Squinzi: votare per l’Europa. Da sua fine costi altissimi

di REDAZIONE

«Confindustria non fa mai appelli elettorali. Questa volta mi sento di rompere una tradizione: votare oggi per l’Europa significa non mettere a rischio l’unica grande visione comune costruita nel secondo dopoguerra». Così il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, nel suo intervento alla lezione Angelo Costa, dopo aver ascoltato il Nobel dell’economia Joseph Stiglitz enumerare i tanti errori fatti nella costruzione dell’euro. Secondo Squinzi, «uno dei fili di Arianna per superare la crisi resta l’Europa che però si ostina a non trovare la propria via d’uscita. Cerca l’uscita senza seguire la via maestra della condivisione del progetto politico dei padri fondatori», aggiunge Squinzi mettendo in luce i rischi di un’uscita dall’euro dalla cui fine «le imprese avrebbero nulla da guadagnare». La questione chiave per l’Europa aggiunge il numero uno degli industriali è che non può coesistere a lungo una moneta forte «con un’economia debole e una politica quasi assente». Da qui l’appello elettorale per evitare il rischio di «una nuova stagione europea con istituzioni timide, se non deboli, come è accaduto in quest’ultima legislatura». Secondo il presidente di Confindustria, bisogna respingere il virus antieuropeo: «La fine dell’Europa la pagherebbero, e a carissimo prezzo, le economie nazionali deboli e indebitate, i cittadini più deboli».

Nel suo intervento Squinzi sottolinea che «L’Europa esiste e resiste» e che quello «che comunque si è costruito è molto». La lunga stagione di crisi vissuta «è in primo luogo un deficit di visione e, in larga parte, di coraggio» nella quale ci si è aggrappati con poca lungimiranza «a un rigorismo eccessivo, a tratti ottuso». Per l’Europa «la sfida di oggi non è monetaria o finanziaria, è tutta politica e civile». A giudizio di Squinzi, le argomentazioni degli euroscettici non sono valide. Riprendersi le monete e le sovranità interne, afferma, presenterebbe «costi e rischi enormi» con innumerevoli incognite. Rinunciare all’euro sostiene Squinzi porterebbe «alla fuga dalle valute deboli verso quelle più forti». In Italia si avrebbe un’ascesa del rapporto debito/Pil «difficile da stimare». Altri rischi sono «tassi d’interesse in crescita, pagamento delle materie prime in valute svalutate e inflazione conseguente». Il presidente di Confindustria critica la posizione degli «antieuro italiani» che sostengono che «le esportazioni volerebbero con in mano la lira leggera». Invece, nota Squinzi «le nostre esportazioni volano già ma sulle ali della capacità industriale delle imprese italiane». Inoltre, «proprio la droga della svalutazione per competere è stata alla base di alcuni dei mali profondi della nostra economia».

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