Toc toc… c’è qualcuno? Maroni “toglie” il medico di famiglia ma la Lombardia tace

sanitàdi CARLOTTA BEVILACQUA – Addio al medico di famiglia in Lombardia. La realtà supera la fantasia dell’autonomia. La nuova strategia della sanità regionale, va oltre il referendum e vede in dirittura d’arrivo  i manager gestori dei malati cronici. Il medico di famiglia è una figura obsoleta. E così per assistere i 3,5 milioni di pazienti specialmente anziani con patologie ormai incardinate e inguaribili, solo a Milano ce ne sono 430mila, il Pirellone ha pensato di creare il Pai, il Piano di assistenza individuale. In teoria il paziente non dovrà più preoccuparsi di chiedere esami, di prenotare visite. Arriva il manager. Il cosiddetto gestore, spiegano i meglio informati, sarà un obbligo per pazienti anziani, avrà un budget che non si potrà superare, ventilano le opposizioni… e potrà essere sia dipendente di un servizio pubblico oppure, e qui starebbe la novità, anche di una struttura o società privata.

La delibera Gallera, che prende il nome dall’assessore regionale alla partita, ha già individuato in 65 le patologie da seguire, e il numero ammesso di esami. Il manager, d’altra parte, deve far quadrare i conti. Ci sono già ricorsi al Tar da parte di organizzazioni di medici, lo stesso Ordine dei medici, fa sapere Il Fatto Quotidiano, si è opposto paventando la morte dell’istituzione del medico di famiglia. Infatti sul solo capoluogo lombardo, la riforma ha ricevuto il si di appena 218 su 844 medici milanesi, cioè in 666 hanno detto no, e 598 su 1882 medici dell’area metropolitana. Pare stia circolando, racconta ancora Il Fatto, una lettera di appello a non accettare il manager gestore, dovendo a quanto pare accettare le condizioni prefissate in una sorta di contratto tra malato e paziente.

Per fortuna che l’autonomia viene avanti a vele spiegate. La Lombardia potrà ringraziare Maroni.

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