Sport e tricolore: “Via dalle maglie degli atleti sudtirolesi”

tricolore sudtirolodi GIULIO ARRIGHINI – La brace che cova sotto la cenere. Alla fine, l’identità è più forte di qualsiasi altra cosa e infatti in Sudtirolo la questione indipendentista è viva e vegeta ed è rappresentata in consiglio provinciale da voci che non perdono l’abitudine di ricordare chi sono e dove vogliono arrivare. L’ultima “provocazione è questa: “Via le magliette con il tricolore per gli atleti dell’Alto Adige, basta nazionali azzurre con sportivi di casa nostra”. lo chiedono gli indipendentisti del movimento Suedtiroler Freiheit ma non sono gli unici perché al coro si è unita anche la Svp. Tanto che l’assessore  provinciale Martha Stocker, ha già chiesto che la questione sia affrontata nella Convenzione per l’autonomia.

“Sono indignato – commenta al quotidiano l’Alto Adige – il consigliere provinciale di Alto Adige nel cuore Alessandro Urzì, perché la posizione espressa è stata espressa da una rappresentante del governo provinciale, in cui siede anche il Pd che si è letteralmente eclissato sull’argomento. Ma allora, chiariamoci: si vuole l’autonomia o la secessione? Le due parole non hanno lo stesso significato. Pare si vogliano i soldi dell’autonomia ma la libertà di rendersi indipendenti dall’Italia, con ogni sorta di artifizio, ora anche quello che fa leva sul valore puro dello sport usato come un manganello politico”.

Ma il dibattito pone una domanda: i sudtirolesi non sentono Roma la loro capitale. L’Italia, il loro stato. Annessi per forza, non ci stanno. Veniamo a casa nostra. La Lombardia, serva di più padroni, da Napoleone ai Savoia infine al fascismo, nato e morto a Milano, cosa si sente? Romana? Italiana? I lombardi sarebbero capaci di chiedere di portare la loro bandiera e quindi i loro simboli alle competizioni?

Questione di coraggio. E tanto, anche. Quello che ai lombardi manca da secoli.

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