Taxi, Italia si ferma per sciopero dei tassisti

Cinque tassisti si sono incatenati ieri alle recinzioni in ferro di piazza Colonna, davanti a Palazzo Chigi. Altri rappresentanti della categoria hanno manifestato nelle vie del centro. Per questo sono state posizionate camionette, in modo da chiudere le vie di accesso a piazza Colonna e a piazza Montecitorio, con forze di polizia a presidiare la zona.

ieri infatti il servizio taxi è spontaneamente fermato in tutta Italia dopo la pubblicazione dell’inchiesta Uber files. Lo si apprende da da alcuni rappresentanti nazionali della categoria. I tassisti protestano da settimane contro l’articolo 10 del Ddl concorrenza “a difesa del servizio pubblico”.

Ben 124 mila documenti che mostrano come Uber, la nota societa’ di trasporto automobilistico privato, abbia esercitato pressioni su politici, istituzioni – e stando alle ultime novita’ anche nei confronti di studiosi e accademici – in Europa e negli Stati Uniti. Si tratta degli “Uber files”, una lunga serie di documenti risalenti perlopiu’ al biennio 2014-15 in cui emerge l’attivita’ di lobbying dell’azienda in una fase in cui si stava confrontando con le autorita’ di regolamentazione nelle principali citta’ del mondo per poter svolgere le sue attivita’ di trasporto nonostante l’opposizione, in particolare, delle associazioni di categoria dei tassisti. L’inchiesta, condotta da un consorzio di giornali guidati dal britannico “Guardian”, non e’ al momento in grado di stabilire se le pratiche messe in atto da Uber costituiscano effettivamente dei reati e potranno determinare l’apertura di indagini penali. Di certo, gli “Uber files” forniscono molti dettagli sulle attivita’ di lobby e pressione politica di Uber che sono arrivate sino al piu’ alto livello.

A divulgare i documenti e’ stato Mark MacGann, ex responsabile delle politiche aziendali di Uber in Europa, che ha descrito le pratiche di lobbying dell’azienda su diversi dirigenti politici e non solo in molti Paesi. In un’intervista pubblicata ieri sul quotidiano britannico, l’ex dirigente di Uber afferma di aver lasciato la compagnia dopo aver riscontrato di “non avere alcun potere per cambiare la cultura aziendale su una serie di temi, e temendo che gli attacchi dell’opinione pubblica contro Uber avrebbero potuto mettere a rischio la propria famiglia”. MacGann avrebbe inizialmente condiviso le informazioni con il “Guardian”, che a sua volta le ha inviate al Consorzio internazionale dei giornalisti investigativi (Icj), le cui testate hanno analizzato migliaia di mail e documenti riservati che descrivono le campagne di penetrazione aggressiva di Uber in vari mercati, spesso “in violazione della legge e delle regolamentazioni vigenti”. MacGann ha dichiarato di essere responsabile di alcune delle azioni che ha denunciato, in qualita’ di ex capo delle attivita’ del Gruppo in Europa. “Ero io a parlare con i governi e con la stampa, sottolineando la necessita’ di cambiare le regole vigenti per il bene sia dei lavoratori che dei clienti: quando mi sono reso conto che non era assolutamente questo il caso, ho cercato di fare ammenda”, ha detto nell’intervista.

Ma la politica si divide.

“Ci risiamo, altro sciopero selvaggio dei tassisti. Del resto, quando figure istituzionali come Davide Gariglio (capogruppo Pd in commissione trasporti alla camera) o Claudia Maria Terzi (assessore ai trasporti Lombardia) abbandonano la loro funzione pubblica e si schierano smaccatamente a favore di una categoria, è normale che poi questa si senta al di sopra delle regole”. Così in una nota Francesco Artusa, presidente di Sistema Trasporti, associazione per il trasporto privati di Ncc e bus turistici.

“Ci segnalano le solite aggressioni verbali e il consueto lancio di uova ai danni degli Ncc – aggiunge -. Come sempre invitiamo gli operatori Ncc a non rispondere a nessuna provocazione e contestualmente a chiedere l’intervento delle forze dell’ordine presenti negli aeroporti e nelle stazioni perché vengano identificati gli autori di questi episodi e possano risponderne penalmente e non solo”. “Ci siamo è già attivati presso prefetture e questure per sollecitare interventi e presidi delle zone più calde”, dice ancora Artusa. “Gli scioperi sono in corso a Milano, Roma, Firenze e Napoli”, dice Artusa. “È singolare come la categoria Ncc riesca ad essere sia presa di mira sia estromessa da 30 anni da qualsiasi gestazione della legge che la disciplina. Un privilegio sempre lasciato ai taxi, liberi di creare danni a loro stessi e agli Ncc. Male ha fatto il viceministro Bellanova a chiudere il tavolo di concentrazione. In uno stato di diritto si discute con chi è disponibile. Se si smette perché i prepotenti si alzano dal tavolo, vinceranno sempre loro”, conclude.

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