SI AL RICONOSCIMENTO LINGUE ROM E SINTI. NULLA PER IL VENETO

di GIORGIO CALABRESE

Si avvicina il riconoscimento delle lingue rom e sinti tra le minoranze linguistiche. La commissione Esteri della Camera, infatti ha approvato uno specifico emendamento in sede di ratifica della Carta europea delle lingue regionali. La norma è stata approvata, nonostante il parere contrario del governo elaborato dal ministero dell’Interno. L’emendamento è a firma del radicale Matteo Mecacci e di Jean Leonard Touadi (Pd). «Abbiamo proposto di modificare l’articolo 3 della legge di ratifica della Carta europea delle lingue regionali o minoritarie – spiega Mecacci – inserendo le lingue rom e sinti tra quelle riconosciute e aggiungendole dunque all’elenco già previsto dalla legge 482 del ’99 sulla tutela delle minoranze linguistiche».

In sostanza con l’emendamento Mecacci-Touad, anche agli idiomi rom, finora esclusi dal novero delle minoranze riconosciute, vengono applicate le misure previste dalla Carta europea sulle lingue minoritarie, che l’Italia sta ratificando. Ma secondo l’Opera Nomandi non è ancora sufficiente, quella approvata  dalla commissione Esteri della Camera equivale ad una «dichiarazione d’intenti», quello che serve «veramente per il riconoscimento delle minoranze linguistiche di rom e sinti è l’inserimento nei diritti previsti dalla legge 482 del 1999. Massimo Converso, presidente dell’Opera nomadi ricorda come i »rom e sinti sono 200.000 in Italia, l’80% parla roman, una lingua che deriva dall’antico sanscrito. La legge 482 escluse i rom e i sinti in quanto considerati minoranza non radicata sul territorio. Ma in Italia, invece, possiamo citare diversi centri con presenza numerosa e storica, come a Melfi dove sono oltre il 10% della popolazione e sono l da oltre 600 anni«.

In commissione Affari esteri e comunitari, inoltre, il governo ha espresso parere negativo a quell’emendamento. Secondo quanto riferisce il relatore Mario Barbi (Pd), il parere elaborato dal ministero dell’Interno ha infatti “negato l’esistenza stessa della minoranza rom e sinti”, invitando a osservare che l’attuale legislazione italiana non la riconosce come minoranza. Come riferito da alcuni parlamentari, il sottosegretario agli Esteri Staffan De Mistura, che rappresentava il governo in commissione, si è però dissociato dal parere del Viminale di cui ha dato lettura: “Mi sono affidato alla Commissione Esteri e al Parlamento che sono sovrani su una questione di questo tipo”, ha aggiunto de Mistura: “ho letto parola per parola il parere del ministero dell’Interno alla Commissione Esteri. Allo stesso tempo, avendo recepito i dubbi della Commissione e avendo io stesso un passato di difesa dei diritti delle minoranze all’Onu, ho espresso a livello personale la mia convinzione di condividere la posizione di coloro i quali ritengono che la norma sia equa”.

A quel punto Barbi ha chiesto al governo “se avesse intenzione di prendersi una pausa di riflessione: la commissione avrebbe potuto accantonare per il momento l’emendamento Mecacci-Touad per dare il tempo al governo di approfondire la sua posizione. Ma il governo non ha chiesto alcuna pausa – spiega Barbi – e si è andati direttamente al voto«. Il Pd e parte del Pdl (tra gli altri il deputato Gennaro Malgeri) ha votato dunque contro il parere del governo e a favore dell’emendamento Mecacci-Touad. Barbi si è astenuto.

La ratifica della Carta europea sulle minoranze dovrà ora concludersi in commissione, poi il testo passerà al voto dell’Aula. Questo passaggio sulle lingue rom e sinti è comunque destinato a sollevare nuove polemiche anche e soprattutto da parte di chi si batte per il riconoscimento della lingua veneta e del popolo veneto, che invece non rientrano in questo novero.

Print Friendly, PDF & Email
Articolo precedente

BANCHE: I MANAGER GUADAGNANO 85 VOLTE UN LAVORATORE MEDIO

Articolo successivo

IL FRUNTI DICE NO ALL'OSSERVATORIO DELLO STRETTO