SIGNORAGGIO, IL PROBLEMA VERO E’ SAPERE COSA E’ LA MONETA

di MATTEO CORSINI

Ogni volta che leggo un articolo scritto da un signoraggista – come quello qui a lato di Vittore Vantini – noto alcuni passaggi che tendono a essere costanti: all’inizio c’è una ricostruzione più o meno dettagliata e più o meno corretta dell’attività delle prime banche di emissione; poi viene messo in evidenza il passaggio da sistemi in cui la moneta corrispondeva a una certa quantità di uno o più metalli preziosi agli attuali sistemi fiat. Dopodiché arriva, quasi inevitabilmente, la deviazione verso argomentazioni complottiste che finiscono, a mio parere, per far perdere completamente agli autori il contatto con la realtà e, di conseguenza, spingono gli stessi a individuare rimedi che, purtroppo, non sarebbero realmente tali. I signoraggisti individuano il problema non già nel sistema monetario fiat e nel principio della riserva frazionaria, bensì nel fatto che le banche centrali sono sovente società private, i cui azionisti sono prevalentemente altre banche. Questo da un lato consentirebbe alle banche centrali e ai loro azionisti di lucrare enormi profitti da signoraggio, dato che emettere moneta ha costi irrisori; dall’altro obbligherebbe gli Stati ad indebitarsi per ottenere la moneta con la quale coprire le spese pubbliche eccedenti il gettito fiscale. Gettito che non sarebbe neppure necessario se l’emissione di moneta fosse lasciata al popolo (suppongo che si intenda ai suoi rappresentanti, ossia allo Stato).

Credo che i signoraggisti potrebbero evitare di andare fuori strada se solo fossero meno ossessionati dal complottismo e si concentrassero un po’ di più su un punto di partenza ineludibile per ogni analisi sui sistemi monetari: la definizione di moneta. Non è di grande utilità, altrimenti, fare ricostruzioni storiche sull’attività delle banche commerciali e poi centrali e sul passaggio dal sistema aureo a moneta fiat.  La moneta è un bene che funge da mezzo generale di scambio, ossia un bene che i soggetti che effettuano transazioni economiche utilizzano volontariamente in contropartita di altri beni o servizi. In altri termini, è un bene che può essere scambiato con qualsiasi altro bene o servizio e che i soggetti che effettuano transazioni economiche tendono ad acquisire non per fini di consumo o produzione, bensì per cederlo a fronte di altri beni o servizi in successive transazioni.

Ritengo fondamentale porre una certa enfasi sulla volontarietà dell’utilizzo di un determinato bene come mezzo generale di scambio, ossia come moneta. Volontarietà che è essenziale affinché non vi sia la violazione della proprietà di uno dei contraenti e che è realizzabile solo in un contesto di libero mercato. Per essere utilizzato volontariamente e generalmente come moneta, un bene deve avere alcune caratteristiche, le più importanti delle quali sono la non deperibilità e la stabilità del suo valore che altro non è se non il potere d’acquisto di altri beni o servizi. Proprio perché la moneta viene acquisita non necessariamente per un utilizzo immediato, è fondamentale che sia un bene non deperibile e che il suo potere d’acquisto sia il più possibile stabile. Se così non fosse, in un’economia di libero mercato quel bene verrebbe sostituito da un altro per fungere da moneta. E’ evidente, quindi, che la quantità di moneta non può essere potenzialmente illimitata, altrimenti vi sarebbe una continua perdita di potere d’acquisto. In altri termini, la moneta perderebbe una caratteristica che ogni bene economico deve avere e che nel caso della moneta è di fondamentale importanza: la scarsità (come è noto, se un bene non è scarso non può essere un bene economico).

Non è affatto casuale che l’oro sia stato utilizzato per secoli come moneta: oltre a essere non deperibile, ben si presta a essere coniato in monete o lingotti e la sua relativa scarsità ha reso il suo potere d’acquisto relativamente stabile (molto più stabile di quello che avrebbero avuto altri beni). Si noti che non fu affatto una necessità la statalizzazione della moneta e che non lo sarebbe a maggior ragione oggi. Non è necessario che sia lo Stato a certificare il contenuto aureo di una moneta. Neppure sarebbe di per sé un problema l’utilizzo di cartamoneta o di moneta elettronica, a patto che l’emissione di mezzi di pagamento fosse coperta al 100 per cento da oro (in un libero mercato nulla impedirebbe che lo standard diventasse un altro bene, ma per comodità in questa sede si può supporre che tornerebbe a essere usato l’oro).

Dovrebbe a questo punto essere abbastanza comprensibile quale sia il principale problema che ogni sistema monetario ha affrontato e che dal 1971 è diventata la regola: un’emissione di banconote e altri mezzi di pagamento in notevole eccesso rispetto alle riserve auree disponibili. E’ venuto meno il fondamentale requisito della scarsità, e non è affatto casuale che il potere d’acquisto delle monete sia stato sempre decrescente, a ritmi più o meno elevati, soprattutto da quando è stato abbandonato ogni legame con l’oro.

