Terra Insubre alla corte dei Visconti. E si parla di Serenissimi

di PAOLO MATHLOUTHI

Ad un tiro di schioppo dalla sponda piemontese del Lago Maggiore, immerso nella rigogliosa cornice di un parco all’inglese ricolmo di piante secolari che lo circonda e protegge quasi fosse uno scrigno, si erge il castello dei Marchesi dal Pozzo. Gioiello dell’architettura neogotica ispirata allo stile Tudor, il favoloso maniero è una delle più antiche testimonianze delle gloriose vestigia dell’Insubria indipendente e sovrana. Fatto costruire dai Visconti alla fine del XV secolo il castello, passato nel 1830 agli attuali proprietari dopo la morte senza eredi di Alberto Visconti d’Aragona che cedette i diritti sui feudi aviti alla sorella Virginia, andata in sposa a Bonifazio dal Pozzo d’Annone, deve le atmosfere britanniche della sua attuale sistemazione al genio eccentrico e visionario del Marchese Claudio  (1839-1885), appassionato d’arte ed architettura, il quale fece della dimora paterna la perla vittoriana che oggi possiamo ammirare.

In questo inatteso e sorprendente scorcio d’Inghilterra, nelle sontuose sale istoriate di serpi viscontee ed aquile imperiali, Terra Insubre radunerà la sua corte per celebrare, sabato 5 aprile, la tradizionale assemblea dei soci e lo farà, com’è sua abitudine, in grande stile. Si parlerà dello stretto legame tra ecologia ed identità con due ospiti d’eccezione, Gilberto Oneto, che tra i suoi numerosi pregi vanta anche quello di essere un affermato architetto del paesaggio, e Paola Brambilla, Presidentessa del WWF Lombardia. La giornata proseguirà poi con una riflessione a tutto tondo, affidata a Marta Rapi dell’Università degli Studi di Milano e a Carlo Alessandro Pisoni dell’Archivio Borromeo, sulla storia delle valli irredente del Verbano e dell’Ossola, parti integranti dell’Insubria storica e culla di alcune tra le più antiche testimonianze della presenza celtica a sud dell’arco alpino, cedute al Piemonte nel 1743.

Non solo il passato rivivrà tra le volte ed i colonnati del castello dal Pozzo. Nessuno meglio di Adolfo Morganti, vulcanico editore sammarinese e buon amico di Terra Insubre, sa che l’identità deve calarsi nel presente, farsi carne e sangue. Per questo, a conclusione della serata, intratterrà i presenti con una serrata requisitoria sulle vicende giudiziarie dei Serenissimi, protagonisti nel 1997 dell’eroico assalto al campanile di San Marco. Programma denso d’incontri e di spunti quello allestito per l’occasione dal poliedrico sodalizio varesino che, a vent’anni ormai dalla sua costituzione, dimostra di essere un’inesauribile fucina d’idee ed iniziative.

Numerose sono le novità che la combriccola insubrica ha in serbo per il nuovo anno, una delle quali, lasciatemelo dire, è  davvero mefistofelica! Non intendo però rovinarvi la sorpresa facendovi indebite anticipazioni…tenete dunque a freno la vostra curiosità cari lettori e, se vorrete essere dei nostri e partecipare alla pantagtuelica cena che concluderà degnamente la giornata, potete scrivere a segreteria@terrainsubre.org. Ci si vede a corte!

Print Friendly, PDF & Email

7 Comments

  1. Sono sconcertato dall’ignoranza storica, si acclama Insubria e poi non si conosce nulla di Storia e di Cultura Celtica e non solo.
    Vorrei ricordare che la civiltà insubre visse durante l’età del ferro, ossia quasi 2000 anni prima della data di edificazione del succitato castello…
    L’Insubria subì l’invasione romana che annientò la cultura celtica e subi la cristianizzazione che anniento definitivamente le poche e deboli fiammelle rimaste.
    Il castello in questione, visto il periodo è probabilmente di architettura gotica, la quale è nata soprattutto per costruire le cattedrali cristiane…
    Non conosco il castello e non posso pronunciarmi sul suo allestimento ma si studi almeno il contesto storico prima di scrivere certe ca…te…

    • L’identità insubrica non è legata solo al periodo celtico, mio caro signore ma, come certo saprà visto che si picca di esserne un esperto, il termine Insubria permane fino in epoca asburgica ad indicare il territorio compreso tra il Ticino e l’Adda, le Alpi ed il Po, corrispondente, né più e né meno, ai confini del Ducato di Milano dei Visconti e degli Sforza. Riprova della perdurante vitalità del toponimo sia che il governatore austriaco di Milano, in pieno Ottocento, nella sua titolatura ufficiale, figurava come gubernator Insubriae. Ancora nel XVI secolo l’erudito umanista Bonaventura Castiglioni, che certamente lei conoscerà visto il raffinato elooquio della sua argomentazione, prova tangibile di studi classici, parlava di Insubri riferendosi agli abitanti del Milanese suoi contemporanei. Dato che il castello da Pozzo è stato eretto alla fine del XV, quindi in età viscontea, rientra a pieno titolo nel patrimonio storico dell’Insubria, indipendentemente dalle successive ristruturazioni subite dall’edificio, delle quali, peraltro, mi pare di aver dato conto nel testo. Impari a leggere e, se le avanza tempo, torni a scuola…il patrimonio culturale dell’Occidente, che evidentemente lei ignora, ha offerto ben altre prove di sé oltre l’Età del Ferro!

