Si dimezza la vendita dei quotidiani

di REDAZIONEgiornali (1)

Oggi in Italia si vende poco più della metà delle copie di quotidiani che si vendevano venticinque anni fa. Dal 1990, anno del massimo storico delle vendite, con poco meno di 7 milioni di copie giornaliere, si è scesi sotto i 4 milioni. Parallelamente crescono i lettori di quotidiani online e dei siti web di informazione. Un cambiamento che comporta anche un cambio di paradigma anche all’interno delle redazioni giornalistiche. E’ quanto rileva il 48° Rapporto del Censis sulla situazione sociale del Paese. Questa sostanziale modifica La quota di italiani che fanno a meno dei mezzi a stampa nella propria ‘dieta mediatica’ è salita a quasi la metà della popolazione (47%). Il 20,8% della popolazione legge i quotidiani online e il 34,3% i siti web d’informazione. I lettori di quotidiani online più forti appartengono alla fascia di età adulta (tra i 30-44enni il dato raggiunge il 31,8%).

I siti web di informazione non legati direttamente ai quotidiani sono preferiti anche dai più giovani (il 43% tra 14 e 29 anni, il 52,4% tra 30 e 44 anni). Mettendo a confronto i dati relativi alle vendite di copie cartacee dei quotidiani e agli abbonamenti dei loro corrispondenti digitali nel luglio 2013 e nel luglio 2014, il rapporto fa notare come le prime hanno continuato nel trend regressivo, registrando un calo del 9,8%, mentre i secondi hanno fatto registrare un incremento del 57% (+186.000 unità). Come conseguenza di questo scenario, riferisce ancora il Rapporto, si registrano flessioni nel numero dei giornalisti occupati in tutto il settore editoriale. Nel 2013 il calo più pronunciato si è registrato nei periodici (-7,7%), seguiti dai quotidiani (-5,6%) e dalle agenzie di stampa (-3,9%). In media, il ridimensionamento della forza lavoro giornalistica è stato del 6,1%, pari in valore assoluto a 602 unità lavorative nei confronti dell’anno precedente.

Tra il 2009 e il 2013 il numero dei giornalisti fuoriusciti dal settore dell’editoria giornalistica è stato di 1.662 unità, di cui 887 nell’area dei quotidiani (-13,4%) e 638 in quella dei periodici (-19,4%) . E se gli iscritti all’Ordine dei giornalisti restano sostanzialmente invariati (112.046 contro i 110.966 del 2011, con un aumento dell’1% circa), sono cambiate però le condizioni alle quali i giornalisti lavorano. Tra il 2000 e il 2013 si è ridotto il lavoro dipendente (-1,6%) ed è cresciuto quello autonomo (+7,1%). Se nel 2000 il lavoro autonomo era svolto da poco più di un giornalista su tre, nel 2012 i giornalisti freelance sono diventati 6 su 10.

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