Serve una riforma fiscale imponente. I commercialisti contro Roma

Una riforma fiscale “imponente e’ assolutamente necessaria”, tuttavia, “proprio perche’ il progetto e’ di proporzioni considerevoli, in quanto deve eliminare un numero spropositato di complicazioni, ripetizioni, contraddizioni e vessazioni sedimentate nel tempo, richiede trasparenza e condivisione con gli attori principali chiamati ad applicarla: i commercialisti.

A proposito di questo, non si puo’ non sottolineare l’anomalia istituzionale e procedurale che vede l’Agenzia delle Entrate dettare l’agenda al Ministro. Se proprio l’Agenzia delle Entrate vuol fare la sua parte, non versi lacrime di coccodrillo e provveda a rimediare ad un sistema che rilascia circolari esplicative tardive, o addirittura dopo la scadenza e che spesso contengono interpretazioni che superano la norma”.

Parola del presidente dell’Associazione nazionale commercialisti (Anc), Marco Cuchel che, in una nota, evidenzia come “la riformulazione del calendario dei versamenti, annunciata in luglio dal ministro dell’Economia Roberto Gualtieri, si dovrebbe sostanziare in un sistema che prevede determinazione e versamento dell’importo dovuto su base mensile, compreso il calcolo degli importi in deduzione. Tutto cio’ non potra’ mai tradursi in una semplificazione, ma comportera’, invece, un’enorme complicazione del sistema, che prevedra’ ben 12 dichiarazioni annue, piu’ l’eventuale conguaglio”.

Un sistema cosi’ concepito, “oltre ad aggiungere farraginosita’ (e forse anche onerosita’), si scontra con il principio costituzionale dell’equita’ fiscale nei confronti dei soggetti contribuenti, creando disparita’ tra i percettori di reddito da lavoro dipendente e le Partite Iva, i cui titolari non possono effettuare alcuna previsione”, e per il sindacato “e’ del tutto evidente che questo progetto sia mosso dalla necessita’ di ottenere un flusso continuo di liquidita’, a beneficio delle casse dello Stato oramai allo stremo”.

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