L’aumento dell’Iva sarà inevitabile senza veri tagli di spesa

di MATTEO CORSINI

Commentando ciò che il governo stava proponendo a proposito di “spending review”, il segretario del Pd ha affermato: “Credo che nessuno auspichi l’aumento dell’Iva e quindi dobbiamo trovare altre soluzioni, discutendo della spesa della pubblica amministrazione. Ma senza andare a toccare la sostanza e la risposta sociale. Siamo pronti a dare il nostro contributo da partito di governo che rifiuta ogni demagogia, ma che intende riferirsi sempre alla centralità della questione sociale e del lavoro.”

Non appena il governo ha iniziato a mettere giù un paio di numeri circa la riduzione della spesa pubblica – mantenendo degli obiettivi che personalmente ritengo insufficienti se si considera la situazione di partenza (circa 800 miliardi di spesa pubblica complessiva all’anno), dato che si parla di neppure 10 miliardi (nella migliore delle ipotesi) – i due principali partiti della maggioranza hanno iniziato a tirare il freno. Ho riportato la dichiarazione di Bersani, ma quella, per esempio, di Cicchitto non era poi troppo diversa, anche se concentrata sulla difesa dai tagli delle sole forze dell’ordine, probabilmente ritenendole serbatoio elettorale per la sua parte politica.

Nella retorica bersaniana, che rifiuterà pure ogni demagogia, ma si concentra su un concetto abbastanza malleabile come la “centralità della questione sociale e del lavoro”, io colgo semplicemente la volontà di limitare il più possibile la riduzione della spesa. Ma se si crede che sia possibile limitare i risparmi alla centralizzazione degli acquisti di cancelleria o altre amenità del genere, si è abbondantemente fuori strada. E’ inevitabile che in uno Stato che ha strutture sovradimensionate e talvolta parassitarie si debba mettere in conto anche di ridurre il numero dei dipendenti pubblici e dei burocrati. Mettersi subito su una linea di chiusura come se non fosse possibile ridurre il personale senza inevitabilmente far crollare l’offerta di servizi è logico per chi fa calcoli elettorali, ma è un falso allarme.

Nessuno dubita che i sacrifici siano dolorosi, anche per il più parassita e assenteista dei travet. Ma sarebbe bene tenere a mente che gli stipendi pagati a quelle persone comportano sacrifici da parte dei contribuenti. Ai quali si pensa molto meno quando viene (sempre con maggiore frequenza) predisposto un aumento della tassazione per somme molto superiori a 10 miliardi. Se questo è l’andazzo (ed era ampiamente prevedibile che fosse questo), l’aumento dell’Iva ci sarà. Eccome se ci sarà.

BREAKING NEWS: CORSINI CI HA AZZECCATO

ANSA: L’aumento dell’Iva scatterà dal primo luglio 2013, mentre a decorrere dal 2014 il rincaro sarà dello 0,5%. 

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