Stolta Europa. Quando Giovanni Paolo II gridò: non si tagliano le radici da cui si è nati

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di ANGELO VALENTINO – Nie podcina sie korzeni, z których sie wyroslo “Non si tagliano le radici dalle quali si è nati”. Angelus del Papa, 20 giugno 2004. Era la potente e sferzante reprimenda di Giovanni Paolo II contro l’Europa che aveva negato il riferimento alle sue radici cristiane nel Trattato costituzionale degli Stati. E lo fece nella sua lingua, non a caso, perché proprio la Polonia si era fatta sindacato, bandiera e voce storica di questa richiesta. E cioè riconoscere che  la storia dell’Europa dipendesse non dai profeti, non dalle banche, non dalla moneta unica, bensì dal contributo dato dal Cristianesimo alla fondazione e alla crescita della cultura e del progresso civile del nostro continente.

Fu un fuori programma. «Ringrazio la Polonia – disse il Papa salutando un gruppo di suoi connazionali radunati in piazza san Pietro per l’Angelus – che nelle istituzioni europee ha difeso fedelmente le radici cristiane del nostro continente, dalle quali è cresciuta la cultura e il progresso civile dei nostri tempi. Non si tagliano le radici dalle quali si è nati», concluse con forza e accento esclamativo. Giovanni Paolo II sembrava parlare a braccio.   La Polonia era capofila  di sette Paesi determinati a inserire il richiamo cristiano, Italia, Repubblica Ceca, Portogallo, Malta, Lituania e Slovacchia. Quella Slovacchia che, seppur con un governo di sinistra, ha deciso di non voler più accogliere migranti musulmani.

Sentiremo queste parole che scuotono gli animi e le coscienze anche da questo Papa e da questa Cei?

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