La formale indipendenza delle banche centrali e il conferimento a esse del monopolio di emissione di moneta è stato giustificato con la necessità di evitare che i governi stampassero troppo denaro per far fronte a spese sostanzialmente senza limiti. In effetti non è che le banche centrali abbiano usato con morigeratezza la stampante monetaria, ma dubito che se la stessa fosse rimasta (o tornasse) agli Stati le cose sarebbero andate meglio (o andrebbero meglio in futuro). Semmai il contrario. Va da sé che in un sistema soggetto a iperinflazione la moneta non verrebbe più utilizzata, se non mediante l’imposizione da parte dello Stato. Ma in un sistema nel quale venisse totalmente meno la fiducia da parte dei soggetti economici nella moneta si svilupperebbe in tempi non troppo lunghi un mercato clandestino in altre monete e, in ultima analisi, si giungerebbe all’implosione del sistema monetario ufficiale.

I singoraggisti, che sembrano non dare importanza alla necessaria non illimitatezza della quantità di moneta, dovrebbero spiegare (se qualcuno lo ha fatto, io non mi sono mai imbattuto nella lettura di tale spiegazione) come potrebbe funzionare un sistema fiat in cui l’emissione e la gestione della moneta torna interamente allo Stato. Ma lo stesso varrebbe se invece di un monopolio dello Stato si volesse una privatizzazione della moneta. Cosa che ogni fautore del libero mercato (me compreso) vorrebbe, ma che non potrebbe funzionare se per moneta si intende quella fiat. In sostanza, non si risolverebbe nulla se ognuno potesse stampare moneta fiat (fiduciaria). Semplicemente, nessuno vorrebbe la moneta offerta dagli altri in cambio dei propri beni o servizi. Per il semplice fatto che nessuno (salvo nei casi di donazione volontaria) vorrebbe scambiare beni o servizi ricevendo cartastraccia.

In definitiva, quella di potere tutti quanti ottenere qualcosa in cambio di nulla di vivere, cioè, senza fare alcuno sforzo non è altro che una illusione.

Per ottenere qualcosa in cambio di nulla occorre che qualcun altro sia disposto a fare un dono, oppure si deve rubare o rapinare. I doni sono di certo compatibili con la libertà di tutti, ma non mi pare che possa esistere un sistema economico basato sul dono. Furto e rapina, al contrario, non sono compatibili con la libertà di tutti e non credo siano criteri desiderabili per regolare i rapporti tra individui.

Credo, quindi, che il problema sia il sistema monetario fiat, non chi lo gestisce. In ogni caso, i signoraggisti tendono a fornire una versione imprecisa anche in merito alla forma giuridica delle banche centrali e ai benefici del signoraggio. Probabilmente li deluderò, ma i principali beneficiari del signoraggio sono ancora gli Stati. Le banche traggono beneficio dal sistema a riserva frazionaria e dal ruolo di prestatore di ultima istanza svolto dalle banche centrali (traggono, cioè, vantaggio dall’inflazione), ma non traggono sostanziali benefici diretti dalla proprietà formale delle banche centrali. I vertici delle banche centrali, anche quando formalmente private, sono nominati dai governi e la gran parte degli utili realizzati dalle stesse viene retrocessa allo Stato. Lo stesso singoraggio non è in realtà pari alla quantità di moneta emessa (considerando che è sostanzialmente nullo il costo di produzione). Per i singoraggisti, poi, la circostanza che la moneta sia oggi basata sul debito è un male, ma in un sistema fiat se non lo fosse sarebbe ancora peggio.

Nei sistemi monetari fiat la moneta è emessa prevalentemente a fronte dell’aumento di debiti e si contrae se si riducono i debiti. Contabilmente la moneta è una passività per le banche centrali; quando una banca centrale emette base monetaria lo fa a fronte dell’acquisto di titoli (tipicamente) di Stato. Un esempio concreto: se la Federal Reserve vuole aumentare la base monetaria, acquista sul mercato dei titoli di Stato. Supponiamo che acquisti 100 dollari di titoli. A questo punto ha una nuova passività per 100 dollari, e un’attività per 100 dollari di titoli di Stato. Sui quali percepisce interessi. Alla scadenza dei titoli di Stato, se non rinnova l’operazione l’attivo cala di 100 e il passivo cala di 100. Quindi il lucro sono gli interessi.

I signoraggisti ritengono che tutta la base monetaria che c’è nel sistema sia un utile netto per le banche centrali e, indirettamente, per chi le controlla. Sbagliano due volte. La prima, perché è vero che le banche centrali creano denaro dal nulla, ma col sistema che ho sinteticamente descritto sopra. La seconda, perché anche quando possedute da banche private, la gran parte dell’utile viene retrocessa allo Stato. E le banche private, pur essendo sovente proprietarie, non determinano la politica della banca centrale (quanto meno, non in virtù del loro status di proprietari).

