RENZO BOSSI FUORI, LA BADANTE IN RAMPA. E CHE DIRE DI CALDEROLI?

di GIANMARCO LUCCHI

«Mi dimetto». Così Renzo Bossi, figlio del leader della Lega Nord, annuncia al Tgcom 24 la decisione di lasciare l’incarico di consigliere regionale lombardo. Un passo indietro che, nelle ultime ore, era stato chiesto da militanti ed esponenti leghisti con sempre maggiore forza. «Non sono indagato, ma credo che sia giusto e opportuno per il mio movimento fare un passo indietro. So quello che ho fatto.  Spero che la magistratura possa dare delle risposte alle domande che oggi ci si pone», ha proseguito Renzo Bossi a Tgcom24. «Sono sereno, so cosa ho fatto e soprattutto cosa non ho fatto e non sono indagato. In consiglio regionale negli ultimi mesi ci sono stati avvenimenti che hanno visto indagate alcune persone. Io non sono indagato, ma credo sia giusto e opportuno fare un passo indietro per il movimento».

«Ha fatto bene a dimettersi. Erano due mesi che mi diceva che era stufo di stare in regione»: lo ha detto Umberto Bossi, uscendo dalla sua abitazione a Gemonio, commentando le dimissioni del figlio. «Espulsioni? Poi vediamo».

«Ha chiesto di vedermi domani mattina al gruppo e mi dirà cosa intende fare»: Stefano Galli, il capogruppo della Lega Nord al Consiglio regionale della Lombardia, così ha commentato la notizia delle dimissioni di Renzo Bossi. Alla domanda se ritiene che le dimissioni siano una buona decisione «è soggettivo – ha risposto -. Ma forse significa che qualcosa di vero c’è».

Adesso si attendono altre mosse, magari a cominciare dalle dimissioni di Rosy Mauro almeno da vicepresidente del Senato.

Appena hanno cominciato a circolare le prime notizie sulle dimissioni annunciate da Renzo Bossi, su Facebook si è scatenata l’ironia di tanti militanti, quasi tutti contenti (tranne qualche attendista) del gesto deciso da Bossi Jr. Sulle pagine di alcuni esponenti della Lega, a parte chi grida la sua contentezza con degli Olè-ole o con varie affermazioni stile “era ora”, prevalgono i commenti che manifestano finta tristezza come “Siamo tutti dispiaciuti!” o “e ora bandiere a mezz’asta?”. E ancora “Un vero peccato… carismatico, colto e onesto”, e “sto piangendo”. Tra gli altri compaiono anche vari post in cui si auspica che lo stesso gesto venga deciso anche da Rosy Mauro.

«Pare che Renzo Bossi si dimetta. Un vero peccato…»: lo ha appena scritto sulla sua pagina Facebook, Matteo Salvini.

 

L’AUTISTA DI RENZO BOSSI: NON CE LA FACEVO PIU’, ERO IL SUO BANCOMAT

«Non ce la faccio più, non voglio continuare a passare soldi al figlio di Umberto Bossi in questo modo: è denaro contante che ritiro dalle casse della Lega a mio nome, sotto la mia responsabilità. Lui incassa e non fa una piega, se lo mette in tasca come fosse la cosa più naturale del mondo. Adesso basta, sono una persona onesta, a questo gioco non ci voglio più stare». Lo dichiara al settimanale Oggi (in edicola da domani) Alessandro Marmello, autista e bodyguard di Renzo Bossi. Marmello, che ha documentato le sue affermazioni anche con una serie di video, racconta la sua versione dei fatti in una lunga intervista. Marmello – si legge nell’anticipazione diffusa dal settimanale – ha lavorato come autista di Renzo Bossi per tre mesi nel 2009. Il contratto a progetto era emesso dal Gruppo Lega Nord Padania Camera dei deputati e intestato all’allora capogruppo Roberto Cota. Dall’aprile 2011 Marmello è stato assunto dalla Lega, racconta, con un contratto a tempo indeterminato emesso direttamente dalla Lega Nord Padania. E firmato dal tesoriere Francesco Belsito. «Da quel momento avrei avuto disponibilità di denaro contante per le spese relative al mio servizio. Ogni volta che avevo bisogno di soldi per fare benzina, oppure pagare eventuali spese per la manutenzione dell’auto, ma anche per pagare il ristorante quando ci trovavamo, spesso, fuori Milano, potevo andare direttamente all’ufficio cassa alla sede della Lega, in via Bellerio, firmare un documento che non prevedeva giustificazioni particolari e ritirare ogni volta un massimo di 1.000 euro. Anche più volte al mese». «Il fatto è – spiega – che questo denaro mi veniva dato come corrispettivo degli scontrini e delle ricevute che presentavo. E tra queste ricevute molte mi erano state date da Renzo per coprire sue spese personali: poteva essere la farmacia, ristoranti, la benzina per la sua auto, spese varie, cose così. Insomma, quando avevo finito la scorta di denaro andavo in cassa, firmavo e ritiravo. La situazione stava diventando preoccupante e ho cominciato a chiedermi se davvero potevo usare il denaro della Lega per le spese personali di Renzo Bossi. L’ho fatto presente a Belsito, spiegandogli che avevo pensato addirittura di dimettermi. Lui non mi ha dato nessuna spiegazione chiara. Ho cominciato ad avere paura di poter essere coinvolto in conti e in faccende che non mi riguardavano, addirittura di sperpero di denaro pubblico, dal momento che i soldi che prelevavo erano quelli che ritengo fossero ufficialmente destinati al partito per fare politica. Soldi pubblici. Certamente, almeno credo, non spendibili per accontentare le spese personali di Renzo Bossi».

