificati piccoli gruppi, la ricerca sia volta più a cercare uno stipendio, a fronte del quale ci siamo molto tempo libero e poco da fare. E che quindi i “piccoli gruppi” siano considerati un pericoloso esempio… da non ascoltare.

 

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