GUAI A CHI TOCCA GLI STATALI: PIACCIONO ALLA CAMUSSO

di REDAZIONE

Sacrifici in cambio di efficienza con la promessa di far «rinascere» il Paese: lo chiede ai milioni di statali il ministro della Funzione Pubblica Filippo Patroni Griffi, che sta mettendo a punto un pacchetto di novità per il pubblico impiego. Un taglio del 5% degli organici ma anche una riduzione delle retribuzioni e una sorta di ‘prepensionamentò per i dirigenti nonchè una sforbiciata ai buoni pasto e interventi sul fronte del turn over: sarebbero queste alcune delle misure alle quali sta lavorando il governo, che sarebbe pronto a vararle entro la fine del mese. Fermo però l’altolà della Cgil che con Susanna Camusso avverte: «Tagliare le retribuzioni pubbliche non è fare spending review».

Dopo il via libera del Consiglio dei ministri al decreto legge sviluppo, viene spiegato, si apre una nuova fase che porterà a rivoluzionare il sistema della pubblica amministrazione ridisegnandone il profilo. Uno dei primi capitoli che dovrebbe essere affrontato è quello delle province: di 107 amministrazioni sulle quali si può intervenire (al netto delle 3 a statuto speciale), l’obiettivo minimo – secondo quanto si apprende – sarebbe tagliarne il 20%, vale a dire quelle sotto i 300mila abitanti. Una riduzione che coinvolgerebbe automaticamente anche le prefetture, gli istituti scolastici (vedi provveditorati) e forse anche le questure.

L’Esecutivo starebbe ragionando poi anche sulla creazione di nuovi consorzi di comuni nonchè sull’accorpamento di numerosi enti. In totale si tratta di un’operazione che stando ad alcuni calcoli in possesso dell’Unione delle province italiane potrebbe far risparmiare anche oltre i 3 miliardi di euro. «Stiamo operando a una generale riorganizzazione periferica dello Stato. Non solo province e prefetture – dice infatti lo stesso Patroni Griffi – ma gli uffici di tutte le amministrazioni». All’interno del ventaglio di ipotesi, sul fronte della P.a., molte misure puntano i fari sui dirigenti: si starebbe infatti ragionando su una riduzione della loro retribuzione e su un piano di prepensionamenti. Una soluzione potrebbe essere l’esonero dal servizio per chi ha 40 anni di contributi, che manterrebbe in questo modo l’80% dello stipendio (non del trattamento economico complessivo) fino al raggiungimento dei requisiti per l’assegno.

Il progetto sarebbe, al di là di interventi più forti legati al ricambio generazionale, quello di favorire un graduale assottigliamento dei quadri intermedi. Sul tavolo poi anche una possibile revisione del rapporto tra dirigenti e funzionari (stabilendo la proporzione di 1 a 40 ad esempio) così come quella tra dipendenti e metri quadrati, in modo da avere un uso razionale degli spazi evitando sprechi. Numerose dunque ancora le ipotesi in campo (sul fronte dei contenuti e su quello degli strumenti: dl, ddl o entrambi sono tutte opzioni possibili) ed infatti proprio con la missione di iniziare a sfoltirle domani sarà fatto un nuovo punto tra ministero della Funzione pubblica, Tesoro e Ragioneria dello Stato.

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