BOSSI CEDE IL PASSO: “MARONI E’ IL BENE DELLA LEGA”

di GIANMARCO LUCCHI

 

«Oggi la Lega si compatta e torna la forza politica principale del Paese»: lo ha detto Umberto Bossi, riferendosi all’incontro con Roberto Maroni a Besozzo. I due sono seduti su una panchina dietro il palco del comizio. «Maroni? È il bene della Lega»: lo ha detto Umberto Bossi, rispondendo ai giornalisti che gli chiedevano se voterebbe Maroni come segretario federale al Congresso. « Io voto per il bene della Lega – ha detto Bossi – e lui è il bene della Lega». Una volta salito sul palco per il comizio accanto all’ex ministro dell’Interno, Bossi ha subito detto ai militanti «io e Maroni siamo d’accordo su tutto, anche perchè quando è nata la Lega c’eravamo solo noi due, ed è questo il legame che ci unisce». Il presidente della Lega ha poi mostrato di apprezzare che Maroni lo abbia definito come «un fratello maggiore». E proprio in virtù di questo legame, Bossi ha continuato a ironizzare sul dossier che sarebbe stato confezionato nei confronti dell’ex ministro, ribadendo che se lo avessero chiesto direttamente a lui tante informazioni le sapeva già, tanto erano note. Secondo Bossi, infatti, «i dossier lo hanno fatto per recapitarlo sulla mia scrivania e dimostrare che Maroni voleva i soldi», ma è stato solo un tentativo di «spaccare la Lega». Il Senatur ha anche fatto un riferimento che sarebbe stato fatto a denaro destinato da Gheddafi a Maroni, congettura liquidata però con una risata.

«È il tempo che chi si è preso i soldi si faccia da parte». Così Umberto Bossi, seduto al fianco di Roberto Maroni, ha risposto a chi gli chiedeva  se si andrà avanti compattamente a «fare pulizia» nella Lega. «Un pò ci vergognavamo di quello che è accaduto, ma la gente ha capito, ha capito anche che se qualcosa è andato storto è perchè c’è stato un raggiro». Lo ha detto Umberto Bossi ricordando di essere andato anche «con un sentimento di vergogna» al primo comizio dopo lo scandalo.

«Ieri pioveva, oggi c’è il sole e lo abbiamo fatto uscire noi»: con questa battuta Roberto Maroni ha voluto mostrare la sua soddisfazione ai giornalisti per l’ incontro con Umberto Bossi a margine di un comizio elettorale a Besozzo.

CALDEROLI: VOLEVO DARE LE DIMISSIONI, MA MI HANNO MANDATO A QUEL PAESE

Roberto Calderoli voleva dare le dimissioni dalla Lega, ma è stato stoppato da Bossi, Maroni e Manuela Dal Lago. «Non potevo non vedere l’esempio di Bossi. Appena saputo del mio coinvolgimento – ha spiegato Calderoli – secondo quanto è emerso dalle intercettazioni, sono andato dal presidente a dare le dimissioni, ma Bossi mi ha detto ‘tu resti lì. Dopo due giorni, mi sono recato da Maroni e dalla Dal Lago: mi hanno mandato a quel paese e preso a male parole, aggiungendo ‘tu devi continuare’».

Calderoli auspica che non avvenga una spaccatura della Lega nella quale ci sono correnti da qualche tempo. Lo ammette lo stesso esponente del triumvirato a margine di una manifestazione della Lega a Jesolo, sottolineando che «le correnti purtroppo stavano nascendo, anche se non potevamo dirlo perchè avrebbero distrutto l’unità della Lega». Calderoli spera che il movimento rimanga coeso e che non si arrivi ad una rottura: «ci auguriamo che non accada».

SIN.PA.: L’ULTIMA RIDOTTA DEI BOSSIANI DURI E PURI

La guerra interna alla Lega Nord – sebbene il cerchiobottista Roberto Cota predichi si debba ritrovare coesione (forse perché altrimenti rischia di entrare lui nel mirino di epurator?) e Roberto Calderoli applauda alla coesione ritrovata intorno al suo caso di una casa (o forse di più case? c’è qualcuno a cui è venuto qualche dubbio su un appartamento milanese…) – ora trova un’altra frontiera, quella del Sindacato padano, che formalmente è ancora guidato da Rosi Mauro, la quale non appare intenzionata a mollare ed ha invitato Umberto Bossi alla tradizionale battellata del suo sindacato (che si terrà sabato 28 per celebrare il 1° maggio), ormai trasformato nella ridotta delle truppe bossiane.

Comunque ripercorriamo un paio di botta  e risposta avvenuto ieri.

