Svizzera, la più competitiva al mondo. Ma è una novità?

svizzeradi BRUNO DETASSIS

A leggere che l’economia svizzera, anzi, il sistema Svizzero, è il più competitivo al mondo, non ci si stupisce. Non sorprende che l’Italia sia al 49^ posto, praticamente un paese dell’area C dell’Europa. Perché prima di Roma e dei suoi annessi fa meglio il Portogallo che era inguaiato non male, e inutile dire che anche la Turchia dell’islam è più avanti.

Ci limitiamo a riportare il commento asciutto del quotidiano svizzero il Corriere del Ticino. Con le loro sante ragioni, alzano alto il vessillo elvetico, nonostante la confederazione sia attraversata in questo periodo da strani venti che ne scuotono l’identità, dall’inno alla bandiera, sino alla richiesta di togliere la croce perché disturberebbe i non credenti. Forse, anche per quelli che credono poco o non credono, val la pena capire che è meglio non rimuovere la storia dal suo posto, visto che quel sistema fatto da una serie di fattori che coinvolge innanzitutto lo spirito di un popolo, vince sempre.

GINEVRA – La Svizzera è il paese con l’economia più competitiva al mondo, stando all’annuale classifica stilata dal Forum economico mondiale (WEF), che vede la Confederazione occupare per la sesta volta consecutiva il gradino più alto, anche se – affermano gli esperti dell’organizzazione – deve guardarsi dalle “iniziative populiste”. Al secondo posto figura Singapore (invariata rispetto al 2013), mentre terzi sono gli Usa, che scavalcano sia la Finlandia, ora quarta, che la Germania, scivolata in quinta posizione.  Come negli anni precedenti, l’economia elvetica spicca per la trasparenza delle sue istituzioni, per la capacità di innovazione e ricerca nonché per l’eccellente cooperazione fra il settore pubblico e quello privato, spiega l’organizzazione con sede a Cologny (GE). Punti di forza sono anche l’efficacia del mercato del lavoro, il sistema educativo e l’infrastruttura.  Il WEF mette però in guardia sulle difficoltà riscontrate dalle imprese e dagli istituti di ricerca nel trovare personale qualificato: un fattore che per il Forum economico rappresenta una minaccia per la sua futura competitività. Dal 2012 la Svizzera è scesa da 14esimo al 24esimo posto nell’indicatore che misura la disponibilità di ingegneri e altre professioni scientifiche. I dirigenti d’azienda hanno risposto all’inchiesta del WEF segnalando come la penuria di personale qualificato sia il fattore più difficile per fare affari in Svizzera.  “L’accettazione dell’iniziatica sull’immigrazione di massa il 9 febbraio non ha ancora avuto conseguenze sull’economia svizzera: non sappiamo ancora come sarà applicata”, ha precisato all’ats Thierry Geiger, economista presso il WEF. “Comunque la moltiplicazione delle iniziative populiste può mettere in pericolo la capacità della Svizzera di innovare e di attirare talenti. Se si limita l’accesso al mercato del lavoro potrebbe prodursi una mancanza di competenze. Qui c’è una una sfida importante da raccogliere”, ha aggiunto Geiger.  Tornando alla classifica e guardando oltre i confini nazionali va rilevato come al sesto posto si inserisca il Giappone. La top ten è completata da Hong Kong, Olanda, Gran Bretagna e Svezia. Nel suo rapporto il WEF sottolinea anche i problemi che i paesi emergenti – Cina a parte, 28esima – hanno nel migliorare la loro competitività: la Turchia è 45esima, la Russia 53esima, il Sudafrica 56esimo, il Brasile 57esimo, il Messico 61esimo e l’India 71esima. Per gli economisti del Forum il conflitto che oppone la Russia all’Ucraina potrebbe inoltre avere delle ripercussioni sulla posizione del gigante russo e dei suoi partner.  In Europa la situazione si presenta in chiaro scuro. Progrediscono Irlanda (25esima), Portogallo (36esimo) e Grecia (81esima), mentre ristagnano Francia (23esima), Spagna (35esima) e Italia (49esima). Stando a uno degli autori dello studio, Benat Bilbao, sul vecchio continente si è aperto un nuovo fossato: quello che divide i paesi che hanno avviato delle riforme e quelli che non l’hanno fatto. (da cdt.ch)

Print Friendly, PDF & Email

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Articolo precedente

Grillo e l'Italia dalle porte aperte: tbc, no grazie.

Articolo successivo

Disoccupati, vi spiega la Merkel come se ne esce: contratti local