Lo Stato, quindi, beneficia direttamente degli utili retrocessi dalla banca centrale, e indirettamente per via del fatto che l’aumento di base monetaria avviene prevalentemente a fronte dell’acquisto sul mercato di titoli di Stato, il che, a parità di altre condizioni, comporta una diminuzione del costo del debito pubblico.

I singoraggisti ritengono che se lo Stato emettesse direttamente moneta non dovrebbe indebitarsi, né tassare i cittadini. In realtà, come ho già accennato, l’esito più probabile sarebbe l’iperinflazione e l’implosione del sistema monetario, perché verrebbero meno i già scarsi freni all’emissione di moneta che ci sono oggi. Lo stesso problema ci sarebbe anche se la banca centrale elargisse moneta a tutti quanti in base alle loro necessità (e in cambio più o meno di nulla). O se ognuno potesse emettere moneta fiat in proprio, come ho già scritto sopra.

La sostanza è che l’aumento della quantità di moneta fiat non equivale a un aumento reale di ricchezza e che solo un bene la cui offerta non è (e non può essere) potenzialmente illimitata può svolgere la funzione di moneta. In ultima analisi, il problema vero non è chi emette moneta, ma cosa è la moneta.

 

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47 Comments

  1. Se la Federal Reserve emette 100 dollari ha sempre 100 dolari disponibili, lo stato ha un debito di 100 dollari? Pazienza, il Giappone ha un debito di oltre il 200%. Il problema è che se ad emettere i 100 dollari è una banca privata è la banca privata che si è arricchita di 100 dollari, non è la stessa cosa.

  2. Esattamente quello che affermano gli economisti della MMT. rimane evidente: a patto che chi emette moneta sia onesto.
    Raffaele

  3. Se gli americani consentiranno mai a banche private di stampare il denaro dei cittadini stessi, giocando su inflazione e deflazione, le banche e le grandi imprese che cresceranno intorno ad esse priveranno il popolo delle sue proprietà, finché i figli si sveglieranno senza tetto nel territorio conquistato dai loro padri. Il potere di emissione va assolutamente tolto alle banche e restituito al popolo al quale esso appartiene propriamente. THOMAS JEFFERSON

    • attenzione,qui nessuno contesta che la gestione della moneta debba essere tolta dalle attuali grinfie.

      Alcuni però non vedono nello stato, l’attore giusto per decidere sull’emissione della moneta, e, con la visione liberale, si privilegia la precedenza all’individuo, mentre lo stato, così come lo conosciamo, dovrebbe sparire, sostituito da una struttura molto più evanescente.

      Riguardo poi all’emissione per la crescita, legandola al PIL in funzione antinflazionistica, la ritengo corretta, a patto che il PIL preso in esame non sia come quello attuale del Lazio, per l’80% composto da stipendi pubblici.

      Concludo con la considerazione che, come nel caso del governatore delle isole, sarebbe fondamentale l’onestà di chi emette la moneta, e qui si ritorna al confronto fra stato e libertari che invece vorrebbero la moneta creata non da un monopolista, ma come gli altri beni, da una pluralità di soggetti in libera concorrenza.
      Giusto, se si considera la moneta come un bene, un po meno se invece la si vede come un semplice titolo di credito a fronte di beni o servizi venduti……….,,,,,,,

      • Se lo stato sei tu attraverso il diritto alla democrazia diretta non vedo quali possano essere le preclusioni ad un vero STATO DI DIRITTO DEI CITTADINI con una propria moneta e soprattutto priva di signoraggio e DEBITO.

  4. Nel 1822, finite le guerre napoleoniche, di fronte alla necessità di ricostruire le infrastrutture del paese e rilanciare l’economia, il governatore delle isole decise di finanziare la spesa pubblica emettendo moneta, usata direttamente dallo Stato. Per garantire condizioni non inflazionistiche il governatore decretò che in caso di necessità si sarebbe ridotta la moneta in circolazione o si sarebbe provveduto a imporre tasse.
    Questo esperimento in cui l’emissione della moneta era legata al PIl dell’isola, dimostrò che questo tipo di emissione non generava debito e neanche inflazione.
    L’esperimento monetario è durato dal 1822 fino al 1836.

  5. Sono lieto che l’articolo abbia suscitato l’interesse di molti lettori. Non ho lo spazio (e il tempo, ahimè) per rispondere per esteso, ma vorrei fare alcune precisazioni.
    1) Se non fosse sufficientemente chiaro dall’articolo (e da altri che sono stati publbicati su questo giornale), io non difendo l’attuale sistema monetario. Io credo che il problema sia proprio il sistema fiat, e che non lo si risolverebbe nulla se a gestirlo fosse lo Stato e non la banca centrale. Semplicemente si arriverebbe prima all’iperinflazione, perché i politici avrebbero molto più incentivi a stampare denaro invece che contenere la spesa pubblica (e stsmpando denaro potrebbero anche evitare di aumentare le tasse).
    2) Per chi fosse interessato ai numeri sono reperibili navigando sui siti delle stesse banche centrali.
    3) Sulla definizione di moneta non ho molto da aggiungere. Per esigenze di spazio ho riassunto il tutto in poche righe, ma si può fare riferimento agli autori della scuola austriaca (indicati, tra l’altro, in un commento di Leonardo Facco) per approfondire la questione.
    4) In chiusira, vorrei ribadire che, a mio parere, né lo Stato, né la banca centrale dovrebbe disporre del monopolio sulla moneta; il mercato, la libera interazione tra una mltitudine di soggetti, dovrebbe stabilire quale bene debba fungere da moneta, e la sua produzione dovrebbe avvenire in un regime di concorrenza. Dubito, peraltro, che la moneta di mercato sarebbe simile a quella attuale. Non so se sarebbe l’oro, ma penso che l’oro funzionerebbe molto meglio della moneta fiat.

