Telecom, Eni gas e luce e compagnia italica malfunzionante

di GIANLUCA MARCHI

Che un paese sia marcio, lo dimostra anche nelle piccole cose, che poi tanto piccole non sono per i cittadini, perché investono la vita di tutti i giorni. E il tirare a campare. Oggi vi racconto un paio di vicende che mi sono capitate avendo a che fare con grandi aziende italiche fornitrici di servizi. Che siano private o pubbliche non fa differenza, qui ormai non funziona più niente e anche il privato fa una figura da cioccolataio, soprattutto se si è assicurato una ex azienda pubblica a buon mercato.

Cominciamo da Telecom Italia. Alcuni mesi fa ho trasferito il telefono di casa e la linea adsl da un altro operatore a Telecom, aspettando le prime fatture prima di procedere alla domiciliazione in banca o su carta di credito. Nel frattempo sono andato incontro a un trasloco e, come alcuni di voi sanno, a circa un mese di ospedalizzazione. A gennaio, quando sono rientrato a casa, mi viene recapitato un sollecito di pagamento delle fatture inevase di ottobre e dicembre 2013. Penso che, nel caos dei mesi precedenti, potrei aver perso per strada le bollette, anche se rimango convinto di non averle ricevute. Sta di fatto che in contemporanea al recapito dell’avviso, mi viene staccata la linea telefonica. Il 17 gennaio scorso provvedo al pagamento attraverso il bollettino postale allegato al sollecito e nel giro di poche ore la linea torna attiva. Faccio questa considerazione: rapidi, questi di Telecom, visto che al 187 mi avevano avvertito che sarebbero potute trascorrere fino a 48 ore prima di riattivare il servizio.

Arriviamo a quattro giorni orsono e la linea mi viene di nuovo staccata, e stavolta sono sicuro che la bolletta non mi è proprio arrivata. Chiamo il 187 e mi confermano che risulta inevasa una fattura scaduta il 17 febbraio scorso. Osservo che non mi è mai stata recapitata, ma l’operatrice del call-center ribatte che a loro risulta spedita e poi aggiunge che comunque l’utente è tenuto a sapere che ogni due mesi deve pagare la bolletta e quindi tocca a lui attivarsi. Caspita! Poi, forse presa dal rimorso, ammette che da giugno 2013 in effetti si registrano parecchi problemi nel recapito delle fatture… Non dei solleciti, però, osservo io. Procedo a pagare la fattura di febbraio non più in Posta ma in tabaccheria, perché attraverso questo sistema pare che Telecom riceva immediatamente riscontro del pagamento. Per non sapere né leggere né scrivere chiamo di nuovo il 187 per avvisare di aver pagato, ma, sorpresa delle sorprese, mi si dice che a loro risultano ancora inevase le bollette di ottobre e dicembre 2013. Come, ribatto, ma io le ho pagate in posta il 17 gennaio, da allora è trascorso oltre un mese e mezzo e voi non avete notizia dell’abvvenuto pagamento? No, caro signore, ci deve mandare un fax della ricevuta… Cacchio, siamo nel 2014, e quella che dovrebbe essere la più tecnologica delle aziende viaggia ancora col piccione viaggiatore.  Armato di pazienza esco di casa per spedire il fax e la mattina successiva chiamo di nuovo il 187 per avvisare di aver provveduto. Ovviamente nessuno aveva provveduto a registrare il mio fax e solo dopo la mia ennesima chiamata viene segnalato all’amministrazione che ho provveduto. Intanto sono passati oltre quattro giorni da quando mi è stato sospeso il servizio e io resto senza linea adsl, che fra l’altro mi serve per lavoro e non per cazzeggiare.

Morale? Ho deciso di cambiare operatore telefonico, sperando di essere più fortunato. Intanto a Telecom che glie frega di me…

Seconda storiella: Eni gas e luce. Nel 2012, mentre abito ancora nella vecchia casa, decido, a seguito di un’offerta apparentemente favorele, di passare a Eni. Una cara amica, che lavora per una controllata del colosso energetico, mi avverte di aver fatto una cazzata e aggiunge che nemmeno loro dipendenti passano a Eni, perché la società fa un gran casino con le bollette. Trascorrono pochi mesi e me ne accorgo subito. Le bollette arrivano in maniera irregolare, anche dopo quattro o cinque mesi, con cifre stratosferiche e letture presunte, per il gas, del tutto sballate. Chiamo il servizio clienti comunicando la lettura corretta del contatore e mi si dice di non pagare la fattura emessa e di attendere quella nuova corretta. Peccato che nel frattempo Eni passi l’insoluto all’impresa di riscossione crediti che mi martella anche con tre telefonate al giorno per sollecitare il pagamento. Hai voglia a spiegare che è stata la stessa Eni a dirmi di non pagare e aspettare la nuova bolletta e se questa non arriva io non posso farci nulla. Insomma, un disastro. Per fortuna che poi ho cambiato alloggio.

Questa è semplice vita quotidiana, che però dimostra come qui ormai tutto va… all’italiana. Allora concludiamo con un piccolo raffronto: per circa quindi anni ho avuto la ventura di vivere alcuni mesi all’anno in Francia, un paese che a noi indipendentisti non sta poi tanto simpatico per il suo centralismo, ma un luogo dove i servizi alle persone funzionano eccome. A parte che le tasse (si proprio le imposte pubbliche) e le forniture tipo gas, acqua e telefono, le paghi semplicemente inviando per posta un assegno bancario. E se per caso nella routine dei pagamenti il colosso pubblico dell’elettricità, Edf, verifica che ti hanno fatturato qualcosa di troppo, pochi giorni dopo l’avvenuto pagamento ti arriva a casa (in Italia…) busta con tanto di assegno di conguaglio a tuo favore, anche di 1 euro se fosse il caso. E non ti staccano il servizio senza nemmeno avvisarti… Non è che i cugini transalpini non abbiano i loro guai, ma almeno da loro i servizi funzionano. Amen.

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