Tassare la prostituzione? Sarebbe cosa saggia, ma l’Italia non lo farà mai

di  ROBERTO COLOMBO

E’ difficile se non impossibile dar torto al segretario della Lega Lombarda Matteo Salvini quando propone di tassare le prostitute; tuttavia non credo che la proposta avrà seguito per via dell’educazione sessuofobica impartita dalla società: il sesso viene visto non come divertimento reciproco ma come qualcosa di trascendentale che deve restare confinato nella sfera privata.

LA CHIESA ALLA BASE DEL SESSUOFOBISMO La cultura religiosa in generale e non solo quella cattolica, chiede ai fedeli di arrivare vergini al matrimonio e condanna l’adulterio; tuttavia non si trova nei Sacri Libri una condanna divina all’attività sessuale fine a sè stessa la quale, se consenziente e vista come vicendevole scambio di piacere, non si capisce perchè debba essere proibita. Una ragione si trova invece sul piano logico pensando alla facilità con la quale numerose malattie possono essere trasmesse nel rapporto sessuale: aids, gonorrea, candidasi, epatiti virali, pediculosi, scabbia, sifilide, tigna… pare quindi più ragionevole pensare che, quando non c’erano strumenti di prevenzione e cura adeguati, il modo più semplice per arginare contagi di massa fosse vietare il rapporto sessuale in quanto proibito da Dio.

VIZI PRIVATI E PUBBLICHE VIRTU’ Il risultato della cultura sessuofobica imperante è stato quello di rendere clandestini i rapporti esterni alla coppia: senz’altro così se ne diminuisce il numero, ma il problema sanitario resta alto, visto che l’attività del meretricio non è vincolato a periodici controlli medici; inoltre, il legame che si viene a creare con l’utente tende ad avere natura conflittuale in quanto chi si vende limita tutto allo scambio di denaro, mentre per chi “compra” dover pagare svilisce non solo il portafoglio ma anche la passione. Non c’è quindi da stupirsi se molti rapporti di questo tipo finiscono male, con rapine o pestaggi. Infine, siccome dove girano tanti soldi è impensabile che non ci sia chi li gestisce, se lo Stato rinuncia a farlo subentra la delinquenza a occuparsene, gestendo l’arrivo di giovani ragazze dall’estero e dividendosi le zone d’esercizio nelle città. Il guadagno che non prende lo Stato, lo prende così la mafia.

La proposta del segretario leghista Salvini di organizzare le prostituzione e tassarla come attività lavorativa, garantirebbe entrate economiche per lo Stato, indebolirebbe le finanze della malavita e, mediante l’uso di adeguate prevenzioni e controlli, eviterebbe il diffondersi di malattie. Bisognerebbe cambiare la cultura popolare dominante, ma questo Salvini non lo può fare; ha lanciato il sasso, e questo è già molto.

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