SPAGNA, GIA’ 65 MILIARDI DI DEPOSITI PORTATI VIA DALLE BANCHE

di VERCINGETORIX

Default multipli, ritorno alla lira, alle pesetas e perfino ai franchi? Fine dell’euro, separazione dell’unione monetaria, frantumazione dell’Unione Europea; pare una catena senza fine, eppure ci sembra ancora pura fantascienza.  La fine delle moneta unica per la stampa e gli economisti europei non è più un tabù, ma sembra proprio essere una futura previsionne.
E’ l’immagine più emblematica di una crisi finanziaria. Centinaia e centinaia di persone in fila per ritirare i propri risparmi dalle banche, spaventati da una possibile insolvenza delle stesse. La corsa agli sportelli oggi è in parte scongiurata da fondi di tutela dei depositi garantiti dallo stato, ma ormai è chiaro che governi e istituti di credito sono sempre più legati a doppio filo in questa grave crisi finanziaria che da oltre due anni imperversa nella zona euro. E in Spagna la situazione nel settore bancario può essere definita già “drammatica”.

Non sono stati toccati ancora livelli come in Grecia, ma la direzione intrapresa dalle banche spagnole sembra la stessa. L’incubo degli spagnoli potrebbe diventare clamorosamente realtà e per questo i correntisti stanno cominciando a ritirare i loro risparmi dalle banche. Secondo Ubs, negli ultimi mesi è avvenuto un deflusso di 65 miliardi di euro di depositi dalle banche iberiche. Si tratterebbe così di una fuoriuscita netta del 5,2% stimata nel giro di un anno (da aprile 2011 a aprile 2012).
Ormai comincia ad essere un’ opinione abbastanza diffusa sulle serie possibilità della fine dell’euro. Di recente il quotidiano di Madrid, El Paìs, ha scritto un’ articolo da considerarsi forse la più lucida analisi mai fatta fin’ ora dalla stampa europea sulla fine della moneta Comune.E comunque il giornale spagnolo,  individua quattro punti e in tutti i casi il cittadino medio, tra sei mesi, non potrà più permettersi un caffè al bar. Vediamo nel dettaglio:

1° scenario: La Spagna torna alla peseta, il cambio è lo stesso del 2002. La recessione è brutale ma è compensata dai picchi di esportazioni e turismo, grazie alla svalutazione decisa dalla Banca di Spagna. E’ lo scenario meno pessimista, che segue le previsioni di Capital Economics (centro di ricerca inglese) secondo cui l’uscita dall’Euro convenga alla Spagna.
I trattati non permettono l’espulsione o l’addio forzato all’Unione Monetaria?  Risponde la storia: gli choc economici e politici hanno portato al crollo di altre unioni come l’URSS o la Yugoslavia.

2°: Torna la peseta, che si svaluta del 40%, la disoccupazione sale al 23%, il Pil perde tra i 30 e i 40 punti percentuali: l’addio all’euro è una catastrofe, come spiegano gli esperti di UBS, Citigroup e Rabobank. Il motivo è semplice: i privati e le imprese, prima che sia troppo tardi, svuoterebbero le casse delle banche spagnole per portare i propri risparmi altrove.

3°: La Spagna esce dall’area euro e bisogna fare in fretta, ci vuole un “corralito” (misure economiche adottate nel 2001 in Argentina dove  si effettuò la serrata delle banche per evitare il ritiro dei risparmi). Le banconote diventano “euro peseta”, una sorta di euro svalutato, con un’astuzia tecnica per passare gradualmente a una nuova moneta. Secondo il gruppo giapponese di servizi finanziari Nomura, il debito privato interno e gran parte del debito pubblico si potrebbero convertire nella nuova moneta.

4°: Tutto continua con la stessa lentezza con cui Angela Merkel e le istituzioni europee ci hanno abituato: continuano gli aiuti ai paesi in difficoltà e viene abbuonata gran parte del debito di Italia, Spagna e Portogallo, così come è stato già fatto in Grecia. Il caffè costa sempre 1 euro e 50, ma i tagli di bilancio e le politiche di austerità sono sempre più duri: meglio ordinare una tisana!
La rivouzione in Islanda è la risposta a tutti questi mali !!! Viva gli Islandesi !

 

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