SESSANTOTTINI: DALLA RIVOLUZIONE ALLE PENSIONI D’ORO

di REDAZIONE

Volevano incendiare il mondo, volevano fare la rivoluzione proletaria, volevano imporre un nuovo ordine sociale, distruggere la borghesia e fondare una nuova umanità. Sono quelli della generazione che nel ’68 hanno avviato la stagione di proteste studentesche che si sono progressivamente allargate in forme sempre più violente a fasce del sottoproletariato, prima che il tutto sfociasse nella lotta armata delle Brigate Rosse contro lo Stato e le sue regole.

Si lamentavano che la polizia fosse armata, che opponesse troppa resistenza alle loro cariche nel cercare di contenere la loro furia devastatrice: protestavano e la stampa di sinistra dava loro pieno ascolto. Si pretese che i poliziotti fossero mandati a sedare le rivolte che scoppiavano qui e là disarmati contro gente armata di bottiglie molotov, pistole automatiche e mitragliette kalashnikov. Ora, dopo aver sobillato le folle, incitato alla sovversione contro l’ordine costituito ed aver tutto sfasciato senza contribuire a creare niente, i protagonisti di quella oscura stagione sono andati in pensione e verso lo Stato che elargisce loro vitalizi e pensioni da nababbi adesso nessuna protesta, non hanno nulla da ridire, adesso va tutto bene. Oddio, va precisato che queste elargizioni sono quanto previsto dalle leggi vigenti, quelle fatte da quelli che adesso beneficiano di privilegi incredibili, quelle leggi che la nostra generazione vorrebbe cambiare perchè inique ed inaccettabili. Ma certo fa impressione vedere un proletario incendiario come Mario Capanna, la cui impresa più sensazionale di tutta la sua esistenza fu quella di tirare uova marce sulle pellicce delle signore della Milano-bene all’uscita dalla Scala, recarsi ogni mese alla posta a ritirare i suoi 9725 € netti, che a Natale con la 13a diventano 19.450 €, di cui 5000 € per i suoi 5 anni da consigliere della Regione Lombardia, e 4725 € per i suoi 4 anni da deputato. Chissà che ne pensano quei suoi coetanei operai per i quali lui si “batteva” che pure loro stanno in pensione, ma dopo 40 anni passati alla catena di montaggio ed a 1175 € al mese. A chi è convenuta la lotta proletaria? La condizione di chi è cambiata in meglio?

Oltre che per i fatti della Scala, le cronache ricordano Mario Capanna per essere stato “da piccolo” il segretario del Movimento Studentesco e poi da “grande” di un movimento, Democrazia Proletaria, contiguo e sostenitore delle Brigate Rosse, nonché per essersi infilato sistematicamente in tutte le manifestazioni di piazza dell’epoca. Ecco, questa è stata la vita di “duro lavoro” condotta da Capanna che dovrebbe giustificare una pensione di 9725 €. Il quale Capanna, peraltro, ormai da anni s’è ritirato nel suo ranch alla texana dalle parti di Città di Castello, dove si diletta, e guadagna, con coltivazioni bioagricole. Alla domanda se ritenga giusti e giustificati questi privilegi della casta politica, Capanna ha avuto la faccia tosta di affermare: “Diciamo che mi ribello a quel giornalismo che si affretta ad assecondare le stupiderie collettive per cui il problema sembra la pensione di due-tremila persone.

Per quanto concerne i politici, penso che sarebbe intelligente se tutti la smettessero con certe battagliuzze di retroguardia (9725 € ad uno che non ha mai lavorato è battagliuzza di retroguardia, ndr). Anzi, credo che bisognerebbe pagare i politici addirittura di più, a patto che si comportino in modo onesto, ponendosi davvero al servizio della gente”. Si come ha fatto lui, che adesso sta in buona compagnia. Il suo successore alla segreteria di DP (guarda caso il simmetrico di PD) Russo Spena di pensioni ne percepisce addirittura tre : quella da ex parlamentare, 4725 €, una da ex consigliere regionale da 3000 €, ed una da ex professore di 3250 €, per un totale di 10.975 €. Chissà i sacrifici per arrivare alla fine del mese.

FONTE ORIGINALE: http://www.qelsi.it/2011/i-sessantottini-dalla-rivoluzione-alle-pensioni-doro/

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