MA I 7 MILIONI SONO NELLA DISPONIBILITA’ DELLA LEGA O NO?

di GIANLUCA MARCHI

In questi giorni la politica romana è scossa dal caso di Luigi Lusi, il senatore del Pd, ora espulso dal gruppo, ex tesoriere della Margherita, che ha ammesso di aver utilizzato 13 milioni di euro dell’ormai defunto partito di Rutelli per fini propri. Lo scandalo è evidente e si lega alla enorme disponibilità di denaro che i partiti hanno a seguito di una legge immonda, quella sul cosiddetto rimborso elettorale, che ha fatto rientrare dalla finestra, ma in maniera assai più ricca, quanto era uscito dalla porta, cioè il finanziamento pubblico dei partiti abrogato nel 1993 a seguito di referendum.

Il meccanismo perverso che inonda di quattrini i partiti ben al di là delle spese che sostengono (il rimborso elettorale dovrebbe appunto essere un rimborso spese, invece è un finanziamento camuffato) lo ha ottimamente spiegato ieri Giancarlo Pagliarini su queste pagine. Oggi vorrei soffermarmi su un aspetto un po’ più delicato. Lusi, in quanto tesoriere, manovrava i fondi della Margherita e per lui è stato un giochetto semplice impossessarsene per acquistare ville e appartamenti. Anche perché i vari margheriti devono essere un po’ polli se non si sono mai accorti, fino a pochi giorni fa, che gli erano spariti da sotto il naso 13 milioni di euro. L’inchiesta, comunque, ci dirà se Lusi ha goduto anche di complicità, oppure come appare più probabile ha fatto tutto da solo. Che poi politici navigati come Rutelli, Fioroni, Marini, Franceschini e Compagnia siano caduti dal pero, probabilmente dipende anche dal fatto che i partiti navigano ormai nell’oro al punto,che una somma pari 25 miliardi delle vecchie lire può sparire da sotto il naso senza che nessuno ne soffra.

Facciamo ora un passo indietro di alcune settimane. E’ arcinoto a tutti che la Lega Nord è stata investita a sua volta da una bufera riguardante l’impiego dei quattrini provenienti dal finanziamento pubblico: i 7 milioni di euro finiti in Tanzania (anche se praticamente sono investiti altrove, e il paese africano sarebbe stato solo una triangolazione) per un investimento deciso dal cassiere verde (e non al verde!), Francesco Belsito, componente non secondario del cerchio magico-malefico.  Al riguardo i maggiorenti della Lega che hanno appreso con stupore e sconcerto la notizia dai giornali stanno ancora attendendo spiegazioni dettagliate nel Consiglio federale, il massimo organo decisionale del movimento.

E tuttavia un qualche parallelo con il caso Lusi potrebbe non essere del tutto peregrino. E’ stato infatti scritto da più parti, senza che risultino smentite al riguardo uscite da via Bellerio, che quella bella sommetta potrebbe far capo alla Pontida Fin, la principale società che da sempre gestisce le operazioni leghiste, e che possiede anche la sede di via Bellerio oltre ad alcuni altri beni immobiliari. Si sa che i soci della Pontida Fin sono Umberto Bossi, Manuela Marrone e Giuseppe Leoni. Dunque la domanda da porsi a questo punto è una sola: ma i fatidici 7 milioni venuti a galla grazie a un’inchiesta di un giornalista del Secolo XIX di Genova, e magari altri fondi di cui non si sa nulla, sono nella disponibilità della Lega Nord oppure no? Perché se la risposta dovesse essere negativa, trattandosi di finanziamenti pubblici, qualcuno dovrebbe spiegare dove sarebbe la differenza sostanziale rispetto al caso Lusi/Margherita. Anche perché, e qui siamo nel campo delle ipotesi, ma piuttosto inquietanti, qualche alto papavero leghista comincia a pensare che i 7 milioni potrebbero non tornare più indietro.

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