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Sinistra e indipendenza 1/ Veneto è chi il Veneto fa!

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di LUCA POLO –  Una mattina, ci siam svegliati (oh bella ciao) …e ci siamo accorti dell’esistenza di una sinistra veneta identitaria, autonomista, sovranista. A tratti indipendentista.

Le sinistre in Catalogna, Scozia, Paesi Baschi etc.., nelle aree cioè che costituiscono l’avanguardia dell’esercizio del diritto di autodeterminazione in Europa, sono di fatto il cuore ed il motore di questo processo, di questa rivoluzione.

A noi invece ci è toccato di vivere in un posto dove gli esponenti del PD si presentarono in Consiglio Veneto con le coccarde tricolori appuntate ai baveri delle giacche e dei costosi tailleur per protesta nazional-patriottica-unionista il giorno della votazione in aula della legge 16 (referendum indipendenza).

Il 25 aprile il Veneto si è accorto dell’esistenza di una sinistra indipendentista (Sanca), di una sinistra non meglio definibile come genericamente propensa all’autogoverno (Centri Sociali), ma anche e soprattutto il Veneto si è accorto di un primo positivo effetto del referendum per l’autonomia (tanto osteggiato dall’indipendentismo radicale): all’interno della principale forza politica della sinistra in Veneto si è generata una frattura riguardo questo tema tra unionisti ed autonomisti una volta posti di fronte alla scelta di sostenere ufficialmente l’una o l’altra opzione di voto all’imminente referendum del 22 ottobre. Si perché sembra si siano accorti che i loro elettori non siano poi così tanto unionisti come i vertici veneti del partito, anzi, sembra che una fetta consistente se non maggioritaria degli elettori del Partito Democratico in Veneto vedano di buon occhio la battaglia autonomistica. Sembra poco, ma è un passo in avanti importante rispetto alle posizioni nazional-patriottiche tricolori da coccarda di solo un paio di anni addietro.leonrebelde

Poi arrivano in Piazza San Marco i centri sociali con il loro “Leon Rebelde” a darci una notizia sconvolgente: il nostro amato San Marco era nero. Beh… lo sapevamo anche prima che ce lo venissero a dire i centri sociali …e allora? Di che cosa stiamo parlando?

C’è stato uno storico salto di qualità che portò tra il 2009 ed il 2010 alla morte delle idee etno-nazionaliste di matrice verde per far rinascere l’indipendentismo veneto moderno sotto lo slogan “Veneto è chi Veneto fa”, slogan per lo più sfuggito a chi pensava di entrare in piazza San Marco a scontrarsi con facinorosi fascisti e razzisti, e si è trovato invece davanti un gruppo eterogeneo di persone e famiglie di ogni estrazione sociale e politica che giustamente non ha raccolto una provocazione semplicemente spedita all’indirizzo sbagliato. Se dici razzista o fascista a un indipendentista veneto (se ne facciano una ragione i centri sociali come anche i media di regime che amano mescolare ad arte l’indipendentismo veneto con lo “sloganismo” fascio-populista verde) l’indipendentista si gira per vedere a chi lo stai dicendo dietro di lui, perché quella cosa lì, a lui, non lo riguarda affatto.

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A qualcuno era sfuggito che “Veneto è chi Veneto fa” è il minimo comun denominatore della maggior parte delle fazioni del variopinto mondo indipendentista veneto. A qualcuno era sfuggito che gli statuti e i relatori degli eventi di questi movimenti parlano di diritti umani, in primis quello che ancora trova più ostacoli al suo reale esercizio, ovvero l’autodeterminazione. A qualcuno è sfuggito che questi movimenti sociali e politici difendono di lotta alla discriminazione razziale, sessuale, religiosa. A qualcuno è sfuggito che, salvo qualche ex leghista che ancora non si è liberato dai danni cerebrali di anni di bombardamento di idiozie etno-nazionaliste e non ha ancora sufficientemente maturato il cambiamento culturale del moderno indipendentismo veneto (e talvolta ancora scrive scemenze vergognose e verdognole sui social parlando solo per se stesso), la gran parte degli indipendentisti veneti per non dire la quasi totalità (certamente la totalità dei loro portavoce ufficiali) ha da tempo già fatto il grande salto culturale: Il Veneto appartiene a chi sposa la cultura e lo stile di vita veneto, a chi crede e condivide i nostri valori storici, etici, sociali, del lavoro ed anche quelli di accoglienza e solidarietà. Del cognome e del colore delle persone ce ne fottiamo.

Ma l’indipendentista veneto è prima di tutto un “Democratico” che lotta per costruire una società più giusta sul modello della democrazia diretta svizzera. In quanto difensore della democrazia l’indipendentista veneto rigetta ogni totalitarismo sia esso di matrice fascista (l’altro ieri), di matrice comunista (ieri) o di matrice mondialista (oggi). A qualcuno è sfuggito che da più di sette anni movimenti politici e sociali lavorano capillarmente ed instancabilmente sul territorio per dire a quei veneti schiacciati dal genocidio culturale e dalla rapina fiscale che no, non dobbiamo imbracciare le armi come puntualmente qualcuno grida dal pubblico durante gli eventi, ma che dobbiamo marciare compatti pacificamente per la democrazia al fianco dei Catalani e degli Scozzesi in primis, ma anche oggi dei Baschi, dei Gallesi, degli Irlandesi, dei Corsi, dei Tirolesi e di tutte le culture della casa europea che stanno aprendo la via ad una nuova era. Che da sette anni questa macchina avanza inesorabilmente portando avanti la vera rivoluzione culturale e politica del nostro tempo nonostante il ritardo dei centri sociali veneti e della penisola incapaci di capire ed interpretare questo cambiamento epocale, questa battaglia di democrazia e avanguardia dell’esercizio dei diritti umani universali. Che cinque anni fa raccoglievamo lo zero virgola di consenso politico elettorale e che oggi siamo oltre il 5,2% delle ultime regionali. Ma siamo già cresciuti ancora e continueremo a farlo perché noi siamo l’avanguardia rivoluzionaria della nuova Europa dei popoli. Siamo l’unico movimento, seppur ancora in parte frammentato, a non avere una testa ed un “capo” fuori del Veneto. Gli unici a battersi per questa terra e per la difesa della sua cultura e della sua gente. Anche e soprattutto degli ultimi.poloEU

