Subito una exit strategy o l’Italia innescherà una “primavera europea”

di FABRIZIO DAL COL

Gli europeisti convinti, ovvero tutti i capi di Stato europei che fino a ieri si sperticavano in lodi per i trattati tesi a favorire la costituzione dell’Europa politica, alla luce dei disastrosi risultati fin qui conseguiti, e della conseguente crisi economica derivata che ha fatto avvitare gli Stati su stessi, oggi non possono più fare a meno di prendere atto del fallimento della loro missione, né tanto meno  possono sottrarsi  dalla necessità impellente di dover dichiarare ufficialmente che la costituzione dell’Europa politica è del tutto tramontata e che proseguire in questa direzione  determinerà il totale fallimento degli Stati. Facciano allora un passo indietro, si prendano  definitivamente le loro responsabilità, e una volta per tutte ammettano che proseguire nella costituzione dell’ Europa politica attraverso la globalizzazione dei mercati è divenuta una pura follia. Nonostante siano già trascorsi 5 anni di crisi generale, le situazioni economiche degli stati rimangono e restano ancora immutate, anzi appaiono invece destinate  a peggiorare ulteriormente ragion per cui,  onde evitare  il rischio di una deriva generalizzata, si rende ora estremamente necessaria una comune volontà degli Stati Europei di’ attivarsi per stabilire una comune exit strategy che sia finalizzata alla ricostruzione economica di ogni singolo Stato.

Fin dalle origini, tutti i vari capi di Stato dell’Unione che si sono succeduti hanno sempre pensato alla costituzione dell’Europa come all’unica soluzione possibile per rendere per sempre pacifiche tutte le popolazioni che la abitavano, e  anche  per poter  impedire e prevenire qualsiasi altra nuova possibilità di un conflitto che potesse nuovamente nascere nel vecchio continente. Originariamente,  i presupposti  di Costituzione Europea messi in campo a quel tempo erano da considerarsi  molto nobili, ma i padri fondatori di allora non tennero in debito conto di quale modello avrebbe dovuto dotarsi la futura Europa, e questo perché ritennero che il progetto dell’Unità Europea e il conseguente  naturale modello eranodecisioni che avrebbero dovuto prendere democraticamente, in base alle proprie esigenze, tutti gli abitanti dei singoli Stati. Come sappiamo nel 2000 il governo Prodi tassò gli italiani per partecipare alla moneta unica, e lo fece venendo meno ai nobili principi dettati dai padri fondatori dell’Unione Europea,  ovvero  senza  permettere agli italiani di poter esprimere la propria volontà attraverso il referendum.

Detto ciò, i Cittadini di tutta Europa oggi guardano all’Italia come al Paese della “speranza”, ovvero guardano attentamente a cosa potrebbe accadere nel Paese che fu fondatore dell’Unione Europea, e dato che per gli Italiani il M5S può fungere da rappresentante di ultima istanza popolare per un vero grande cambiamento,  consapevoli che l’Italia tutto sommato è ancora oggi la terza economia europea e che potrebbe avere ancora  la forza necessaria a rinegoziare tutti i trattati fin qui sottoscritti, gli stessi Cittadini europei confidano ora proprio nell’Italia  per ridisegnare completamente l’intera Europa. In questa fase politica, volente o dolente, il bel Paese sarà costretto a dotarsi di un governo a “tempo” per approvare quei pochi  punti necessari a garantire un minimo di governabilità  per poi tornare al voto al più presto e formalizzare un governo politico stabile che garantisca tutti gli italiani. Data l’emergenza nazionale, questa fase politica italiana appare tuttavia troppo lunga per pensare di salvare il salvabile, quando invece,  con il tempo necessario a disposizione l’Italia potrebbe divenire, sullo scacchiere europeo, lo stato più forte e pronto  ad innescare una vera e propria “primavera europea”.

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