Scozia, i dieci giorni più difficili: welfare l’arma vincente del SI

di PAOLA BONESUFISCOPROBLEMI

La notizia ha fatto il giro del mondo.

Per la prima volta (in realtà la seconda, era accaduto anche un anno fa) un sondaggio indica che il SI è in vantaggio.
Si tratta di un’indagine svolta da YouGov, fino ad ora firma poco amica della campagna pro-indipendenza.
Escludendo gli indecisi, il SI raggiungerebbe il 51%, contro il NO fermo a 49%.

Poco importa che nella stessa convulsa serata sia uscito fuori anche un altro poll (Panelbase, stavolta) con il NO in vantaggio (52%) e il SI indietro (48%). Sostanzialmente situazione invariata, se si esclude il fatto che gli indecisi sarebbero diminuiti dall’8% al 4%, dividendosi equamente tra i due fronti.
L’unica informazione che è passata – grazie anche a Rupert Murdoch che l’ha anticipata su Twitter con toni altamente drammatici (“i risultati del sondaggio shockeranno la Gran Bretagna”) – è che il SI è ora in vantaggio.

La minaccia pare essere reale se il fronte del NO ha annunciato una veloce corsa ai ripari sul fronte devolution.
Se l’opzione indipendentista non vince, siamo pronti (davvero) a prendere provvedimenti importanti per garantire al più presto un ampliamento di poteri per il Governo Scozzese.
Nel caso il NO tornasse credibile su questo tema, il SI rischierebbe di perdere di nuovo e velocemente quel terreno acquisito dopo la gaffe di Alistair Darling, incapace di indicare in diretta tv 3 nuovi poteri da devolvere alla Scozia per permettere la creazione di nuovi posti di lavoro (ne avevamo parlato qui).
Per il SI è invece fondamentale mantenere al centro del dibattito il tema welfare/NHS, argomento che si è dimostrato in grado di spaccare il fronte Tories-Laburisti e di incidere sul voto degli elettori labour (un terzo dei quali voterà per il SI).

L’entusiasmo dei volontari indipendentisti è giustificato – due anni di campagna e finora #mainagioia – ma l’unico risultato che deve contare è quello del 18.
Da una parte si spera nell’effetto bandwagon, dall’altra si rischia che la possibilità concreta di un risultato così clamoroso porti al voto sostenitori del NO magari fino ad ora poco motivati o spaventi gli indecisi, anche in caso questi stessero timidamente pendendo verso il SI.
Se poi si perdesse, l’immagine sarebbe quella di un SI sconfitto nonostante i sondaggi (un sondaggio, lo so) lo dessero avanti. Quindi di un SI che si è fatto rimontare.

Mancano dieci giorni. Il SI deve riuscire a rimanere l’underdog della campagna, mantenere il pallino del dibattito spingendo sul welfare, sconfessare il NO sul tema della devolution.
Per i sondaggisti il gender gap si sta chiudendo. Rimangono però ancora gli anziani da conquistare, senza di loro non si avrà la maggioranza.

Il NO, invece, deve proporre una ricetta credibile per la devolution (e trovare il modo di farlo senza rompere il fragile equilibrio con Galles e Irlanda del Nord).
Non deve fare errori (vedi PatronisingBTWoman) e non perdere il vantaggio sull’elettorato femminile.
Deve spaventare i votanti in modo efficace e concreto, magari tirando in mezzo la punizione “già iniziata” da parte dei mercati finanziari (es. l’indebolimento della sterlina sul dollaro) e le sue conseguenze sulla vita quotidiana della popolazione.

In tutto ciò, una parte dell’elettorato ha già votato via posta.
Per loro i giochi sono fatti.

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