Standard & Poor’s: per lo scandalo derivati rischia almeno 5 miliardi di dollari

di GIORGIO CALABRESI

Se cinque miliardi di dollari possono sembrare tanti, il conto finale per Standard & Poor’s potrebbe essere ancora piu’ salato. Potenzialmente un multiplo di quella cifra, che gia’ rappresenta gli utili degli ultimi sette anni della casa madre McGraw-Hill. La causa civile intentata dal governo federale e’ stata infatti accompagnata da separati ricorsi da parte di almeno 13 stati – in particolare la California che da sola chiede quasi altrettanti danni, 4 miliardi a nome dei suoi fondi pensione pubblici – i quali a loro volta accusano l’agenzia di valutazione dei rating di aver gonfiato ad arte i suoi “voti” sui derivati legati ai mutui per attirare business e profitti. E provocando invece gravi perdite agli investitori e contribuendo alla crisi economica e finanziaria del 2008. Nel caso esemplare della California, il fondo pensione degli insegnanti ha perso un miliardo dal tracollo di titoli con un rating di S&P e la legge statale permette di chiedere risarcimenti e in aggiunta danni pari al triplo della perdita.

Alcuni stati, quali Colorado e Arkansas, hanno inoltre avanzato la richiesta che, oltre a pagare danni, S&P restituisca le entrate che ha incassato dai rating di centinaia di titoli effettuati prima dello scoppio della crisi. Le stime di quanto la societa” abbia rastrellato da simili attivita’ sui derivati dei mutui e’ di circa 2,3 miliardi nel periodo compreso tra il 2002 e il 2007. Il numero totale degli stati in causa contro S&P e’ inoltre di 16: tre, Connecticut, Illinois e Mississippi, avevano gia’ presentato ricorsi nel 2010. S&P ha respinto seccamente ogni accusa, affermando di non aver mai compromesso l’integrita’ dei suoi rating. Ma la causa intentata dal Dipartimento della Giustizia ha gia’ provocato un calo di quasi un quarto nelle azioni di McGraw-Hill in Borsa. Il Segretario alla Giustizia Eric Holder ha affermato che S&P e’ afflitta da pesanti “conflitti di interesse” e le 128 pagine del ricorso federale citano messaggi di posta elettronica e documenti che evidenziano gli allarmi interni sulle condizioni dei titoli legati ai mutui. Agli atti e’ anche la parodia di una canzona dei Talking Heads preparata nel 2007 da un analista dell’agenzia sul crollo delle case.

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