Tra sovranismo vincente e governo perdente, la questione settentrionale che fine fa?

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di Stefania Piazzo – Hanno forse vinto per il programma? Certo che no. La campagna elettorale non l’ha fatta in Umbria la governatrice Tesei ma solo Salvini in prima persona. La sinistra sbiadita ha replicato a sua volta con i suoi leader nazionali. Del territorio, fidatevi, non frega nulla a nessuno. La disputa era ed è tra il sovranismo nazionalista, e un’idea di società che non si è ancora capito cosa voglia. In tutto questo, e nella perenne debolezza dell’Europa priva d’anima, delle questioni come la questione settentrionale non interessa nessuno. Il Nord andrà avanti a colpi di governatori che fanno finta di incazzarsi con Roma, con nessuno di loro che metterà in discussione un leader mediatico che ammalia le masse a colpi di centinaia di migilaia di euro di politica d’investimento sui social, con tutti i mezzi possibili. Le tasse resteranno al loro posto, la sanità continuerà il lento declino, e non si dica che quella del Nord sta meglio…

Vi pare normale che un ricovero sia diventato impossibile e che un anziano pluricardiopatico nel basso comasco con una polmonite resti tre giorni in barella al pronto soccorso, per essere poi spedito nell’unico-apparente-posto letto disponibile ad Angera, sul lago Maggiore? Non c’era un buco a Como, a Varese, a Saronno e, ovviamente, a Tradate, dove era stato trasferito in ambulanza. Storie minime che ai politici non interessano. I tagli ai servizi essenziali, che paghiamo due volte, per noi e per chi la sanità continua a non  averla se non da profondo terzo mondo come in regioni del Sud dove non ci sono nemmeno le ambulanze, ecco, questi tagli di chi sono figli? Perché si possono vincere le elezioni dieci volte ma se i soldi sono portati via dallo stato che il sovranismo difende come un idolo, peggio, come un Dio, il voto sarà un eterno pendolo tra la destra e la sinistra. Anche se loro dicono che sono concetti superati, dimostrano che non è così. Abbarbicati al centralismo, difensori della sovranità in funzione di una sacralità dell’unità fine a se stessa, senza un federalismo che poteva modernizzare e responsabilizzare la spesa, sentiremo solo tronfi leader che celebrano le proprie imprese e improbabili opposizioni che hanno finito la riserva elettorale durata 40 anni. Tutti, ovviamente, dotati di una dote culturale che ondeggia dal mediocre all’imbarazzante, ma con abilissimi commercialisti, avvocati e social manager in grado di gestire il bottino. Sai cosa gliene frega del Nord. Ma anche del Sud.

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