FONTANA: TUTTI COLORO CHE SONO COINVOLTI FACCIANO TRE PASSI INDIETRO

«Tutti coloro che hanno avuto a che fare con questa situazione di malaffare devono fare tre passi indietro per il buon nome del nostro movimento». È il commento di Attilio Fontana, sindaco leghista di Varese ai microfoni di Tgcom24 a proposito della dimissioni di Renzo Bossi. «Rosy Mauro? È uno dei nomi più eclatanti», conclude l’esponente maroniano. Dalla badante si attendono quantomeno le dimissioni da vicepresidente del Senato, ma non è esclusa anche l’espulsione dal movimento. E che vogliamo dire di Calderoli, che fa parte del triumvirato, ma è chiamato in causa da Belsito come percettore di quattrini? Per il momento sta zitto zitto, lui solitamente così loquace, ma dovrebbe essere pure lui posto in un angolo stando alle dichiarazioni di Fontana, maroniano di ferro.

E IL “FURBO” CALDEROLI TENTA IL RECUPERO: LE DIMISSIONI DELLA MAURO? AIUTEREBBERO…

E il furbo Caldeorli, sentendo aria brutta intorno a sé, cerca di recuperare terreno: «Le dimissioni di Rosy Mauro? Vale lo stesso ragionamento che ha fatto Renzo Bossi. È un gesto di responsabilità, difficile, ma che aiuta il movimento a superare una fase del genere». Così risponde a chi gli chiede se «sia auspicabile un passo indietro da parte della Mauro dalla vicepresidenza del Senato». «Tutto questo per noi è partito da giovedì pomeriggio con le dimissioni di Bossi dalla segreteria», spiega Calderoli descrivendo il «momento unico nella storia del movimento» leghista. «Dalla base arrivano richieste di pulizia», gli viene fatto notare. «Domattina ci vediamo con Maroni e la Dal Lago. Si riunirà anche il Comitato amministrativo – replica l’ex ministro – È chiaro che tutte le scelte future dovranno essere opportunamente istruite, dobbiamo capire capire cosa è successo». «Saranno stabilite anche eventuali espulsioni?», gli viene chiesto. «La competenza è del Consiglio federale. Da parte nostra si svolgerà una funzione istruttoria per poi riferire al consiglio federale». «Per tutti – puntualizza Calderoli – vale la frase molto forte di Bossi: ‘Chiunque ha sbagliato pagherà, qualunque nome porti». «E la Mauro?». «Sia per lei sia per il movimento, se dovesse dare le dimissioni, varrebbe la mia valutazione come vale per il resto per Renzo Bossi: ‘Un gesto di responsabilità, difficile, ma che aiuta il movimento a superare una fase del genere».

 BONI: HO GIA’ DATO LE DIMISSIONI MA SONO STATE RESPINTE

«Sono già stato di fronte alla segreteria politica della Lega, a Bossi, Maroni e Calderoli: lì ho dato le mie dimissioni, che sono state rifiutate, mentre in Aula, ho avuto la fiducia della maggioranza». Così il leghista Davide Boni, interpellato telefonicamente, ha rispedito al mittente la richiesta di dimissioni avanzata dal Pd dopo il passo indietro di Renzo Bossi. «La mia è una situazione diversa», ha aggiunto sostenendo di avere «la fiducia della segreteria politica federale e del Consiglio Regionale».

MONICA RIZZI: DA RENZO UN ATTO DI SENSIBILITA’ POLITICA

Le dimissioni dal Consiglio regionale della Lombardia annunciate da Renzo Bossi rappresentano «un atto di estrema sensibiltà e maturità politica, da un ragazzo che non è nemmeno indagato» secondo l’assessore lombardo allo Sport, la leghista Monica Rizzi. Renzo Bossi, aggiunge Rizzi, «ha dimostrato di non essere attaccato alle poltrone e in questa maniera eviterà che gli sciacalli che si aggirano giornalmente a buttar benzina sul fuoco continuino ad attaccare suo padre per colpa sua. Chi conosce Renzo sa quel che vale ed il tempo farà venir a galla tutta la verità di questo complotto con l’aiuto della magistratura. Come sta accadendo per me».