    • http://www.signoraggio.com se vuoi sapere qualcosa in più, visto che, al di la dei complotti che poco hanno a che fare con questa disquisizione, mi pare tu non comprenda che i politici in qualità di servi dei banchieri leccano il culo a questi ultimi. I politici devono semplicemente difendere lo status quo.

    • Lei dice testualmente:

      “Un esempio concreto: se la Federal Reserve vuole aumentare la base monetaria, acquista sul mercato dei titoli di Stato. Supponiamo che acquisti 100 dollari di titoli. A questo punto ha una nuova passività per 100 dollari, e un’attività per 100 dollari di titoli di Stato. Sui quali percepisce interessi. Alla scadenza dei titoli di Stato, se non rinnova l’operazione l’attivo cala di 100 e il passivo cala di 100. Quindi il lucro sono gli interessi.”

      Se la banca centrale emette 100 dollari e lo stato in contropartita 100 titoli di stato + interessi i 100 dollari tornano allo stato.

      Come fa lo stato stesso a pagare gli interessi alla banca centrale, dato che essi non sono in circolazione?

  6. Vero il signoraggio, cioè il costo d’emissione della moneta circolante, esiste ma è nella misura di 700 milioni in 10 anni. Quindi un costo irrisorio.
    Vorrei inoltre ricordare che la moneta “ha un corso forzoso” cioè imposto dall’autorità dello tato.
    Va aggiunto che la moneta cattiva scaccerebbe la moneta buona,(la gente tenderebbe a trattenere la moneta che conserva il valore e cedere la moneta che probabilmente perderà valore).

    • E tu come fai a saperlo, se per produrre una banconota da 50 euro occorrono 20 centesimi, ma lo stato si indebita per il suo valore nominale più gli interessi. COME FANNO AD ESSERE “SOLO” 700.000.000 in 10 anni?

  7. Tutti i commenti mi sono sembrati interessanti, e a tutti, laddove diventa difficile seguire il corso dei ragionamenti, penso sia corretto concedere il beneficio del dubbio. Al sig. Corsini però vorrei segnalare che circa due secoli di sistema bancario ci hanno consegnato un mondo in cui chi moriva di fame ne muore ancora e chi si trastullava con televisione, calcio e telefonini all’ultimo grido inizia a pendere dai cappi della disperazione. E non mi si ribatta che questo sistema ci ha permesso le nostre grandi conquiste di civiltà: il terzo mondo è stato retrocesso a quarto per poter inserire i nuovi poveri.
    Credo che tutto questo debba essere spazzato semplicemente via: se sarà una brezza civile o una tempesta rivoluzionaria lo diranno i prossimi mesi.

  8. Perciò io stampo moneta CHE NON MI COSTA NIENTE se non il prezzo della stampa e la segno AL PASSIVO ? Cioè come se mi fosse costata il suo prezzo nominale come carta moneta? Anch’io voglio farlo! Prendo carta da toilette, ci scrivo sopra 10000 EURO E LI SEGNO AL PASSIVO DEL MIO BILANCIO, a questo punto non mi resta che trovare uno abbastanza fesso da darmi in cambio 10000 euro di BTP, quando l’ho trovato, il giorno dopo me li vendo e realizzo 10000 euro non di carta da toilette ma di circolante. Adesso non mi resta che trovare qualcuno ancor più fesso che mi creda, quando gli dico che CI SONO ANDATO IN PARI, cioè che spendendo la carta da toilette ho avuto 10000 EURO di passivo e acquistando BTP 10000 di attivo e che facendo l’operazione inversa mi sono retati solo gli interessi. LA VERITA’ E’ CHE SPENDENDO LA CARTA DA TOILETTE IO HO AVUTO COME PASSIVO IL COSTO DEL ROTOLO DELLA SUDDETTA E FACENDO L’OPERAZIONE INVERSA MI RESTA UN UTILE DI 10000 EURO + INTERESSI – UN ROTILO DELLA CARTA DI CUI SOPRA

    • Viene segnata in passivo in quanto dopo essere stata creata, su carta o digitalmente, viene messa in uscita, verso lo stato a copertura di titoli o verso le banche (vedi le recenti della BCE sul mercato bancario).

