Tra ignoto indipendentista e tirare a campare tricolor-maronita

di GILBERTO ONETO

Mimmo Liberato era uno dei militanti “storici” della Lega della Provincia di Novara. È morto dopo una dolorosa e lunga malattia: al suo funerale, nella chiesa di Paruzzaro, c’era tanta gente a salutarlo. C’era anche il sindaco, tale geometra Mauro Julita (nella foto), eletto in una lista civica  costruita attorno alla Lega Nord, che non ha trovato di meglio che presentarsi in chiesa con la bandoliera giacobina e massonica appesa a tracolla. Costui bene conosceva i sentimenti e le opinioni del defunto (che era stato consigliere comunale, oltre che suo compagno di partito) e la sua scarsissima simpatia  per i cromatismi di regime. Tutto ciò nonostante il sindaco, militante di un movimento che vuole il distacco dall’Italia, si è presentato in chiesa al funerale di un altro militante infiocchettato di tricolore: nessun rispetto per il morto, per la sua gente, per le idee che dice di professare. Nessun rispetto, nessuna coerenza, nessuna dignità, nessuna qualità umana.

Lo stesso giorno Ruggeri ha scritto su queste pagine uno straordinario pezzo di passione e di buon senso, invitando il prossimo Segretario federale della Lega a chiedere scusa per tutte le “prodezze” del partito e a fare davvero pulizia. La disinfestazione non può riguardare solo i mascalzoni (che – forse – sono già stati quasi tutti allontanati o messi in un cantone) ma deve comprendere anche tutti gli incapaci, i profittatori, i trusoncini di paese, i pasticcioni, gli ignoranti e gli inetti che si sono appiccicati alla Lega come colonie di cozze voraci, formando una barriera corallina di escrementi di periferia di umanità.

In tanti avevamo azzardato alcune speranze nelle promesse maronite di ripulire il partito e ci siamo tristemente sbagliati: il nulla sta sgretolando decenni di lavoro e di belle aspirazioni. Questa Lega  non è due, è poco punto, è tanto zero. Lo sconforto cresce in proporzione al disastro generale in cui stiamo precipitando e al conseguente enorme spazio che si presenterebbe a un movimento davvero indipendentista: milioni di padani allo sbando hanno bisogno di un progetto, di una speranza di futuro. Cosa prospetta loro questa Lega? Il tirare a campare dei Maroni e dei Cota, le paturnie neodemocristiane dei Tosi, i tricolori dei vari geometra Julita che ha piazzato su sgabelli, cadreghe e uffici tecnici.

Mimmo Liberato era uno che partecipava alle manifestazioni, si dava da fare, lavorava con impegno, insomma era uno che ci credeva. Come tante migliaia di donne e uomini che hanno dato l’anima per l’aspirazione alla libertà e all’indipendenza. Se ancora c’è una lontana speranza di vita nella Lega, serve che il prossimo Segretario (se sarà un indipendentista vero) chieda scusa, usi la vaporella, rimetta in sesto le cose e riprenda con vigore la strada cominciata anni fa sulle rive del Po. Deve anche fare una scelta antropologica radicale  fra i Mimmo Liberato e i Mauro Julita: fra la pericolosa ed entusiasmante navigazione verso l’ignoto splendente dell’indipendenza e il  pacioso diporto nello stagno del nulla tricolore.

 

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