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Dalla questione inglese alla questione…padana

di ROBERTO BERNARDELLIBOSSI-D'ALEMA BICIPITE

Il primo ministro britannico, David Cameron, si prepara a rilasciare importanti dichiarazioni, dopo il referendum di ieri sull’indipendenza della Scozia. Il premier, riferisce il “Financial Times”, intende dare una risposta alla “questione inglese”.

Bene. A casa nostra avere forse sentito il presidente del Consiglio, dopo il plebiscito digitale veneto e dopo la legge per il referendum consultivo veneto sull’indipendenza, dire altrettanto? Molti laburisti hanno votato per l’indipendenza, il 18 settembre. Ma lo stesso primo ministro inglese non ha problemi a ricoscere che le diversità territoriali vanno riconosciute, affrontate, in altre parole, occorre trattare per evitare il peggio.

Invece….  Monti ha sempre preso per il culo il termine Padania, Letta ha ignorato le rivendicazioni del Nord, Renzi non ha mai speso una parola in proposito. Anzi. Invece Cameron, che è pure conservatore, lascia che il dibattito in Gb sia aperto e vivo.

Si è infatti impegnato, insieme al laburista Ed Miliband e al liberaldemocratico Nick Clegg, a trasferire più poteri al Parlamento scozzese, ma la promessa ha fatto infuriare molti parlamentari Tory. Ora sono attese le prime proposte di Downing Street per riformare la struttura di governo del paese e riequilibrare i poteri. I deputati conservatori chiedono che i parlamentari scozzesi non votino sulle questioni riguardanti l’Inghilterra se si tratta di materie, come la sanità o l’istruzione, la cui competenza è già stata devoluta a Edimburgo.

Michael Gove, capogruppo Tory, ha insistito sulla necessità che Cameron estenda le prerogative dei deputati inglesi a Westminster come contrappeso al trasferimento di ulteriori poteri alla Scozia. “L’interesse degli elettori inglesi deve essere tutelato”, ha dichiarato Gove, auspicando un riequilibrio per l’intero Regno Unito. Le proposte di maggiori concessioni all’Inghilterra da parte di Cameron, comunque, non dovrebbero spingersi fino all’ipotesi di creare un parlamento inglese autonomo. Ma il dibattito intanto è aperto.

In Italia, sarebbe roba da Marte. Finché esisterà un centrosinistra fatuo e un centrodestra che vive sulle fortune di un ottantenne, non ci sono margini di trattativa. Forse, incredibile a dirsi, fu più secessionista e devolutivo D’Alema, lui e quel patto delle sardine che decretava la prima fine di Berlusconi e un accordo con la Lega per fare il federalismo. Poi arrivarono le nebbie della seconda Repubblica, e restò solo la puzza di pesce, che, come sempre, parte dalla testa.

presidente Indipendenza Lombarda

 

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3 Comments

  1. Giacobini=socialisti=comunisti=fascisti=progressisti=democratici. Tutti questi son centralisti e lo stato sono solo loro i cittadini di serie A

    Veneti uniti : “podemo farghea “

  2. Tutti qui fanno finta di niente di fronte alla prova di grande democrazia dimostrata a tutto il mondo dagli inglesi. Forse perché parlandone implicitamente confermerebbe che qui la democrazia non esiste da un pò.

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