Siamo tutti Gianluca Marchi

di GIOVANNI SALLUSTI*

Alzarsi, primo caffè, il boato acefalo del notiziario da cui ricavare un’idea, un’idea purchessia una, setacciare i territori, aggiornare il sito e il titolo, soprattutto il prossimo titolo… È la vita di chi dirige, crea, produce (il giornalismo è molto più che un mestiere intellettuale, è qualcosa che ha a che fare con la fattura e con l’azione) un quotidiano online d’opinione, non posso dirvi sia bella, perché sarei parte in causa, posso assicurarvi che è interessante. Solo che stamattina Gianluca Marchi, direttore de L’Indipendenza e vero uomo del mestieraccio, non si è svegliato come al solito. È stato svegliato alle cinque di mattina da otto carabinieri, che in casa sua, prima dell’alba, cercavano: armi, munizioni, veicoli blindati, divise militari, mappe strategiche, documenti falsi, forse persino la bomba H… A Marchi, già direttore de La Padania e caporedattore di Libero nella splendida stagione degli albori, sotto Vittorio Feltri, contestano i reati che contestano a tutti gli altri indagati “secessionisti” della giornata (mappa inappuntabile della vicenda nel pezzo della nostra Francesca Carrarini). Sostanzialmente, terrorismo con finalità eversive. Ma non voglio parlare dell’intera umanità coinvolta, sicuramente vi s’annida del folklore facilone che non fa il gioco di una cosa serissima comel’autodeterminazione personale e collettiva, anzi. Forse ci troverete, ci troveranno, anche oggettive istanze violente, che se saldate alla singola dimostrazione di singoli reati andranno perseguite.

No, lo dico chiaro, a me qui interessa solo il caso di Marchi, sarò ancora padrone di scegliere il tema di un editoriale, in questo Stato grottesco. Sì, è grottesco, è una scena tragica in una cornice comica, è un aborto del diritto, quello Stato che inchioda gli individui al reato d’opinione. Perdipiù, vigliaccamente, senza avere il coraggio di chiamarlo tale, negandoci perfino l’ammissione della propria illiberalità, e nascondendolo dietro altro. A costo di rottamare la logica e prima ancora la decenza, l’estetica minima delle istituzioni. Massì, in fondo Marchi potrebbe anche essere un terrorista… Capiamoci, se non è così, se davvero ci credono, alle accuse mosse, è ancora peggio. Se per loro davvero costruire quotidianamente un giornale attorno a idee eccentriche, tambureggianti, fastidiose (vi sono idee degne di questo nome che non lo siano?), non arretrare, portare il diritto di critica alle sue estreme, e legittime, conseguenze, è terrorismo, perfetto, siamo tutti terroristi. E le armi, sono i pc e le tastiere. Con quello sono usciti da casa di Marchi, con un pc. Capite, cosa gli rimprovera, il sistema marcio del burocraticamente corretto, non certo i singoli, e immaginiamo imbarazzati, carabinieri? Di scrivere, di comporre quella particolare specie di prodotto che sono le notizie e i commenti, forse di pensare. Gli contestano di fare un giornale d’opinione dissonate, troppo dissonante, dall’opinione dominante, di credere nell’indipendenza dei popoli come diritto originario e di saldare sopra questo libero convincimento un’attività di mobilitazione intellettuale, di affrontare il guazzabuglio dell’attualità dimorando in questo punto di vista, orgogliosamente, tanto da dichiaralo nel nome della testata. Gli contestano, cioè, l’esercizio del pensiero e la pratica della sua espressione. Quello che non gli contesterebbero mai in nessuno Stato moderno e liberale. Cari giudici, procure e tribunali italici, date un occhio oltre le vostre lenti ideologiche, date un occhio alla più grande democrazia del mondo. C’è una famosa sentenza della Corte Suprema americana, che assolse un gruppo di contestatori accusati di aver dato fuoco alla bandiera a stelle e strisce. Proprio in quella bandiera, a dire dei giudici, c’erano le ragioni inoppugnabili della loro assoluzione: la libertà d’espressione, che ovviamente può manifestarsi anche contro la bandiera stessa. Purtroppo noi siamo italiani, direbbe col suo sorriso normalizzatore Gianluca, oggi. Caro Gianluca, avresti ragione. E noi, da giornale che si colloca in un altro punto di vista, seppur contiguo al tuo, quello del diritto individuale e della libertà d’intrapresa, oggi siamo interamente con te. Siamo tutti Gianluca Marchi.

