Stato ladro: Cipro, come Amato, ruba 1/10 dei risparmi dai conti correnti

di STEFANO MAGNI

Immagina di svegliarti una mattina e di sentire, dalla radio o dalla televisione, che ti stanno portando via un decimo di tutto quello che hai in banca. Cosa faresti? Penseresti, prima di tutto, che è in corso una gigantesca rapina informatica. Sai, adesso ci sono hacker bravi (magari in Cina, dove sono bravissimi e inquadrati nelle forze armate) che sono in grado di portarti via tutti i tuoi quattrini senza nemmeno muoversi dalle loro quattro mura di casa, senza neppure scomodarsi a usare chiave inglese, passamontagna e pistola. Ma poi realizzi: è il tuo Stato che ti sta svaligiando. Anche se chiami la polizia è inutile, perché la polizia, in questo caso, è al servizio dei ladri.

Allora cosa ti resta da fare? Ti resta solo una cosa: portare via tutti i soldi che puoi dal tuo conto corrente. Ma non lo puoi fare. Puoi anche svegliarti all’alba, correre alla filiale più vicina e metterti in coda (le code sono già lunghe: ti accorgi che tantissimi hanno avuto il tuo stesso brusco risveglio), ma scoprirai con orrore che è tutto bloccato. Che le banche sono chiuse. Che saranno chiuse anche domani. E rimarranno serrate anche lunedì, perché è “festa nazionale” (non delle banche, ma del tuo Paese in senso lato). E quindi? Quindi niente. Non ti puoi muovere. E’ come se i rapinatori ti fossero entrati in casa, nottetempo, ti avessero immobilizzato e stessero procedendo a svaligiarti di tutto quello che hai faticosamente risparmiato, in un periodo di crisi economica, quando è molto più difficile del solito trovare un lavoro. Se provi a ribellarti, sai che i rapinatori si potrebbero “innervosire” e magari ti possono pure fare molto male, prenderti loro prigioniero o anche ammazzare, se proprio li fai innervosire male. E sai anche che la polizia sta dalla loro parte.

Questo incubo lo abbiamo vissuto noi nel 1992, con il prelievo forzoso di Giuliano Amato: il 6 per mille dei nostri conti era sparito nelle tasche dello Stato. Ma è stata una piccolissima cosa rispetto a quello che stanno vivendo, in queste 24 ore, i cittadini di un altro Paese da poco entrato nell’Unione Europea: Cipro. La notizia è vera, purtroppo, anche se ci sarebbe quasi da non crederci: il ladro è il presidente cipriota Nikos Anestesiades e sta portando via ai suoi cittadini il 6,75% (non per mille: percento) di tutto quello che hanno sul conto in banca. Per i “fortunati” che hanno sul conto più di 100mila euro, il prelievo forzoso ammonterà al… 9,9%. Di fatto, ti tolgono un decimo di quello che hai. E non puoi opporti. Visto che oltre al danno devi anche subire la beffa, leggerai ovunque e sentirai da tutte le televisioni che questa manovra si chiama “salvataggio”. Perché, infatti, è una misura che il governo cipriota ha adottato in cambio di un fondo europeo di salvataggio da 10 miliardi di euro, che serviranno a sostenere il sistema bancario dell’isola messo a dura prova, negli ultimi tre anni, dalla crisi greca. L’Eurogruppo (il gruppo dei ministri delle Finanze dei Paesi dell’eurozona) lo ha concesso in cambio di misure straordinarie di risanamento finanziario. E, ovviamente, il governo nazionale, invece che tagliare le spese, preferisce rapinare i suoi cittadini. Il solo contributo involontario dei correntisti ciprioti porterà nelle casse dello Stato circa 5,8 miliardi di euro. Come se non bastasse, la tassa sulle società verrà aumentata dal 10% (tenuta bassa apposta per attrarre le imprese straniere) al 12,5%. Mentre il piano di privatizzazioni dei beni pubblici porterà in cassa appena 1,4 miliardi di euro, cinque volte meno rispetto alle tasse raccolte. E questo è il “salvataggio”?

Ed è inutile che ci sentiamo sicuri a casa nostra. Ora tocca a Cipro. Domani toccherà a noi. Non per portare sfortuna a tutti i costi, ma perché già ce lo stanno dicendo, in tutte le salse, da più di un anno.

Print Friendly, PDF & Email
Articolo precedente

Banche: l'81% dei prestiti concessi al 10% della clientela

Articolo successivo

Basta suicidi! Duecento veneti a Schio in manifestazione