TESORERIA UNICA, IN EXTREMIS TUTTI SI SONO SVEGLIATI

di REDAZIONE

Adesso si sono svegliati proprio tutti. Possiamo dire che questa è stata una battaglia avviata prima di tutti da questo giornale. Ora, in zona cesarini come si dice nel calcio, Comuni, Regioni e Province fanno fronte unico contro la tesoreria unica, introdotta dal governo con l’articolo 35 del decreto Liberalizzazioni. E l’Anci, alla vigilia di un Consiglio Nazionale che si terrà a domani a Napoli, esprime al governo, attraverso il suo presidente Delrio, tutto il suo fastidio «per essere trattati come i bambini monelli che hanno sperperato».

Intanto il governo, attraverso il sottosegretario allo Sviluppo Claudio De Vincenti, ha fatto sapere che il testo sulla tesoreria unica subirà solo piccole modifiche rispetto a quello licenziato dal Governo. Il governo in serata ha poi dato parere favorevole a due ordine del giorno al decreto liberalizzazioni sulla Tesoreria unica che chiedono di «ridurre al minimo indispensabile l’efficacia temporale» della disposizione, approvata intanto dalla commissione Industria.

L’ordine del giorno del leghista Garavaglia recepisce le indicazioni formulate dalla commissione Bilancio del Senato e, tra le altre cose, chiede di «prevedere meccanismi che consentano alle regioni e agli Enti locali di non subire penalizzazioni nella remunerazione, in termini di interessi attivi, delle risorse allocate sulle rispettive contabilita». Il testo impegna poi il governo a «adottare misure che consentano a Regioni e agli Enti locali di reperire finanziamenti sul mercato a condizioni non svantaggiose, in termini di interessi passivi, rispetto a quelle fornite dalle tesorerie locali, evitando altresì che si verifichino forme di penalizzazione per gli enti con valutazione di rating critiche». Infine un occhio di riguardo per le piccole banche locali che «per le quali una quota consistente del fatturato deriva dallo svolgimento del servizio di tesoreria» in favore dei piccoli comuni, per «evitare ulteriori restrizioni nell’accesso al credito» di imprese e famiglie.  Insomma, sono tutti tentativi di mettere una toppa, ma non risolutivi del fatto che il governo domani si impossessa dei soldi degli enti locali.

E infatti a 24 ore dal versamento della prima tranche del 50% nella tesoreria statale dei fondi degli enti locali, il presidente dell’Anci Graziano Delrio ribadisce dai microfoni di Tgcom24 che «il danno è morale e costituzionale perchè si lede l’autonomia finanziaria dei Comuni». Non è portando via i fondi dagli enti locali alla tesoreria unica, avverte, «che si esce dalla crisi». È di oggi inoltre la notizia diffusa dall’Anci dell’invio di telegrammi a tutti i sindaci per proporre un’azione legale in sede civile, rilanciando uno schema di delibera già adottata dal Comune di Venezia per un ricorso formalizzato questa mattina presso il tribunale della città e che nei fatti blocca il trasferimento in attesa di un pronunciamento del giudice. Meccanismo molto simile a quello messo a punto dal governatore del Veneto Zaia, che ha ieri diffidato il proprio tesoriere, Unicredit Banca, a trasferire le risorse della Regione alla tesoreria unica nazionale. «Giù le mani dai nostri soldi – ha detto il governatore, che ha anche promosso un ricorso al Tar contro il decreto Liberalizzazioni – noi li abbiamo portati in banca e se questa li deve mandare a qualcuno deve darli a noi e non al governo, cioè allo Stato».

Dalla tesoreria unica prende le distanze anche il presidente della Conferenza delle Regioni Vasco Errani, che oggi da Palazzo Chigi, al termine di un confronto con il premier Mario Monti, ha detto che la norma «va ridiscussa e cambiata», ma soprattutto che «bisogna trovare un altro modo per affrontare il problema, e bisogna che lo si faccia tutti insieme». E in giornata ha espresso la sua «forte perplessità» anche il presidente della regione Umbria Catiuscia Marini. Tranchant il presidente dell’Upi Giuseppe Castiglione, per il quale il provvedimento «va cancellato perchè incostituzionale e lede l’autonomia di Regioni, Province e Comuni». E, rispondendo indirettamente al governo, chiarisce che non servono piccole modifiche se non si vogliono provocare «effetti devastanti, non solo sulle amministrazioni locali, ma su tutti i sistemi economici dei territori, commissariando nei fatti Regioni, Province e Comuni».

Print Friendly, PDF & Email
Articolo precedente

PIVETTI: LEGA E PDL, SUSSULTI FINALI DI FENOMENI TERMINATI

Articolo successivo

CASTELLI: I NOSTRI SOLDI SONO IN ITALIA. E SMENTISCE BOSSI