Tempi duri per il Cavalier Silvio, il cannone non tira più…

di GIANLUCA MARCHI 

Tempi duri anche per il Cavalier Patacca, pardon Berlusconi… I fiumi di denaro che gli entravano nelle case personali si sono rinsecchiti e infatti ieri si è affrettato che nella gestione del Milan non ci saranno più spese pazze. Il fatto è che le sue aziende non tirano più come un tempo, complice indubbiamente la crisi economica che attanaglia il Paese. E dunque anche Mediaset segna il passo. Per il Biscione di Cologno gli utili e i ricavi sono in calo nel primo semestre 2012: i conti hanno chiuso in flessione rispetto a un anno fa. L’utile netto consolidato cala del 73,5% a 43,1 milioni su ricavi in calo dell’11,21% a 1,999 miliardi. L’ebit scende a 146,4 milioni (-57%). L’indebitamento scende sotto la soglia di 1,7 miliardi a 1,696 miliardi. La raccolta pubblicitaria in Italia e’ precipitata dell’11,9%, mentre i ricavi Premium tengono a 260,1 milioni (263,9 un anno fa, quando però il digitale terrestre a pagamento del Biscione ha chiuso in rosso). La societa’ ribadisce la previsione di un utile netto consolidato 2012 “inferiore a quello registrato nel 2011”. Sul fronte dei ricavi, si sottolinea in una nota dell’azienda presieduta da Fedele Confalonieri, “e’ poco probabile ipotizzare una crescita” rispetto al 2011. Insomma, non c’è speranza di alcuna ripresa, almeno per quest’anno.

Per il terzo anno consecutivo è prevedibile che la Fininvest, cioè la cassaforte di famiglia, non distribuirà utile e dunque il Cav non avrà quei 120/150 milioni di euro che da anni gli entravano in casa senza “occuparsi” (si, vabbè…) del suo impero.

Le Olgettine cominceranno a strapparsi i capelli dalla disperazione. I tifosi del Milan hanno già capito da tempo che i bei tempi sono finiti. Il partito di plastica, di lacca o quel che è, dovrà limitarsi a fare i conti con i “soli” rimborsi elettorali, perché il padrone-paperone non ha più voglia di staccare mega assegni per sanare i conti. Il quotidiano di famiglia (anche se formalmente allocato nella disponibilità del fratello Paolo) non ha più nulla da vendere – salvo le copie, ma quella è un’operazione non facile in un’Italia dove la carta di giornale non viene più usata nemmeno al cesso – per tappere i buchi e mamma Rosa è trapassata a miglior vita. Vi chiederete che c’azzecca la defunta madre del Silvio e del Paolo? Beh, quando era in vita e alla fine dell’anno i conti de il Giornale chiudevano sistematicamente in rosso, chiamava a rapporto il maggiore degli eredi e lo convinceva a ripianare la situazione: come dire di no alla “mametta”? Impossibile… Dipartita la Rosa, il discolo Paoletto è stato costretto a vendere anche la sede di via Negri a Milano a una finanziaria con l’impegno a ricompranserlo. Ma siccome non riusciva a onorare le rate del leasing si è rivolto al fratellone. Da Arcore hanno risposto: “Certo, ti aiutiamo anche stavolta”. Ma intanto ora l’edificio è di proprietà della nipote Marina, guarda un po’.

Ma quello che più deve preoccupare Nonno Silvio è Mediaset, la sua creatura prediletta. L’azienda televisiva appare un po’ arrugginita, ferma da troppi anni, non più capace di fare innovazione e in più la pay-tv Premium, sebbene cresciuta molto nei numeri, continua a non dare i risultati sperati nel rendimento.  Vero è che la Rai non sta meglio, ma al tempo del duopolio si potevano nascondere le debolezze di entrambi (o magari scaricare quelle dell’operatore privato sul concorrente pubblico). Ma il panorama è cambiato: Sky ha dietro una potenza di fuoco mondiale e persino La7 è cresciuta fino a rompere i maroni (guarda caso la raccolta pubblicitaria della tv di Telecom segna invece una crescita a due cifre, anche se bisogna tener conto che parte da livelli molto più bassi). E poi il Cav non è più capo del governo e un certo numero di imprenditori che, con atteggiamento molto italico, per anni hanno pensato di tenerselo buono facendo pubblicità sulle reti Mediaset, dopo la sua uscita da Palazzo Chigi gli hanno bellamente detto addio, magari riparandosi dietro la scusa della crisi economica.

Insomma, tempi grami per Berlusconi Silvio da Arcore. Così, nella disperazione di un mondo che gli sta voltando le spalle (nemmeno più su l’amico Marcello può contare), è attraversato dall’idea delirante di poter rimettere tutto a posto con la sesta candidatura a premier. Non si rende conto, il poveretto, che quando il cannone non tira più, non tira più punto. In tutti i sensi. E non servono pillole blu o surrogati.

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