Sistema imprese in rosso: quasi 25mila aziende in meno nel primo trimestre

di GIORGIO CALABRESI

Il sistema delle imprese italiane “chiude in rosso” il primo trimestre dell’anno con 24.490 imprese in meno ma riprende un po’ di fiato: in un trimestre che tradizionalmente consegna un bilancio negativo all’anagrafe delle Camere di commercio, il saldo del primo trimestre 2014 registra una decisa inversione di tendenza rispetto al 2013, quando all’appello mancarono oltre 31mila imprese. Tengono le societa’ di capitale (+9mila), aumentano i fallimenti (+22% ). Questo il quadro che emerge dai dati “sulla nati-mortalita’” delle imprese italiane nel primo trimestre dell’anno fotografati da Movimprese, la rilevazione trimestrale condotta per Unioncamere da InfoCamere.

“Sul risultato – secondo la rilevazione – ha influito, in particolare, il rallentamento delle cancellazioni (10mila in meno rispetto al primo trimestre dell’anno scorso, pari ad una contrazione del -6,7%), un dato che ha compensato fortemente il lieve calo delle iscrizioni (circa 3mila unita’ in meno rispetto al primo trimestre 2013, il 2,7%). In conseguenza di queste due dinamiche, lo stock delle imprese esistenti a fine marzo si attesta a 6.012.366 unita’, di cui 1.390.064 (il 23,1%) artigiane. Dal punto di vista delle forme giuridiche, il contributo positivo piu’ consistente al saldo e’ venuto dalle imprese costituite in forma di societa’ di capitali (+9.387 unita’ nel trimestre, in lieve aumento rispetto al 2013). Saldo positivo (+557 unita’) anche per le “altre forme” (sostanzialmente corrispondenti alle imprese cooperative)”. A livello nazionale, secondo lo studio, “tutte le regioni – con l’unica eccezione del Lazio, stabile – evidenziano saldi negativi, con in testa Friuli Venezia-Giulia (-1,17%), Marche (-0,81%) e Piemonte (-0,78%). Tra i settori, saldi positivi si registrano unicamente nelle attivita’ di noleggio, agenzie di viaggio e servizi alle imprese (+1.817 unita’, per una crescita superiore all’1%), nell’assistenza sociale (+332) e nella fornitura di energia (+213)”.

 “Rispetto al trimestre 2013 – si legge ancora – pur continuando a far registrare un segno ‘meno’ davanti al proprio saldo, i tre settori piu’ numericamente piu’ consistenti dell’economia evidenziano tutti un’inversione di tendenza, con perdite dello stock piu’ contenute rispetto a dodici mesi fa: le costruzioni (-0,98% contro -1,40%), il commercio (- 0,45% contro -0,59%) e le attivita’ manifatturiere (-0,65% contro -0,88%).  “La riduzione delle chiusure – ha commentato il Presidente di Unioncamere, Ferruccio Dardanello – e’ un segnale positivo, le imprese cominciano ad avvertire che il vento dell’economia sta cambiando e cercano di restare aggrappate al mercato per cogliere le opportunita’ di rilancio dei consumi”. “E evidente, pero’- ha aggiunto – che l’incertezza del quadro complessivo resta elevata e induce ancora tanti italiani a rimandare i loro progetti imprenditoriali. I provvedimenti economici in via di definizione devono sgombrare il campo da questa incertezza e restituire fiducia a chi vuole scommettere sull’impresa. Le riforme allo studio non solo devono essere fatte con urgenza, ma devono essere fatte bene e per durare. Agli imprenditori di oggi e di domani, piu’ che gli incentivi, servono norme piu’ stabili e piu’ semplici. Solo cosi’ si torna ad avere fiducia e dunque a investire, a creare occupazione e a crescere”.

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3 Comments

  1. Pienamente d’accordo Albert. Da quando siamo in democrazia i politici tendono a rispettare le nostre richieste,se abbiamo le idee chiare.Dove sono gli Ingegneri delle ristrutturazioni organizzative? Quando il concetto della trasparenza verrà assorbito come necessità morale di sopravvivenza civile?

  2. Se fosse stata a regime questa soluzione : http://chn.ge/1hEr01w forse le statistiche cambierebbero? Nessuno è in grado di fare una simulazione? Data la trasparenza già con 2 anni di anticipo si vedrebbero i trend, siamo noi che permettiamo ai politici di comunicarci i dati quando la frittata è fatta, da alcuni voluta. Vedendo i dati avrebbero potuto ridurre le tasse,con i soldi risparmiati con personale che lavora ma non produce. Al limite in certe situazioni avrebbero dato lo stesso gratis alle PMI. Potrebbero farlo ora anche i 20000 sindacalisti visto che si stà andando in deflazione, potrebbe essere un’idea, sono pagati da tutti coloro che lavorano. Alle risorse umane liberate, dalla soluzione,da aggiungere in
    aiuto, noi Stato siamo disposti a mantenere i loro stipendi anzichè come reddito di cittadinanza e solo per soddisfare una sorta di burocrazia diventata obsoleta grazie allo sviluppo tecnologico. In una situazione di
    necessità come l’attuale, questa specie di aggregazione di recupero energie disperse,
    sarà utile per permettere quella razionalizzazione strutturata per avere una rivalutazione dei patrimoni/capannoni e vedere l’agognata luce in fondo al tunnel?

  3. Non mi pare ci sia da esser contenti.

    La domanda è semplice.
    Perché uno dovrebbe aprire in italia un’azienda?
    Che condizioni favorevoli esistono?
    Quali vantaggi ci sarebbero?

    Aziende , da quelle individuali alle multinazionali, hanno prove che in italia si possa intraprendere liberamente, e proficuamente?

    A queste domande rispondono i numeri sopra riportati, numeri sulla cui attendibilità non scommetterei un centesimo.

    E dire che la percentuale di mortalità aziendale starebbe riducendosi non è altro che un esercizio di ipocrisia e falsità.
    Gli imprenditori italiani espatriano, e quelli che sono fuori non entrano in italia.

    Personalmente, se fossi giovane ed avessi un’idea imprenditoriale da attuare, sarei pragmatico, prima che italiano.
    Andrei dove la proprietà privata, il risparmio , il capitale, il lavoro e il sacrificio sono rispettati senza eccezioni.

    In italia non è così.

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