Sono le bandiere dei popoli a vincere a Bruxelles

RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO
di GIULIO ARRIGHINI E ROBERTO BERNARDELLI*

Mentre una parte di Francia, e la stampa al seguito, raccontavano che domenica la nazionalista e patriottica Marine Le Pen aveva sbaragliato la sinistra, sancendo l’avanzata populista e postfascista del Fronte Nazionale, a Bruxelles un altro popolo, domenica 30 marzo, ben diverso da quello che esalta gli stati nazionali come la signora Le Pen e i suoi nuovi alleati italiani, ha rivendicato con almeno 40mila presenze nel centro storico della capitale dei burocrati, quale sia il vero futuro e l’ambizione dei popoli: l’autodeterminazione. La modernità non è la lingua francese obbligatoria per tutti, né l’esclusivo ripetitivo “no euro o no immigrati” per raccogliere solo il voto dell’esasperazione, per non cambiare però la costituzione degli Stati e rispettare le identità delle regioni, che sono il vero motore economico e culturale dell’Europa alternativa a Bruxelles.

Il futuro è nel diventare padroni e liberi a casa propria rivendicando la propria identità territoriale rispetto al centralismo di chi difende il nazionalismo, gli Stati nazione, la centralità delle capitali che poi dipendono comunque da altri interessi sovranazionali. Non ha sfilato, a Bruxelles, ad esempio, la neoassociazione costituitasi a Roma con altri uomini del Nord, per difendere le patrie. Quali? Quelle delle bandiere nazionali? E infatti non c’erano, mentre c’erano le bandiere regionali alla manifestazione dell’Icec (ICEC- Commissione internazionale dei cittadini europei, www.europeancitizensdecide.eu), e  Indipendenza Lombarda c’era con la sua delegazione assieme ai catalani, ai  baschi, agli scozzesi, ai sudtirolesi, agli autonomisti delle Fiandre.
L’evento, che sigilla la raccolta di 550mila firme, per chiedere all’Europa che a ciascun popolo sia riconosciuto il diritto di votare il referendum per la propria autodeterminazione,  si è fondata sull’adesione al seguente principio:
“Io sostengo questa iniziativa perché il diritto universale di autodeterminazione dei Popoli Europei trovi piena espressione nell’Unione Europea come diritto umano fondamentale e perché le sue istituzioni sostengano tutti i Cittadini Europei e le loro nazioni qualora volessero esercitare questo diritto”.
La petizione è stata sostenuta da molte personalità internazionali provenienti dai settori dell’istruzione, della cultura e della politica. Tra le altre cose, il rettore dell’Università di Barcellona, Djamel Ramírez e professore presso l’Università di Monaco di Baviera, Ulises Moulines.
La “Commissione Internazionale di Cittadini Europei” (ICEC) è stata creata per raccogliere tutte quelle organizzazioni, istituzioni ed individui che condividono la visione di un’Europa democratica sia nella teoria che nella realtà.  I movimenti sociali dalla Scozia, Catalogna, Fiandre e Paesi Baschi insieme ai rappresentanti sociali di altre nazioni europee e degli Stati membri useranno ICEC come punto focale, forum e luogo di incontro  perché, come uno dei padri dell’Unione europea ha dichiarato:  questa “…non è l’unione degli Stati, ma dei cittadini” (Jean Monnet).
C’è infatti un diritto, su tutti, che coinvolge tutta la sfera dei diritti, dall’educazione alla salute, dalla cultura al pensiero, alla mobilità, al sociale, al welfare, alla giustizia. Ed è il diritto all’autodeterminazione dei popoli. Riconosciuto dall’Onu, richiamato da Giovanni Paolo II nello storico intervento alle Nazioni Unite, garantisce al cittadino di poter decidere per via democratica, se costituire nuovi stati, riconoscersi sotto nuove bandiere.
Diceva papa Giovanni Paolo II parlando all’Onu:
“Possono esserci circostanze storiche in cui aggregazioni diverse dalla singola sovranità statuale possono risultare persino consigliabili, ma a patto che ciò avvenga in un clima di vera libertà, garantita dall’esercizio dell’autodeterminazione dei popoli. Il diritto all’esistenza implica naturalmente, per ogni nazione, anche il diritto alla propria lingua e cultura, mediante le quali un popolo esprime e promuove quella che direi la sua originaria “sovranità” spirituale. La storia dimostra che in circostanze estreme (come quelle che si sono viste nella terra in cui sono nato), è proprio la sua stessa cultura che permette ad una nazione di sopravvivere alla perdita della propria indipendenza politica ed economica. Ogni nazione ha conseguentemente anche diritto di modellare la propria vita secondo le proprie tradizioni, escludendo, naturalmente, ogni violazione dei diritti umani fondamentali e, in particolare, l’oppressione delle minoranze. Ogni nazione ha il diritto di costruire il proprio futuro provvedendo alle generazioni più giovani un’appropriata educazione”.
E, ancora: “(…) non solo l’eguaglianza di diritto tra tutti i popoli, ma anche la loro attiva partecipazione alla costruzione di un futuro migliore; non solo il rispetto delle singole identità culturali, ma la loro piena valorizzazione, come ricchezza comune del patrimonio culturale dell’umanità. Non è forse questo l’ideale additato dalla Carta delle Nazioni Unite, quando pone a fondamento dell’Organizzazione “il principio della sovrana eguaglianza di tutti i suoi Membri” (art. 2, 1), o quando la impegna a “sviluppare tra le nazioni relazioni amichevoli, fondate sul rispetto del principio dell’eguaglianza dei diritti e dell’autodeterminazione” (art. 1, 2)? E’ questa la strada maestra che chiede di essere percorsa fino in fondo, anche con opportune modifiche, se necessario, del modello operativo delle Nazioni Unite, per tener conto di quanto è avvenuto in questo mezzo secolo, con l’affacciarsi di tanti nuovi popoli all’esperienza della libertà nella legittima aspirazione ad “essere” e “contare” di più. Non sembri, tutto questo, un’utopia irrealizzabile. E’ l’ora di una nuova speranza, che ci chiede di togliere l’ipoteca paralizzante del cinismo dal futuro della politica e della vita degli uomini”.
Il principio di autodeterminazione dei popoli è una norma di diritto internazionale generale e inderogabile sancito dal Patto di New York.  L’accordo internazionale produce effetti giuridici (diritti e obblighi) per tutta la Comunità di Stati. E’ entrato in vigore in Italia con Legge statale n. 881 del 25 ottobre 1977 (ratifica ed esecuzione del patto di New York), secondo cui “Tutti i popoli hanno il diritto di autodeterminazione. In virtù di questo diritto, essi decidono liberamente del loro statuto politico e perseguono liberamente il loro sviluppo economico, sociale e culturale”.
A causa degli attuali fermenti indipendentisti e dei successi elettorali dei movimenti di autodeterminazione in Scozia, Catalogna, Paesi Baschi, Fiandre e Sud Tirolo,   l’Unione Europea deve affrontare, una volta per tutte, il tema dell’applicazione del diritto all’autodeterminazione.
La raccolta  di firme in tutta Europa è quindi una richiesta specifica alle istituzioni dell’UE, affinché applichi finalmente il diritto di autodeterminazione.
Noi per questo obiettivo ci battiamo e facciamo politica, gli altri per salvare se stessi alleandosi con i patriottismi nazionalisti che hanno svenduto l’Europa perché diventasse una democrazia eterodiretta, controllata da altri, per mano di Bruxelles.
*Segretario e presidente Indipendenza Lombarda
Print Friendly, PDF & Email

2 Comments

  1. Ma e proprio l.unione europea che non va attraverso una moneta che non e di proprietà degli stati all.atto dell emissione Dunque sarebbe meglio prima uscire dall euro oppure ogni stato indipendente faccia la propria moneta sovrana e di stato .Si possono avere relazioni europee anche con le proprie monete.L euro invece e solo una moneta privata che genera debito già all.atto dell.emissione prima ancora di prestarlo agli stati.Gli stati sovrani non chiedono in prestito la propria moneta

  2. “Tutti i popoli hanno il diritto di autodeterminazione. In virtù di questo diritto, essi decidono liberamente del loro statuto politico e perseguono liberamente il loro sviluppo economico, sociale e culturale”.

    Bisoga assolutamente realizzarlo.
    Piena solidarietà a Bernardelli. La libertà e le opinioni non si imprigionano.

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Articolo precedente

Il burocrate ti complica la vita, anche per mettere un Gazebo

Articolo successivo

Povera Italia: sono saliti a 9,2 milioni i cittadini in difficoltà