      • Gent.le Sig. io mi scuso per il tono acceso con il quale ho commentato il suo articolo, ho soltanto voluto esprimere una mia opinione, so di aver peccato di superbia, a volte la diplomazia non è una mia dote ed accuso l’ignoranza altrui dimenticando che tutti siamo ignoranti, me compreso, visto che non si può sapere tutto.
        Inoltre parlando delle civiltà antiche, ed in particolare di quella celtica, non si possono affermare delle verità assolute ed universali, visto che di tangibile i celti hanno lasciato poco o nulla.
        Inoltre non era mia intenzione offendere una identità territoriale, altrimenti non frequenterei questo sito.
        Se ne ha voglia legga la mia risposta all’ altro lettore che mi ha contestato alcune cose.
        Saluti

    • A parte, caro Lord, che l’autore di questo articolo non ama particolarmente l’eredità celtica insubre e dunque si rivolge al bersaglio sbagliato, quando si parla di “Insubria” ci si riferisce ad una regione storica che, come altre regioni storiche in stati centralisti quali l’Italia o la Francia, non ha purtroppo un corrispondente amministrativo. Non mi sembra che l’autore abbia in alcun modo sostenuto che il castello in questione sia stato costruito dai Celti!

      Poichè però voi nazionalisti italiani (ed anche qualche nazionalista non italiano) vi accanite sempre contro i Celti o i popoli preromani in qualche modo percepiti come “nordici”, mi preme dirle che la conquista romana non riguardò solo l’attuale Italia ma gran parte dell’Europa, del Nord Africa e del Medio Oriente. Tutti italiani?

      E’ scientificamente falso affermare che i Celti cisalpini, tra cui gli Insubri, abbiano abbandonato la loro cultura e siano diventati tutti “romani” (e poi è del tutto improprio identificare “romani” con “italiani”).

      Per almeno due secoli gli Insubri, in particolare, costituirono uno stato celtico federato a Roma. La cultura materiale degli Insubri, fino all’epoca augustea, mantiene forti caratteristiche celtiche, seppur inevitabilmente influenzate da Roma (ma l’influenza romana, nella stessa attuale Inghilterra, data già al II sec. a.C.). L’epigrafia mostra che, tre secoli dopo la conquista romana, si adoravano ancora divinità galliche e si davano ancora nomi gallici ai propri figli.

      Poi, certo, sembra che della cultura celtica non rimanga nulla. Ma non solo in Padania, in tutto il mondo celtico conquistato da Roma.

      E’ certo quindi che non solo in Padania, ma tutte le terre conquistate da Roma, la civiltà celtica scomparve. Come è certo che scomparve poi anche quella romana e scomparvero le civiltà germaniche. Quindi, i Celti non ci sono più. Ma non ci sono più nemmeno i Romani (antichi), gli Anglosassoni, i Franchi, i Longobardi o i Goti. Altra cosa è invece studiare l’eredità che i vari popoli hanno lasciato.

      Avendo il supporto di dati scientifici si può sostenere qualunque cosa ma non si può farlo con affermazioni perentorie, e basate sugli stereotipi nazionali, secondo i quali gli abitanti dell’attuale Italia avrebbero un comune carattere “mediterraneo”, derivante dal fatto di discendere tutti da Roma.

      Chi sostiene che i Celti cisalpini siano diventati “mediterranei”, “romani” e “italiani”, mentre gli altri Celti abbiano mantenuto la loro purezza, deve giustificarlo con i dati dell’archeologia, della storia, dell’epigrafia, della genetica. I quali, invece, vanno in altra direzione.

      Se, dal punto di vista genetico, sappiamo che gli attuali “italiani” sono in realtà un mosaico di gruppi etnici ben distinti (parole del prof. Piazza) e se studi come quelli di Putnam mostrano come caratteristiche come quelle del senso civico ricalcano in buona sostanza divisioni etniche addirittura neolitiche, c’è molto da riflettere. Geneticamente e sociologicamente, le divisioni sono ancora quelle preromane e altomedievali!

      Visto infine che parla di Cristianesimo, è ben noto (a me lo hanno insegnato a scuola persone che oggi sono probabilmente passate al nazionalismo italiano “progressista”) come nel Cristianesimo, fino a tempi storici, confluirono aspetti “pagani”, ovviamente contrastati dalla Chiesa.