Chissà perché gli indios del Chiapas o i baschi hanno il sostegno della sinistra nella lotta di emancipazione, ma ai veneti invece devono tenere la testa piegata e continuare a subire il genocidio culturale italiano, devono accettare passivamente il razzismo anti-veneto che da sempre ci rappresenta popolo di ubriaconi, razzisti, evasori e troie, il tutto in evidente antitesi con la statistica. Misteri della sinistra italiana!

Tra pochi mesi la Catalogna andrà al voto in aperta disobbedienza alle leggi dello stato ed in piena armonia con l’esercizio dei diritti umani universali. Una disobbedienza civile per l’esercizio democratico che sarà un evento dirompente, rivoluzionario. Un processo generato dai movimenti di base di sinistra che hanno condizionato l’agenda politica prima dei partiti della sinistra e del centro sinistra, poi anche quelli del centro destra. Benvenuta sinistra “nostrana”, ben svegliati! La rivoluzione è adesso! E voi eravate in panchina…

Mettetevi il cuore in pace: non c’erano e non ci sono razzisti e fascisti in Piazza San Marco in 25 Aprile, non da quando poco meno di dieci anni fa cominciammo ad andarci in venti o trenta sfidando le istituzioni e la Digos avendo ben chiaro che la nostra era ed è una lotta di libertà e democrazia. C’erano e ci sono indipendentisti veneti. Di centro, di destra, di centro-destra, popolari, liberisti, libertari, cattolici, democristiani, riformisti o radicali… e da oggi e per sempre spero con tutto il cuore anche i “sinistri” (in realtà qualche minoranza di sinistra c’è sempre stata, ma mai organizzata in gruppi se non nel caso del piccolo ma tosto UPV – Unità Popolare Veneta).upv2

In quella piazza il 25 aprile da qualche anno ci sono i veri e soli rivoluzionari del nostro tempo.

La nostra è un’idea tanto antica da essere ultramoderna, la nostra idea è l’avanguardia per la costruzione di un mondo, di una Europa, più equa, più solidale. Ed attraverso una Europa più giusta la costruzione di un mondo più giusto. Una Europa più vicina alla realtà ed alla quotidianità dell’operaio, dell’artigiano, dell’insegnante, del ricercatore universitario, del poliziotto, del pensionato, della famiglia e di ragazzi costretti ad emigrare. La nostra è una idea rivoluzionaria ma mai utopistica, la nostra è una idea più che realizzabile, non inseguiamo chimere ma lottiamo per costruire una società migliore, più democratica, più attenta agli ultimi e capace davvero di aiutarli. Lo facciamo noi, insieme ai baschi, ai catalani, agli scozzesi, ai tirolesi, ai fiamminghi, ai gallesi, agli irlandesi, ai corsi. Lo facciamo convintamente e contemporaneamente agli altri popoli vivendo appieno la primavera delle mille culture europee che vogliono costruire la pace e la cooperazione nel continente sostituendo con il potere dei popoli e delle culture storiche europee quello delle banche, degli stati nazione ottocenteschi, delle lobby finanziarie.

Noi lo stiamo facendo, sul serio. Noi non spacchiamo vetrine e non bastoniamo proletari in divisa, noi cambiamo il mondo con la “rivoluzione del sorriso” che è partita dalla Catalogna e dalla Scozia e che passa inevitabilmente per il ribollente Veneto.

Amo la pluralità, sale della democrazia. Ma io vivo dentro un osservatorio previlegiato. In ICEC da anni coordiniamo e facciamo network tra movimenti sociali, partiti politici, rappresentanti istituzionali locali ed europei e il mondo accademico di Catalogna, Scozia, Veneto, Sud Tirolo, Paesi Baschi, Fiandre, Galles, Irlanda… Noi facciamo networking e lo facciamo avendo movimenti e persone all’interno della organizzazione e dello stesso board di estrazione politica diversa. Anche di orientamenti religiosi e sessuali diversi …e allora?

Nonostante questo, o forse proprio per questo, collaboriamo e lo facciamo bene perché la nostra comune visione di una Europa migliore, più democratica e più vicina alle esigenze delle persone è identica. Condividiamo la stessa idea di Europa, quelli di destra veneti o fiamminghi o tirolesi con quelli di sinistra scozzesi o catalani o baschi. Lottiamo per l’autogoverno e l’indipendenza delle culture storiche europee, in piena e totale cooperazione reciproca. Non ci dividono più gli orientamenti politici e gli stereotipi di “destra o di sinistra” perché abbiamo capito da tempo che il mondo è cambiato e che sul fronte della battaglia oggi si sfidano l’esercito mondialista dell’appiattimento culturale teso alla creazione di servi-consumatori globali, e l’esercito che continua invece a lottare per difendere l’identità, la cultura, il territorio, la tradizione popolare, la ricchezza della diversità delle tante diverse culture europee… la nostra unicità nella diversità. La nostra “umanità”.

(1- CONTINUA)

 

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