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“Sud da sottosviluppo permanente”. Il Nord vuol restare sul Titanic con l’orchestrina che suona?

di ROBERTO BERNARDELLInord_strangolato

Abbiamo letto tutti il rapporto dello Svimez sulla faglia tettonica che ha spaccato l’Italia. Non che prima non lo fosse, ma se a certificarlo sono gli altri e non solo gli indipendentisti, rafforza un concetto: il fallimento continuo dello Stato. I casi allora sono due: restare sul Titanic con l’orchestrina che suona o essere ancora di più legittimati a salvare il salvabile. Si legge dal rapporto che: “Il Sud è ormai a forte rischio di desertificazione industriale, con la conseguenza che l’assenza di risorse umane, imprenditoriali e finanziarie potrebbe impedire all’area meridionale di agganciare la possibile ripresa e trasformare la crisi ciclica in un sottosviluppo permanente”.

Aggiungiamo al menù gli ultimi dati Istat sul lavoro: il tasso di disoccupazione giovanile sale al 44,2% a giugno e tocca il livello più alto dall’inizio delle serie storiche mensile e trimestrali, nel primo trimestre 1977.  La disoccupazione aumenta di 1,9 punti dal mese precedente.

A giugno 2015 ci sono 22 mila occupati in meno rispetto a maggio (-0,1%) e 40 mila in meno rispetto allo stesso mese del 2014 (-0,2%).

Ma andiamo avanti col disastro. Balzo della disoccupazione giovanile a giugno. Secondo i dati provvisori diffusi dall’Istat i giovani tra 15 e 24 senza lavoro è aumentato di 34mila unità con un tasso di disoccupazione al 44,2%, in aumento di 1,9 punti percentuali rispetto al mese precedente.

Intendiamoci quindi bene: che cosa vogliamo, dove vogliamo andare? In Tripolitania, sulle coste libiche oppure proporre la nostra “mercanzia” al nord Europa, area in cui primeggiamo (per quanto?) per Pil procapite?

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