BOTTA. «Evidentemente avevamo riposto fiducia in gente sbagliata e stiamo pagando e pagheremo elettoralmente . Abbiamo raggiunto livelli di paranoia e farsa; da 15 giorni, alla Lega si sta facendo un processo che neanche alla camorra e alla mafia è stato fatto». Lo ha affermato l’europarlamentare della Lega Nord, Matteo Salvini, in un’intervista a «Mattino24» su Radio24. «Moralmente -ha aggiunto Salvini- va usato bene ogni centesimo di euro che arriva dal contribuente o dal militante, anche se non c’è reato non fa niente, bisogna essere rispettosi del denaro». Infine una battuta sul sindacato padano, il Sin.Pa., presieduto da Rosi Mauro: «Ho provato a lavorarci più di una volta ma onestamente non ho mai trovato grandi riscontri. In futuro potrà essere condotto in maniera più efficace, visto che purtroppo non mi sembra che abbia centinaia di migliaia di iscritti».

RISPOSTA. Salvini si occupi della leadership del partito e non del gruppo dirigente del sindacato, che ha struttura e statuto autonomi dalla Lega: così Alessandro Gemme della Segreteria del Sindacato. «Purtroppo a dispetto di quanto sostenuto da Salvini, dobbiamo riscontrare la mancanza di aiuto proprio da parte di molti leghisti e tra questi anche dello stesso Salvini, nella sua qualità di Consigliere Comunale di Milano. Il riferimento è nello specifico ai rapporti con le ex municipalizzate, di cui il Comune di Milano è azionista di maggioranza; i nostri iscritti infatti hanno subito e subiscono diverse discriminazioni proprio in queste aziende dove la politica ha un peso determinante, tanto che non si contano le cause ancora attive nei tribunali. Comunque indipendentemente da questo, il SIN.PA. continuerà la sua azione in difesa dei propri iscritti e dei propri delegati in queste aziende anche con le sue sole forze come avvenuto fino ad oggi». «Inoltre in riferimento alla leadership del SIN.PA., Salvini farebbe bene a preoccuparsi della Lega e non del Sindacato. Sarebbe opportuno non perdesse mai di vista il fatto che il SIN.PA. ha una propria struttura e un proprio statuto del tutto autonomi dal movimento. Pertanto i dirigenti del sindacato vengono decisi dai delegati del Sindacato e non da esterni», ha concluso Gemme.

Come si può facilmente intuire i venti non sono affatto di pace. Già a Bergamo Maroni aveva immaginato di avere finalmente un vero Sindacato padano, guidato da un padano vero, dando un giudizio tranchant sulla segreteria di Rosi Mauro. Ma la segretaria, sebbene buttata fuori dalla Lega, non decade automaticamente dalla guida del Sin.Pa. che, dunque, rischia di essere una sorta di “ridotta” per organizzare la difesa delle truppe bossiane, in parte sbaragliate ma non disperse. E intanto il previsto incontro chiarificatore (o finale!) fra Bossi e Maroni pare destinato a essere rimandato dopo le elezioni del 6 maggio: nel frattempo c’è da credere che assisteremo ad altre puntate di questa tragicomica telenovela in salsa leghista.

SONDAGGI: PER IPR MARKETING LEGA AL 6%, MENO 3 PUNTI IN UNA SETTIMANA

Sondaggio Ipr Marketing per il Tg3. Guardando ai partiti, l’ultima rilevazione registra il forte arretramento della Lega a seguito degli scandali sugli illeciti relativi all’uso improprio del finanziamento pubblico.
Rispetto due settimane fa, quando aveva il 9/9,5%, la Lega perde 3 punti e si attesta oggi al 6% perdendo quindi circa un terzo del suo elettorato.
Degli elettori in uscita dalla Lega, il 60% al momento va ad ingrossare le fila degli indecisi e non sembra guardare ancora ad alternative di voto sul mercato dei partiti, il 20%, si rivolge, invece, al partito di Grillo e solo il 10% all’ex alleato di governo, ovvero il PdL.

Per quanto riguarda i due partiti maggiori, sia PD che PdL crescono rispetto alle precedenti rilevazioni. Il Partito Democratico raggiunge quota 28,5% con un incremento dell’1,5%, mentre il Popolo della Libertà dopo mesi di continuo calo fa registrare una inversione di tendenza tornando a crescere (23%;+1%).

In leggera crescita anche Italia dei Valori oggi al 7,5% (+0,5%) e il Movimento a 5 Stelle che si attesta al 5,5%. In calo invece Futuro e Libertà che scende al 2,5% perdendo mezzo punto rispetto alla scorsa rilevazione.
Sostanzialmente stabili gli altri partiti con l’UDC all’8,5%, Sinistra e Liberà al 7% e gli altri partiti che si attestano tra l’1% e l’1,5%.


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