      Per questo piccolo particolare i signoraggisti sbagliano obbiettivo.

      Alle banche centrali restano, a mio parere in modo ingiusto, “solo” gli interessi, mentre la moneta rimane nel circuito.
      Avete mai visto uno stato restituire i soldi dati da una banca in cambio di titoli? No. infatti, ad ogni rinnovo lo stato riapre semplicemente l’asta titoli.
      Per cui il signoraggio derivante dalla potestà di battere moneta, va considerato al netto del capitale, il quale non è più in possesso dell’emettitore. restano comunque i cospicui interessi su debito creato dal nulla.

        • è proprio quello che intendo dire io.

          L’importante è capire che il signoraggio attuale non comprende l’intera massa monetaria emessa come nel caso dei signori medievali, ma “solo” l’interesse che ne deriva, al contrario di ciò ce sostengono i signoraggisti.

            • UUUmammalapeppa !!!!!

              Intendo dire che i signoraggisti comprendono nella massa di guadagni (Signor-Aggio) al netto dei costi di produzione ,che chi emette moneta in regime di monopolio ricava, anche l’intero ammontare della moneta emessa, mentre invece ne contabilmente, ne fisicamente essa è nella loro disponibilità.
              Punto !
              Tanto per non farvi deridere dal primo neolaureato in economia che incontrate.

              Non ho la passione per l’arrampicata, sto solo attento a dove metto i piedi.

    • Sarebbe interessante una risposta a questo quesito?

      In che consiste la “perdita”?

      Noi poveri mortali tendiamo a volare basso dove si trova quel che rimane dell’economia reale…e da qui questa perdita non è molto comprensibile.

  9. So cos’è la moneta….oltre ad essere incompatibile con la Democrazia è la fonte di tutti i nostri problemi; senza moneta niente criminalità, corruzione furti prostituzione spaccio, niente tasse, niente disoccupazione, finalmente si possono fare le scelte giuste che ora sono legate al profitto. Prima ce ne liberiamo e meglio sarà per tutti….Possibile che non ci sia un’alternativa? Una l’ho trovata, cominciate a pensare fuori da questi vecchi schemi e la troverete anche voi, io non sono un genio!

    • Per questo deve essere controllata dallo stato o se piace maggiormente la definizione “DA NOI”. Controllata vuol dire non solo nella emissione MA ANCHE NELLA GESTIONE vale a dare durante il corso. Ove ve ne sia troppa deve essere LEGALMENTE ridistribuita. Non vi è bisogno di stamparne altra.

    • Infatti si vede da quello che scrivi. La moneta è oggi indispensabile. MA SOLO SE GLI DIAMO IL GIUSTO VALORE. Vale a dire ció che rappresenta …..un semplice misuratore econometrico. E’ chiaro che bisognerebbe impedirne qualsiasi accumulo per risolvere moltissimi problemi e per evitare le guerre

  10. che ridere questi ULTIMI bastioni, di cartapesta, che il Sistema erge sul WEB..

    son quasi teneri..
    ma quasi.

    in realtà ognuno dovrà assumere le proprie RESPONSABILITA’ per le scelte che sta facendo nello schierarsi CON IGB O CON IL POPOLO.

    intanto ridiamo, di questi “giornalisti” e dei loro “pezzi”

    😀 😀 😀 😀 😀 😀 😀

    • pascucci lei rida di sè stesso eventualmente e continui a leggere le idiozie sul signoraggismo e la moneta del popolo. Il tempo è galantuomo, ma lo studio non è un optional. Le do qualche consiglio gratis:
      Legga, in merito all’economia monetaria questi 4 autori (tradotti anche in Italia): MISES, HAYEK, JESUS HUERTA DE SOTO, ROTHBARD. La moneta non è argomento calcistico, dove chunque può raccontare la sua, per ridicola che sia.

      • Hai ragione infatti non siamo allo stadio, il tuo mi sembra UN GRAVE INSULTO A TUTTA LA DISCUSSIONE. Credo che tra qualcuno di voi serpeggi qualche colluso col sistema bancario che al momento opportuno proporrà aperture di conti …magari presso qualche fantomatica BANCA DI CREDITO COOPERATIVO…..ALTRO CHE INDIPENDENZA. Una nuova dipendenza…….

      • invece rido più di prima. mi viene sempre da ridere quando una persona mi consiglia “A” in modo SUPPONENTE (ed essendo supposta..).

        come se io NON avessi letto “A”, come se io non conoscessi “A”, come se io non avessi SUGGERITO – REGGETEVI ORA!! – sul mio sito IN HOMEPAGE* (vuol dire PRIMAPAGINA-DE-BRUTTOBRUTTOBRUTTO!) proprio di studiare quella “A” !! 😀 😀 😀 😀

        rido “Leonardo” e penso che tu sia “Flacco”. giusto? perché quando leggo il tuo post mi viene in mente, dal “tono”, la faccia di tale Leonardo Flacco (che ho avuto modo di NON apprezzare in video sparsi sul WEB).

        sbaglio? non è importante, è solo una curiosità..

