Tasse e disoccupazione record. Ma il governo spera nel 2014

di REDAZIONE

Anche se si analizzano i soli dati sfornati dalle fonti ufficiali (e calcolati con metodo macroeconomico) la pressione fiscale è da record, la disoccupazione è in crescita. Il governo ha presenta in Parlamento le nuove stime del Def (Documento economico finanziario) e completa il quadro di un 2013 ancora in piena crisi con un Pil (Prodotto Interno Lordo) ancora in calo dell’1,3% e il deficit in rialzo al 2,4% (al 2,9% con il pagamento dei debiti).

L’aggiornamento del quadro previsionale è arrivato alle Camera per ‘fare uno spazio’ nei conti pubblici e per chiudere la partita del pagamento dei debiti della Pubblica amministrazione, in attesa che il Governo presenti l’intero Def entro il prossimo 10 aprile. Il quadro è chiaramente di crisi. Ad esempio sulla pressione fiscale: quest’anno toccherà un nuovo livello record. Sara’ al 44,4% del Pil e poi ‘scendera” al 44,3% (in realtà varia tra il 70 e l’84%). Ma per il governo rimane un po’ meno al di sotto delle previsioni che la fotografavano al 45,3%. Anche questo è l’effetto della crisi che ha visto l’erario perdere lungo la via svariati miliardi di incassi.

Anche l’occupazione non da segni di ripresa: peggiora ancora la stima del tasso di disoccupazione che toccherà quest’anno l’11,6%, più dell’11,4% previsto dal precedente aggiornamento. E a meno di interventi la disoccupazione salirà ulteriormente all’11,8% nel 2014. Unica notizia consolante è quella sullo spread (per ora?): il governo ha infatti ridotto di 5,3 miliardi la stima per la spesa di interessi. Quest’anno si attesterà a 83,9 miliardi contro la precedente previsione di 89,2 miliardi dello scorso novembre. La spesa per interessi si riduce rispetto agli 86,7 miliardi del 2012, ma salirà comunque a 90,3 miliardi nel 2014.

Una speranza (sono anni che vengono fatti annunci speranzosi, che finiscono sempre per essere contraddetti) si intravede tra le righe del documento: una crescita che nel 2014 andrà oltre l’1% grazie anche ad un’accelerazione impressa dal pagamento dei debiti. Pagamento che in minima parte arriverà anche alle banche che hanno rilevato i crediti delle aziende. E questo non piace al M5S che intima: ”basta regali alle banche”. Anche se, da quanto si apprende, le certificazioni dei debiti della Pa verso le aziende, necessarie per farle ‘scontare’ dagli istituti di credito, sono limitate fino a ora a meno di 300. Poche decine di milioni sui 70 miliardi complessivi.

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