      Pagani romani e non celtici? A questo proposito potrei farle notare che l’epigrafia, anche insubre, mostra come le religioni orientali ed il Cristianesimo cominciarono a prendere piede quando la cultura celtica non si era affatto spenta, magari come pratica privata e/o delle classi inferiori.

      Uno studioso come Andrea Giardina, non certo della nostra parte, ha sostenuto che in epoca romana non si formò mai un’identità “italiana” perchè la cultura romana divenne universale quando ancora le identità “locali” erano ben vive.

      Non faccia dunque tanto il gradasso! In Italia ciascuno pensa di poter parlare di questioni etniche pronuncando frasi perentorie, senza cercare riscontri scientifici. Le questioni etniche si affrontano con un serio studio scientifico, non con gli stereotipi nazionalisti. Men che meno quelli del Paese di Pulcinella!

      • Gentile Sig.re,
        quello che Lei dice è vero, i Celti non esistono più e nemmeno hanno lasciato a noi posteri qualche testimonianza documentata che possa darci qualche interpretazione attendibile, io mi baso su quello che ho studiato all’università sulla civiltà celtica, e ripeto sulla sola basa teorica, poiché non c’è niente che possa dimostrare una interpretazione attendibile, e proprio per questo motivo non si può parlare di affermazioni perentorie o poco scientifiche sui celti, e questo dovrebbe saperlo bene prima di partire in quarta nel rivolgere delle accuse.
        Non si può tuttavia negare i periodi storici ne’ dei romani ne’ dei Celti, e per quel che mi risulta, pur ammettendo che le mie teorie non sono universali, è che Romani abbiano conquistato i territori celti romanizzandoli, anche se questa romanizzazione duro a lungo. Stesso discorso vale per i territori Celti delle altre zone europee, quindi affermare che i Celti erano tutti una uni ca civiltà non è tanto possibile per il motivo
        già citato; mancanza di effettive testimonianze. NON E’ PERTANTO POSSIBILE TROVARE I RISCONTRI SCENTIFICI di cui lei mi parla. Non ho negato la civiltà celtica del Nord Italia ma non è possibile affermare con certezza che i Celti del Nord Italia fossero uguali a quelle del Galles, anzi è più probabile che ci fossero delle significative differenze. Se lei è in grado di smentirmi con degli studi attendibili, sarei ben lieto di appurare le mie false teorie e sarei ben lieto di ringraziarla per avermi fatto apprendere qualcosa di nuovo.
        Io ho citato solamente la civiltà insubre, ma so bene che l’Italia ha differenti radici etniche, Greche per il sud, Etrusche per il centro e cosi via, anzi la civiltà romana antica è stata la civiltà piu “bastarda” d’Italia poiché è nata da semplici contadini ed ha assunto la grandezza delle altre civiltà presenti.
        Lei mi ha frainteso, io non ho mai citato la comune radice mediterranea dei popoli d’Italia, sono io il primo a dire il contrario.
        Sono io il primo ad affermare ciò che giustamente lei dice sul cristianesimo ossia che, come Roma antica, anche il cristianesimo è un fasullo puzzle di differenti culture, ma quello che volevo dire è che io ho un idea ben precisa sulla civiltà insubre e non mi sentirei di affermare che un castello di del xv sec. sia insubre visto che non gli insubri non esistevano più da un pezzo.
        Dunque se si tratta di una mera suddivisione geografica amministrativa, come lei dice, allora va bene, l’ Insubria esiste, però ritengo che sia anacronistico affermare che geneticamente gli insubri esistono, io penso che lei debba ormai rassegnarsi al fatto che la genetica insubre si sia imbastardita con quella mediterranea, ed ormai si sta imbastardendo anche con quella africana e quella slava, ormai geneticamente l’Insubria si è “mediterraneizzata…”
        Inoltre non mi ritengo affatto un italiano nazionalista del paese di Pulcinella, come lei dice. Io sono piemontese della zona del canavese ed a dirla tutta, parlano delle mie origini, potrei anche io dire di discendere da una civiltà celtica ma diversa da quella insubre, mi rifersco alla civiltà celtico-salassa.
        Concludo dicendo che non ho mai deriso la voglia di determinazione, atrimenti non frequenterei questo sito, ma ho solo voluto esprimere una mia opinione, e forse ho usato toni accesi e di questo mi scuso.
        Saluti

        • Aggiungo anche che ufficialmente non sono piu italiano, avendo vissuto per molti anni in Austria ho conseguito la cittadinanza austriaca e l’Austria non ammette, giustamente, la doppia cittadinanza, ho dichiarato di rinunciare alla cittadinanza italiana perdendola di conseguenza. Non posso quindi essere catalogato come un nazionalista del paese di Pulcinella…

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Articolo precedente

Dal blitz di Cortina si evince l'idiozia del Fisco italiano

Articolo successivo

Io, indipendentista convinto, indagato per due pranzi