Anche la casa è diventata un costo insostenibile. Troppe tasse

di LUIGI POSSENTI

Da bene primario, riserva di valore e investimento privilegiato la casa si sta trasformando in un incubo. Spese, bollette, tasse, mutuo o affitto non fanno dormire sonni tranquilli. La combinazione di queste voci rende il costo del semplice abitare assolutamente insostenibile per oltre 3 milioni di famiglie italiane. Lo ha capito anche la Cgil che in un report, dal titolo “Costi dell’abitare, emergenza abitativa e numeri del disagio”, la spesa che incide maggiormente nelle famiglie italiane è quella per la casa: in media è infatti pari al 31,2%, ma supera il 40% per oltre tre milioni di famiglie.

Secondo l’analisi del sindacato, le spese mensili per il mantenimento di un appartamento in proprietà e in affitto, ammontano oggi, in media, rispettivamente a 1.150 euro nel primo caso e 1.515 nel secondo. ”Cifre lievitate negli anni anche a seguito dei continui aumenti delle tariffe (luce, riscaldamento, gas e acqua) e della recente introduzione dell’Imu”, afferma la responsabile politiche abitative della Cgil nazionale, e curatrice dello studio, Laura Mariani, secondo la quale, tali costi, ”rischiano di lievitare ancora a causa degli aumenti previsti con la nuova Tares e con l’incremento dell’Iva che inciderà sui costi connessi alle spese di manutenzione”.

Cause le tasse in continuo aumento, nel corso dell’ultimo decennio gli affitti sono incrementati del 130% per i contratti rinnovati (per arrivare alla cifra media di 740 euro mensili nel 2012) e del 150% per i nuovi contratti (1.100 euro mensili), mentre i costi degli immobili hanno registrato aumenti del 50% fino a +100% nei grandi centri. Incrementi esponenziali si sono registrati anche per gli sfratti per morosità, aumentati del 100%: secondo lo studio infatti gli alti costi legati alla casa hanno concorso ad aumentare le morosità, pari all’87% degli sfratti emessi nel 2011, per un totale di 240mila negli ultimi 5 anni.  Nel monitoraggio si rileva che i giovani, con età inferiore a 35 anni, rappresentano il 21% del totale delle famiglie con sfratto per morosità. Si tratta perlopiù di lavoratori precari o che hanno perso nel corso dell’ultimo biennio il posto di lavoro. Le famiglie di migranti rappresentano invece il 26% del totale. Infine i nuclei composti da anziani rappresentano il 38% del totale delle famiglie. In generale il 35% dei casi riguarda nuclei in cui il percettore ha perso il posto di lavoro. Ma non c’è solo la dinamica degli affitti, il report segnala che sono aumentati anche i pignoramenti ”perché diventa sempre più insostenibile il pagamento del mutuo”. Tra il 2008 e il 2011 i pignoramenti e le esecuzioni immobiliari sono aumentati di circa il 75% (arrivando a sfiorare i 38.000).

 

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