GARAVAGLIA: ONORE A RENZO BOSSI PER LE DIMISSIONI. SE FOSSI ROSY MAURO MI SAREI GIA’ DIMESSO

«La scelta delle dimissioni rende onore a Renzo Bossi per una scelta difficile. Siamo all’inizio di un’indagine e indipendentemente da tutto la scelta di fare un passo indietro è opportuna e davvero rende onore a Renzo Bossi. Non si è dimesso Casini con Cuffaro e questa è la dimostrazione che la Lega è un’altra cosa» È il commento di Massimo Garavaglia (Lega) alle dimissioni di Renzo Bossi a Tgcom24. Sul raduno di domani a Bergamo aggiunge: «Domani sarà la dimostrazione che la Lega non è finita e che la Lega 2.0 ripartirà più forte di prima» In conclusione una nota su Rosy Mauro: «Io al posto di Rosy Mauro mi sarei già dimesso».

 

SUL WEB MARONI IN POLE POSITION, MA IL SENATUR NON E’ FUORI GIOCO

Nel futuro della Lega, Maroni appare in pole position, almeno nelle opinioni di coloro che scrivono tweet, ma Bossi non è assolutamente fuori dai giochi, almeno per un terzo delle opinioni: è quanto emerge da una ricerca intitolata ‘Voices From the Blogs’, realizzata dalla Università degli Studi di Milano negli ultimi giorni. Dopo le dimissioni di Bossi, secondo i ricercatori, «in pochissime ore il web è stato letteralmente inondato da una tempesta di tweet che commentavano la situazione in casa Lega. Per fare un pò di chiarezza sulle opinioni della rete, VfB ha analizzato tempestivamente oltre 33 mila tweet pubblicati tra il 5 e l’8 aprile, la metà dei quali (16 mila) riflette l’opinione dei cittadini lombardi». «La maggioranza relativa – si legge in una nota – addita tutti i dirigenti leghisti come colpevoli dello scandalo sui rimborsi elettorali (35,7%). Ma se c’è da trovare un colpevole, ben prima del tesoriere Belsito (5,7%) o financo dello stesso Bossi (17,4%), il dito degli italiani punta con decisione contro la famiglia del senatur e il cosiddetto cerchio magico (21,5%)» Dato che «tra i soli lombardi sale al 25,1%». La bufera di questi giorni ha d’altra parte intaccato la figura dell’ex segretario: «ben il 31,2% lo vede oramai parte a tutti gli effetti della ‘castà». Quanto al futuro della Lega, Maroni «appare in pole-position per il 64,6% delle opinioni espresse. Il dato però scende al 46,6% nella sola Lombardia, mentre cresce l’apprezzamento per Flavio Tosi». Per un terzo delle persone che hanno espresso opinioni, invece, il «29% di italiani e 36% di lombardi, »sarebbe un errore« considerare Bossi “fuori dai giochi”. Infine “i sentimenti sulla Lega si polarizzano rispetto a gennaio: diminuiscono i neutrali, crescono gli ostili (dal 61,3% al 63,1%), ma ancora di più i simpatizzanti: dal 21% al 25,4%”.

SOLIDARIETA’ DI MARONI ALLA SEZIONE DI MALNATE

Due giorni fa hanno annunciato di dover chiudere la sezione per mancanza di risorse economiche, ma i militanti leghisti di Malnate, comune al confine con Varese, hanno avuto la promessa da Roberto Maroni che arriverà un aiuto dal movimento per andare avanti. Lo hanno raccontato loro stessi stamani, aprendo simbolicamente per un paio di ore i locali del Carroccio inaugurati appena un anno fa dall’allora ministro dell’Interno, che anzi qualcuno si aspettava di vedere anche oggi. «L’importante – hanno spiegato dalla Lega di Malnate – è che ci ha assicurato la sua vicinanza e il suo impegno». La sezione infatti, a fronte di quanto emerso dalle inchieste giudiziarie sull’uso dei rimborsi elettorali del movimento, ha alzato bandiera bianca «non potendo pagare le spese, anche perchè lo scorso anno abbiamo perso le amministrative».

A PONTIDA RICOMPARE LA SCRITTA “LADRONI A CASA NOSTRA”

È ricomparsa la scritta “Ladroni a casa nostra” sul prato di Pontida, tradizionale luogo di ritrovo dei raduni della Lega Nord. Ignoti hanno cancellato la lettera ‘P’ della frase ‘Padroni a casa nostrà, che da tempo campeggia su un muro che delimita il prato, sostituendola con la lettera ‘L’. La stessa manipolazione beffarda della scritta era stata fatta, sempre da ignoti, nel marzo scorso.

COTA: LA PROVA E’ DURISSIMA MA CI RILANCEREMO

“Forza, ci è capitata questa prova durissima, faremo chiarezza e ci rilanceremo, più forti di prima!”. Affida i suoi pensieri a Twitter il presidente della Regione Piemonte, Roberto Cota, dopo lo scandalo che ha travolto la Lega Nord. E annuncia: »Martedì sera (10/04) tutti alla festa dell’orgoglio leghista con Umberto Bossi – presso la Nuova Fiera in via Lunga a Bergamo – Io ci sarò!«. Alla serata sono attesi oltre al Senatur anche il nuovo triumvirato (Roberto Maroni, Roberto Calderoli e Manuela Dal Lago) scelto, dopo le dimissioni da segretario federale di Bossi, per guidare la transizione del partito fino al congresso autunnale.

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