        *per chi vuol veramente studiare: 05.01.2012: Moneta, credito bancario e cicli economici – Jesús Huerta de Soto [IN ITALIANO]

        una mia idea personale:
        «Signoraggio meet von Mises & Auriti»
        http://www.primit.it/forum/phpBB3/viewforum.php?f=61

  11. Il signoraggio è superato. Ora La BCE presta soldi all 1% alle banche private e queste si comprano i ns titoli al 5% lucrando il 4% di interessi sulla nostra pelle e quella dei ns figli. Tutto questo dopo che le banche private sono state salvate del fallimento con soldi pubblici.

  12. Vorrei definire il sistema monetaristico non un complotto ma una truffa. Per chi è interessato a sapere di più e di più “vero”, segnalo che una fondamentale teoria su di ciò può essere letta e studiata nella Collana “Labirinti”, diretta da G.Pasquale, edizioni Tabula fati. E’ uno studio del dott.Giacinto Auriti (il padre del Simec), denunciato dal potere e giustamente assolto. Il trattato è “Il Paese dell’Utopia”, curato da S.Pascucci e presentato da M.Solfanelli.
    Il denaro non deve essere di proprietà delle banche , ma del popolo!

      • Cos’è un complottista? Semplicemente un uomo che non si accontenta delle spiegazioni del governo, un ente criminale per il quale la menzogna è pratica quotidiana, e cerca, con i mezzi a sua disposizione, una più plausibile e più realistica descrizione degli eventi.

        “Una volta che uno Stato è stato stabilito,” Rothbard scrisse,
        Una volta stabilitosi lo Stato, il problema del gruppo o “casta” dominante è come mantenere il dominio. Mentre la forza è il modus operandi, il problema fondamentale e di lungo periodo è ideologico. Giacché allo scopo di restare in carica, ogni governo (non semplicemente un governo “democratico”) deve avere il sostegno della maggioranza dei suoi sudditi. Questo sostegno, va notato, non ha bisogno di essere attivo entusiasmo; può ben essere passiva rassegnazione come ad una legge di natura inevitabile. Ma sostegno nel senso di accettazione di qualche sorta deve essere; altrimenti la minoranza dei governanti dello Stato sarebbe alla fine vinta dalla resistenza attiva della maggioranza del pubblico. Dal momento che la spoliazione deve essere sostenuta dal surplus di produzione, è necessariamente vero che la classe che costituisce lo Stato – la burocrazia a tempo pieno (e la nobiltà) – deve essere una minoranza piuttosto piccola nel paese, benché possa, naturalmente, acquistare alleati tra importanti gruppi della popolazione. Di conseguenza, il compito principale dei governanti è sempre di assicurarsi l’accettazione attiva o rassegnata della maggioranza dei cittadini.
        Rothbard continua, “naturalmente, un metodo per assicurarsi del sostegno è attraverso la creazione di interessi economici acquisiti.” Tuttavia,
        questo… assicura solo una minoranza di zelanti sostenitori, e anche l’essenziale acquisto di sostegno con sussidi e altre concessioni di privilegi non fa ottenere ancora il consenso della maggioranza. Per questa essenziale accettazione, la maggioranza deve essere persuasa dall’ideologia che il suo governo è buono, saggio e per lo meno inevitabile, e certamente meglio di altre alternative concepibili. Promuovere questa ideologia tra il popolo è il vitale compito sociale degli “intellettuali”. Poiché la gran parte degli uomini non creano le proprie idee, né in realtà pensano a fondo queste idee in modo indipendente, essi seguono passivamente le idee adottate e disseminate dal corpo degli intellettuali. Gli intellettuali sono, quindi, i “modellatori dell’opinione” della società. E dal momento che è precisamente di un modellamento dell’opinione che lo Stato ha soprattutto disperato bisogno, la base per la secolare alleanza tra lo Stato e gli intellettuali diventa chiara.
        Un esempio particolarmente “venerabile” di questa alleanza fra lo stato e gli intellettuali è l’esistenza di quello che Rothbard chiama “storico[i] ufficiale o ‘di corte’, dedicato a fornire ai governanti l’opinione sulle azioni loro e dei loro predecessori.”

