Torino: cresce la povertà, nel 2012 +46% le richieste di aiuto alla Caritas

di REDAZIONE

Crisi e poverta’ si fanno sempre piu’ sentire a Torino e provincia, non solo nei quartieri del capoluogo piemontese da sempre ritenuti i piu’ soggetti a disagio sociale, ma anche in aree della citta’ e comuni della provincia finora immuni o quasi da difficolta’. A dimostrarlo i dati del centro d’ascolto diocesano ‘Due tuniche’, collegato alla Caritas torinese, che lo scorso ha accolto 1500 persone, il 46% in piu’ rispetto al 2011, per un totale di 1865 ascolti, il 33% in piu’ dell’anno precedente, di cui oltre un migliaio nuovi casi. Gli utenti, in prevalenza donne (52 su 100), hanno un’eta’ compresa tra i 25 e 60 anni, ma la media e’ superiore ai 49, un titolo di studio non elevato, circa l’80% si ferma alla terza media e posizioni lavorative fragili mentre l’11% e’ rappresentato da artigiani e piccoli imprenditori. Dai dati, inoltre, emerge che solo il 5% delle persone accolte ha reddito da lavoro, i restanti usufruiscono di sussidi o assistenza e il 37% vive in solitudine. Tra le emergenze piu’ sentite la poverta’ economica che spesso si traduce nella necessita’ di ricevere cibo (lo scorso anno il centro ha sostenuto 600 nuclei familiari), il lavoro, la casa e la salute. ”I dati – ha sottolineato Pierluigi Dovis, direttore della Caritas diocesana – ci dicono che siamo di fronte ad una situazione di multiproblematicita’ che richiede alleanze e interconnessioni nuove. Fare rete non basta piu’, occorre un nuovo welfare costruito in modo trasversale. Non ci puo’ piu’ essere una separazione tra pubblico e privato, ma bisogna puntare su progettualita’ condivise in cui ciascuno si fa carico delle proprie responsabilita’. Non sono i progetti che mancano – ha concluso – ma le idee da condividere insieme, bisogna darsi delle priorita’ per tenere insieme sviluppo e coesione sociale”.

Print Friendly, PDF & Email
Articolo precedente

Trieste, nutrito corteo contro il malgoverno italiano

Articolo successivo

E se la divisione del M5S fosse una "patacca"?