TERREMOTO: 30% COLPA VITTIME, COMUNE L’AQUILA CHIEDE A FAMIGLIE SPESE LEGALI PER 18MILA EURO

 Il Comune dell’AQUILA chiede i soldi alle famiglie delle vittime del terremoto del 6 aprile 2009 a seguito della sentenza 676 del 2022, che ha suscitato sdegno in tutta Italia, con la quale il giudice ha attribuito il 30 per cento di colpa ai morti nella palazzina di via Campo di Fossa 6/B perché hanno avuto una “condotta incauta di trattenersi a dormire” in casa. E i familiari delle vittime si risentono e protestano indignati.
I familiari delle vittime, nel procedimento per la richiesta di danni, avevano tirato in ballo anche il Comune dell’ AQUILA perché “aveva rilasciato il certificato di abitabilità dell’edificio, nonostante le difformità” tra il fabbricato realizzato e quello progettato. Il giudice, nella sentenza in cui ha condannato a risarcire i ministri delle Infrastrutture e dei Trasporti e dei Lavori Pubblici, ha invece “assolto” il Comune dell’AQUILA che, contestato “la propria responsabilità per il crollo, osservando che le verifiche demandate all’Ente comunale ai fini del rilascio del certificato di abitabilità avvenuto in data 3 settembre 1964, avevano carattere prettamente urbanistico e igienico-sanitario, ma nulla che attenesse alla stabilità e idoneità costruttiva dell’edificio” che, secondo il Comune, è da imputare “al tecnico progettista e autore dei calcoli dell’edificio”. 

Tesi analoga accolta dal giudice che ha escluso la responsabilità del Comune e ha condannato i ricorrenti, quindi le famiglie delle vittime, alla “rifusione delle spese di lite”, per 13.430 euro, a favore del Comune che, nello stesso
procedimento, dovrà invece pagare altre spese di lite nei confronti degli eredi del tecnico progettista.
Ora il Comune ha presentato ricorso in Appello per quanto riguarda le somme da elargire e al contempo, senza aspettare il ricorso in Appello dei familiari delle vittime, ha chiesto ad esse, l’11 gennaio, tramite i propri legali, il pagamento delle spese legali liquidare, pari a 18.640,84 euro complessivi.

“Sono sorpresa oltremodo – commenta all’Adnkronos l’avvocato Maria Grazia Piccinini, mamma di Ilaria Rambaldi, studentessa morta in Via Campo di Fossa – in quanto il Comune da una parte appella la sentenza e dall’altra chiede i soldi
alle vittime con una fretta ingiustificata. Poteva aspettare tranquillamente, non c’era bisogno di procedere…. Appare solo come un inutile ed inopportuno accanimento verso le famiglie delle vittime che si vuole perseguitare ancora, oltre al lutto che hanno subito e tutte le angherie che hanno dovuto sopportare in questi anni”. 

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