Stagione invernale a ramengo. L’Austria invoca Bruxelles. Intanto la Baviera chiude

Il ministro del Turismo austriaco Elisabeth Koestinger (OeVP) si associa a quello delle Finanze Gernot Bluemel nel prendere le distanze dalla proposta avanzata dall’Italia di una chiusura degli impianti sciistici a livello europeo durante le vacanze di fine anno per evitare la diffusione del Coronavirus e chiede – di fronte a questa ipotesi – che B

Più prudente la linea del ministero della Salute: “Il nostro obiettivo comune è ridurre drasticamente il numero di infezioni nei prossimi giorni e settimane, e quindi il numero di ricoveri e l’utilizzo di letti in terapia intensiva. Se riusciremo in questo intento, ci apriremo gradualmente, accompagnati da misure di protezione complete. Quali passi verso la riapertura possano essere compiuti e quando dipende dall’andamento del numero delle infezioni. L’attenzione è rivolta alla protezione della salute”, ha comunicato il ministero.

Bruxelles risarcisca le imprese colpite. “Le vacanze invernali in Austria saranno sicure”, ha dichiarato Koestinger, citata dalla KronenZeitung. “Le nostre aziende hanno già norme di sicurezza complete per le vacanze sugli sci”. Per il ministro “turismo e gastronomia non sono responsabili degli alti tassi di infezione”. Se l’Unione europea dovesse prendere in considerazione restrizioni, dovrebbe pagare un risarcimento per le imprese interessate. L’industria del turismo e del tempo libero ha assicurato direttamente e indirettamente circa 700.000 posti di lavoro e redditi alle persone.

Le stazioni sciistiche della Baviera in Germania intanto resteranno chiuse nel periodo delle vacanze di fine anno, per evitare la diffusione del coronavirus. “Non possiamo trascorrere delle vacanze sulla neve classiche”, ha dichiarato Markus Soeder, presidente del Land della Baviera, invitando gli altri Paesi europei a prendere analoghe decisioni. “Preferire avere un accordo a livello europeo: nessuna stazione di risalita aperta, nessuna vacanza ovunque”, ha dichiarato, invitando i tedeschi a non andare nella vicina Austria, se questa dovesse decidere di aprire gli impianti, e aggiungendo che potrebbe essere imposta una quarantena di 10 giorni al rientro.

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