        È importante, ci ricorda Rothbard,
        inculcare nei suoi sudditi un’avversione per ogni “teoria cospirativa della storia”, perché una ricerca di “cospirazioni” significa una ricerca di motivi e una attribuzione di responsabilità per misfatti storici. Se, tuttavia, qualunque tirannia, o venalità, o guerra aggressiva imposta dallo Stato, fosse causata non dai dominatori dello Stato ma da misteriose e arcane “forze sociali”, o dalle imperfette condizioni del mondo, o, se in qualche modo, ciascuno fosse responsabile (“Siamo tutti degli assassini”, proclama uno slogan), allora non ci sarebbe alcun interesse per il popolo ad indignarsi o sollevarsi contro tali misfatti. Inoltre, un attacco alle “teorie cospirative” significa che i sudditi diventeranno più ingenui nel credere alle ragioni di “benessere generale” che sono sempre addotte dallo Stato per il suo impegno in ognuna delle sue azioni dispotiche. Una “teoria cospirativa” può sconvolgere il sistema facendo dubitare il pubblico della propaganda ideologica dello Stato.

        http://gongoro.blogspot.it/2010/02/il-bavaglio-ai-complottisti.html

  13. Egregio Corsini,
    complottistico o meno, questo sistema non sta in piedi, e prima o poi scoppierà.
    E’ indubbio che chi crea valore al costo di stampa e senza riserva ha una potenza enorme. Da qui la visione complottistica.
    Indubbio è che la moneta deve rappresentare un bene reale.
    Penso che la strada da perseguire sia quella indicata dal Prof. Auriti con il SIMEC http://www.simec.org/cose-il-simec.html .
    Saluti

  14. Apprezzabile lo sforzo di screditare i “signoraggisti”, ma stando alle Sue argomentazioni delle due l’una:
    – o ad un certo punto i titoli di Stato vengono venduti e quindi i soldi tornano alla banca centrale (e in questo caso i soldi a chi vanno? Se tornano di nuovo allo Stato tanto vale stampare moneta senza contropartita nei bilanci, saltando = ottimizzando = chiarificando alcuni passaggi contabili);
    – oppure gli Stati sono destinati ad indebitarsi all’infinito, ma solo sulla carta, cosa altrettanto assurda (a me risulta che lo Stato si indebita a fronte di infrastrutture, servizi, stipendi, costo del Parlamento, ecc. e per questo raccoglie i soldi attraverso la tassazione)

    Qualcosa non mi convince nel ragionamento e francamente non vedo perché la proprietà debba essere privata, visto che l’autorizzazione è subordinata a e garantita da leggi che di fatto costituiscono un monopolio, e come è noto i monopoli sono una prerogativa tipica degli Stati e non dovrebbero finire in mano ai privati. Dove i monopoli finiscono in mano ai privati si verificano cose poco buone, c’è qualcosa di marcio nel mondo. Fosse tutto pubblico si elimina ogni dubbio, no?
    Per dirla in modo semplice, l’emissione di moneta dovrebbe essere legata alla ricchezza o meglio alla produzione e alla quantità di scambi di un paese, la difficoltà sta proprio nel determinare la quantità di denaro da emettere, che a sua volta influenza la quantità degli scambi che nuovamente influenzano l’emissione. Si veda anche il periodo del primo 800 di Guernsey, http://it.wikipedia.org/wiki/Guernsey
    Alla BCE fanno proprio questo, cercano questo equilibrio e utilizzano piccoli squilibri per regolare il mercato. Se la leva viene azionata troppo potrebbero darsi delle brutte sorprese.
    La BCE rappresenta un interesse squisitamente collettivo e pubblico, ergo le singole banche, che talvolta somigliano ad associazioni per delinquere, non ci devono mettere piede. E’ tecnicamente opportuno tenere la BCE separata dai politici, ma non dalla Polis, i manovratori devono essere eletti.
    Se “I vertici delle banche centrali, anche quando formalmente private, sono nominati dai governi” e se è opportuno non lasciare in mano ai governi la possibilità di stampare moneta, allora mi pare che non la soluzione attuale non sia affatto buona.
    Ad ogni modo, attualmente soltanto le banche centrali nazionali di 17 paesi europei sono autorizzate alla sottoscrizione e alla detenzione del capitale sociale della BCE, e quindi almeno la BCE in linea di principio è “pubblica”. Chi poi detenga o controlli le singole banche centrali nazionali è un capitolo a sé, suppongo che ci saranno notevoli diversità tra i singoli Stati.
    Non vedo allora quale sia il problema nel trasformare la BCE in una istituzione pubblica al 100%, il problema reale è la carenza di legittimità democratica di tutte le istituzioni della comunità europea. I “signoraggisti” e tutti i complottisti hanno purtroppo gioco facile proprio per questa ragione.
    Personalmente non avrei nulla in contrario anche se qualcuno ci guadagna sopra, ma almeno che avvenga alla luce del sole e che le persone, almeno i diplomati o laureati, siano messi in grado di capire. Ed in questo senso condivido il titolo dell’articolo., ma con rispetto parlando, anche Lei parte da premesse più o meno dettagliate e corrette, ma ad un certo punto non riesco più a seguire il suo discorso, proprio come mi succede con i “signoraggisti.”
    O lasciamo questi discorsi agli economisti oppure è auspicabile che chi scrive si documenti bene e fornisca le prove delle proprie informazioni / affermazioni. Io faccio un altro mestiere e non ho il tempo di approfondire, ma sarebbe bello che chi scrive in rete fornisca qualche riferimento, magari qualche estratto di un bilancio della BCE o qualche link a qualche autorevole fonte dalla quale si evinca che gli utili tornano “in gran parte” agli Stati, perché ho seri dubbi che il meccanismo sia così lineare.

