/

Tosi e Maroni vogliono la seggiola. Ma voi indipendentisti, che volete?

di GIAN LUIGI LOMBARDI CERRI

A leggere i manifesti e sentire le dichiarazioni, l’Italia è piena di indipendentisti di cui, peraltro, non si conoscono i programmi ma solo generici intenti. Non faccio l’elenco perché saltano fuori come i funghi in piena stagione. Una sola cosa è certa: non vanno d’accordo tra di loro neanche a sparagli.

Il disaccordo sistematico è l’unica parte chiara del loro programma! Vorrei anzitutto che i responsabili di questi movimenti, o movimentini, chiarissero, una volta per tutte, se il loro desiderio finale è l’indipendenza totale dall’Italia delle regioni padane (singolarmente o globalmente) oppure una forma (e quale) di confederazione o federazione, o ,addirittura, di ottenere qualche altro seggiolino da Roma, per stare tranquilli. Questo lo dico perché, troppo spesso, ho la sensazione che i tre concetti vengono o ignorati o volutamente confusi a seconda di come tira il vento.

La seconda cosa su cui desidererei si facesse chiarezza è sapere se i dirigenti di detti movimenti siano disposti a sacrificare la propria attuale “cadrega” (se non la vita, almeno la cadrega)  per facilitare l’avanzata del proprio ideale.

La terza cosa, di quasi eguale importanza, è di sapere se per effettuare i primi passi e, successivamente per salire i gradini della scala dell’indipendenza, siano disposti a scendere a patti anche con il diavolo, con tutte le ferree garanzie del caso. O no.

Sono indipendentista senza se e senza ma, eppure se si dovesse varare una legge che demandasse totalmente ad ogni Regione l’indipendenza assoluta tecnico finanziaria da Roma per la sanità (ad esempio) andrei d’accordo perfino col PCI. Specie per questo terzo punto troppo spesso leggo: noi escludiamo qualunque accordo, sia pure paritetico con X o con Y. Abbiamo sottomano un modello di comportamento nel Suedtiroler Freiheit. Ne prendano esempio! Il fondatore ha rischiato la vita e sacrificato la sua tranquillità, senza pretendere compensi, di nessun tipo. E di compensi avrebbero potuto averne a josa se fossero rimasti insieme al SVP.

La figlia Eva non ha mai cambiato idea e, anche lei, non pretende  “cadreghe”. In compenso ha sola una semplice idea “l’indipendenza totale del Sud Tirolo”. I nostri “eroici” indipendentisti hanno a disposizione, per comunicare le loro idee un mezzo (questo quotidiano) che Eva Klotz neanche si sogna. E allora che aspettano? La Lega, nella fattispecie, con un linguaggio semi-criptico suscita l’impressione di puntare ad una qualche poltrona perfino in Sud Tirolo, naturalmente dalla parte sbagliata (sbagliata dal punto di vista ideale e non cadregar-pratico). Purtroppo si continua ad assistere a sceneggiate scadenti anche dal punto di vista teatrale. Facciamo un esempio.

Il referendum, sia nel Veneto, che in Lombardia, a parte il fatto di stabilire se serve o meno, lo vogliono tutti o no? Perché allora tanti traccheggiamenti con accuse continuamente rimpallate? Ma la gente si accontenterebbe, come primissimo  passo, anche di meno. La gente si accontenterebbe di avere chiarimenti sugli obbiettivi immediati. Vogliono dire dettagliatamente i motivi per cui ognuno ha fondato un movimento separato dagli altri? Diversamente prende corpo il sospetto che per ogni fondatore, ed un ristretto insieme di suoi accoliti, ci sia l’unica speranza di un posticino ad personam.

I fondatori della vecchia Lega, nonché i primi aderenti, avevano in testa poche idee, ma chiarissime, non avevano nessuna intenzione di fare carriera politica (almeno la stragrande maggioranza) e agivano a totali spese proprie. Risulti chiaro a tutti, alla fine del discorso, che questo, dianzi criticato  modo di agire, non porterà non dico all’indipendenza, ma neanche a diventare Regione a Statuto speciale. Con Roma che si frega le mani ricordando a se stessa il “divide et impera”, nonchè Quinto Fabio Massimo “il temporeggiatore”.

Certamente i comportamenti di Tosi e di Maroni, specie in questi giorni, non dà più adito a dubbi, ma a certezze: l’obbiettivo finale di questi signori è una ben scaldata seggiola a Roma, alla faccia dei leghisti giovani e vecchi.

Print Friendly, PDF & Email
Articolo precedente

Il nostro sondaggio sulla Lega: o si torna indipendentisti o si muore

Articolo successivo

Veneto indipendente, una necessità per gli uomini liberi