* Direttore de L’Intraprendete

 

Grazie, Giovanni. Troppa grazia, queste tue parole financo mi imbarazzano un po’. E comunque ho deciso di riprendere il tuo editoriale non tanto per la mia persona, ma per il ragionamento che sviluppa, indipendentemente da chi ne è oggi involontario protagonista. E’ vero, purtroppo siamo italiani, e queste sono le conseguenze…

glm

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5 Comments

  1. “(L’aggiunto) fece prendere dei lumi(…), passò in sala seguito dagli altri gendarmi(…) -Prima di continuar la perquisizione -diss’egli- domanderò Loro ciò che avrei domandato prima se il Loro contegno fosse stato migliore. Mi dicano se tengono armi o pubblicazioni sediziose o carte, sia stampate che manoscritte, ostili all’Imperial Regio Governo -” (FOGAZZARO, Piccolo Mondo Antico, Parte Seconda). Ma quelli erano tempi di oscurantismo, di repressione poliziesca, di illibertà!!! Oggi abbiamo la costituzione più bella del mondo e viviamo in un sistema democratico ( e pazienza se è ancora vigente il codice fascista di Alfredo Rocco, con i suoi reati d’opinione).

  2. La libertà in italia, la penisola italiana, è una parola priva di sostanza.
    In italia, sempre la penisola, sono fondamentali e fondanti l’ipocrisia, il buonismo, il credo catto-socialista, la correttezza politica da accattoni, la malafede e il furto da parte delle varie caste di potere.
    A spese della gente comune.
    La costituzione italiana, quella vera, quella su cui si basa il comportamento e il rapporto tra persone e tra persone e potere è la seguente, semplicissima.
    1) siam tutti uguali.
    2) volemose bene.
    3) tengo famija.
    4) tirammo a campà.
    5) accà nisciuno è fesso.

    Ecco perché i potenti se ne approfittano.

    Quando la maggioranza dei sudditi rinuncerà a questo infame pentalogo , allora e solo allora potrà cambiare qualcosa.
    Penso che in veneto stiano aborrendo questi assiomi italici , e anche in fretta.
    Veneti, non dovete avere paura.
    Non dovete avere paura di chi vi teme.

  3. Profondo rammarico per una cosa assurda e incredibile, allucinante forse è il termine adatto.
    Giusto qualche giorno fa si parlava di magistratura Italica e se ci si potesse fidare o meno …
    Speriamo non sia da fare di tutta l’erba un fascio.

  4. Figurati, dovuto. È barbarie fasciocomunista, niente di più. Ma purtroppo neanche niente di meno… A presto, alla prossima battaglia

  5. No ghe xe façiłoni Salusti

    1) el stado tałian lè el mal asoludo
    2) mai credar a coel ke conta łi tałiani contro i veneti
    3) coalsiasi asion ke fasa łi boni veneti par lebararse del stado tałian ła xe senpre ben fata en grasia de Dio e conforme al dirito natural.

    Mi so veneto e sto co i veneti senpre, armi o no armi; el stato talian el ga łe armi el ne ga xa copà pal pasà e ancò anca el ne minaça de violensa, prasiò naltri veneti a ghemo ogni dirito de leberarse de sto mostro.

    Buxato el gheva contà ke semo endependenti però basta na coestura par enpedirghe l’exerçisio de ła soranetà veneta … sto referendo lo ghemo fato o no?
    Fora łe bàle Buxato, mi a ghe so, ndemo tuti fora de caxa a torse ła łebartà!.

    Naltra roba ke podarisimo far tuti xe n’aoto denunça ke condividemo en tuto e par tuto coel ke łi ga pensà e łi ga fato łi nostri fradei endagà e arestà, sentenara de miłara de aotodenounçe, sensa temansia, sensa paura.

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