Altro che Corte dei Conti, ci vuole la resa dei conti

di NICOLO’ PETRALI

Il “caso Lazio” (dopo quello siciliano), che ha prodotto “uscite” di denaro pubblico per oltre 18milioni di euro in soli 24 mesi, ha dimostrato senza appello ciò che si sapeva da tempo: il contribuente italiano è solo e non esiste nessun ente che si faccia realmente garante dei suoi soldi. I partiti si mettono d’accordo, lo derubano e chi dovrebbe esercitare una funzione di controllo sui bilanci pubblici, cioè la Corte dei Conti, interviene solo quando ormai è troppo tardi.

E’ mai possibile che in un paese ormai alle corde, la categoria che gestisce più fondi di qualunque altra (la politica) non sia monitorata nel dettaglio da un ente terzo? Si può forse andare avanti in questo modo? Certo che no. Complice la crisi, prima o poi è inevitabile che si arrivi alla resa dei conti. E se non li fa la Corte questi conti, allora è giusto che i tax payers reclamino a gran voce la nascita di quella famosa Agenzia delle Uscite per la cui creazione è stato presentato un disegno di legge prima dell’estate e del quale, ad oggi, non si sente più parlare. Un organo che stia finalmente dalla parte dei cittadini, che tenga sotto controllo i bilanci degli enti territoriali e le spese dello Stato, e che vigili affinché lo Statuto dei Contribuenti non venga sistematicamente violato. Questo, insieme all’abbassamento della pressione fiscale e alla certificazione del finanziamento pubblico ai partiti, deve essere il primo obiettivo di chi si candiderà a governare l’Italia nel 2013 per porre finalmente le condizioni di un rapporto paritario tra Stato e cittadino. Sono anni, infatti, che si sente ripetere la parola “casta”, ma poi nessuno fa nulla per limitare il potere di chi sta in cima alla piramide sociale. “Loro” possono impunemente far sparire milioni, mentre agli “intoccabili” che siamo “noi”, vengono spiati i conti bancari e a breve, con l’introduzione del redditometro, verranno spulciate anche le più piccole spese come l’abbonamento in palestra.

La corruzione, al netto degli sprechi, costa al Belpaese una cifra che si aggira intorno ai 60miliardi di euro annui ed è da considerarsi per difetto dato che frena sia gli investimenti interni che quelli esteri. Eppure lo Stato investe 2.865 milioni (cifra anche questa per difetto perché non tiene conto delle spese per la magistratura e la Guardia di Finanza) nella lotta all’evasione e solamente 300milioni per contrastare corruzione e sprechi. L’Agenzia delle Entrate recupera 10-12 miliardi di euro all’anno mentre la Corte dei Conti solamente qualche centinaio di milioni di danni erariali. Come si fa a chiedere continui sacrifici ai cittadini in una situazione di totale squilibrio come questa? Oggi, più che mai, c’è estremo bisogno di un Governo che accantoni per un attimo ciò che è necessario e faccia innanzitutto ciò che è giusto.

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