    Su queste cose più che di sentenze c’è bisogno di ricerca, approfondimento e chiarezza (oggi si parla tanto di trasparenza).

    Mi sono dilungato troppo, si permetta allora anche a me di chiudere con una affermazione indimostrata (ma credo facilmente dimostrabile): un sistema basato sul debito è diabolico e alla lunga comporta l’implosione del sistema economico oltre che finanziario con grave danno per tutti i creditori che non sono, per fortuna o per scelta, anche debitori.

    Cordiali saluti
    AF

    • Eh eh, l’ottimo incipit di questo commento racchiude tutto il senso sull’uso e il fondamento della moneta.

      Un piccolo appunto per Corsini:
      lei è così sicuro che la moneta possa essere definità un bene?
      lei è così sicuro che bisogna basarsi solo su un mondo di cose “finite” come insegna la scuola austriaca, o non è meglio dare valore all’azione umana, potenzialente infinta, altro paradigma Osterreich (tralasciando per un attimo l’incompatibilità fra questi due archetipi all’interno della stessa scuola) ?

      • Se lò’azione umana non produce cose finite, che azione è? Lei Marco, si nutre di aria buona e belle parole, o anche di lavoro e materia? Non di solo pane vive l’Uomo…ma anche di pane sì!

      • La moneta è necessariamente un bene, come insegna proprio von Mises nel suo trattato Human Action in considerazione della teoria della regressione. Se si ripercorressero a ritroso gli scambi, anche a partire da una moneta puramente fiat, come l’euro, arriveremmo comunque ad uno scambio primordiale o iniziale in cui il bene utitlizzato come moneta (l’oro) aveva valore di merce, questa è la ragione per cui qualsiasi moneta è alla sua radice una merce. Una volta tutto ciò era perfettamente chiaro per gli operatori economici che non si lasciavano gabbare dalle varie monete tagliate con metalli vili o da esperimenti più o meno avventurosi di carta moneta. Solo noi moderni gonzi beviamo quotidianamente la favola che la moneta è un’entità astratta liberamente stampabile da chicchessia. Concordo pienamente con l’articolo, quindi, il problema non è tanto che il monopolio dell’emissione monetaria sia in mano ai banchieri (non solo centrali, ma anche a tutte le banche commerciali che operano con il sistema della riserva frazionaria), ma la stessa esistenza di una moneta fiat endemicamente inflazionistica e pertanto necessariamente destinata a determinare un ciclo continuo di alternanza tra boom e crisi economiche. Reintroduciamo un gold standard al 100% unitamente alla piena libertà bancaria e saremo liberi dagli Stati (che non potranno più stampare moneta e non avranno più soldi), dall’inflazione e dagli effetti negativi dei cicli economici. Avremo una moneta veramente internazionale e senza frontiere (l’oro) che invece di perdere valore ogni anno ne acquisterà proporzionalmente allo sviluppo economico e al progresso.

    • Perché, in sintesi, come le ha appena letto nell’articolo (se lo ha letto bene) la capacità dello Stato di emettere moneta in proprio senza alcun vincolo esterno verrebbe presto distorta in una spirale iperinflazionistica, dato che non avrebbe nessun limite nello stampare moneta per sostenere la propria spesa (l’emissione sarebbe automatica). Esempi passati ce ne sono molti, recenti c’è lo Zimbabwe.
      Lei descrive un sistema ideale, l’articolista un sistema reale.

      • Invece di citare sempre lo Zimbawe (il chiodo fisso dei cerebrolesi di “informazione corretta”) citiamo gli Stati uniti d’America Alla fine del 2010 il congresso ha votato una legge che consente la parziale valutazione dei conti della Federal Reserve ad opera del GAO, Government Accounting Office, qualcosa come la Corte dei Conti .
        Da essa, «abbiamo appreso che nel 2008 (i banchieri centrali) hanno creato 17 trilioni che hanno prestato alle banche, per lo più alle banche gestite dai membri del consiglio d’amministrazione della FED, e a numerose grandi imprese come General Electric».(Audit The Federal Reserve Reveals 16 Trillion in Secret Bailouts)

        Tutto ciò in segreto, e con falsi contabili vistosi.

        Per esempio, l’ammontare ufficiale e approvato dal Congresso del primo salvataggio (il famoso TARP del 2008) era di 800 miliardi di dollari; menzogna, dato che la sola Goldman Sachs – la banca che ci governa e ci salva tutti – ha ricevuto 814 miliardi. E tutto all’insaputa del Congresso (il potere legislativo che in teoria dovrebbe autorizzare l’emissione) lasciato a litigare e dividersi sulla copertura di un deficit di 1,5 miliardi, mentre 16-17mila miliardi gli passano sotto il naso.

        Questo è l’esempio di cosa fanno i banchieri centrali privati. E poi c’è qualcuno (povero ignorante) che ha ancora paura di cosa potrebbe fare lo stato!

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