Il Senato dice sì all’arresto del senatore Luigi Lusi

di REDAZIONE

La richiesta di arresto nei confronti del senatore Luigi Lusi e’ passata in Senato con 155 si’, 3 no e un astenuto. Il senatore Luigi Lusi, dopo il voto del Senato che ha sancito il suo arresto, andra’ nella sua villa di Genzano in compagnia degli avvocati in attesa dei militari della Guardia di finanza che dovranno eseguire la misura cautelare firmata il 3 maggio scorso dal gip del tribunale di Roma, Simonetta D’Alessandro. Lusi e’ destinato ad andare nel carcere di Rebibbia, ritenuto dai difensori piu’ confortevole di Regina Coeli. “Andiamo a Genzano ed attendiamo l’ordine di esecuzione – ha spiegato l’avvocato Luca Petrucci – Cosi’ come il nostro assistito ha sempre affermato, siamo pronti a dare immediatamente esecuzione alla decisione assunta dal Senato”.

Il via libera del Senato all’arresto dell’ex tesoriere della Margherita Luigi Lusi non ha stupito il leader in pectore della Lega nord Roberto Maroni: “E’ andata come doveva andare”, ha commentato con i cronisti alla Camera. “Un arresto – ha aggiunto l’ex ministro dell’Interno – è sempre una brutta cosa ma non c’era alternativa. Ha sbagliato a non dimettersi, sapendo che sarebbe stato autorizzato l’arresto”.

SEMIPRESIDENZIALISMO: ASSE LEGA-PDL. MA MARONI DICE NO

L’ accantonamento dell’ articolo uno della riforma costituzionale passato, in mattinata, con i voti di Pdl, Lega e Coesione nazionale e’ il segnale della ricostituzione della vecchia maggioranza sulle riforme. L’accordo tra Lega e Pdl, su cui hanno lavorato in questi giorni Roberto Calderoli, Federico Bricolo, Gaetano Quagliariello e Maurizio Gasparri, e’ andato in porto e in serata dovrebbe passare, con gli stessi voti, l’emendamento sul Senato federale presentato, a firma Calderoli, dal Carroccio. A questo punto l’emendamento del Pdl sul semipresidenzialismo alla francese ha ufficialmente i numeri per passare nell’aula del Senato quando si arrivera’ all’ articolo 9 del testo concordato, in altri tempi, da Popolo della liberta’, Pd e centristi. In base ai rapporti di forza tra i gruppi parlamentari il PdL (che ha 127 voti),insieme alla Lega (che ne ha 22), raggiunge la quota di 149 si’ a favore del semipresidenzialismo. Sempre sulla carta contrari sono il Pd (104), l’Idv (12), l’Udc con Svp e Autonomie (15), che insieme fanno 131 voti contrari. A questi voti contrari andrebbero aggiunti i voti del gruppo del Terzo Polo, composto da 14 senatori, ma almeno sei sono finiani e quindi favorevoli al semipresidenzialismo. Quindi i contrari si riducono ad otto che sommati ai 131 diventano 139. Per giunta ai 149 voti favorevoli alla proposta del Pdl si possono aggiungere i 13 senatori di Coesione Nazionale, quasi tutti ex PdL. Senza mettere in gioco il Gruppo misto, composto da 14 senatori in gran parte da esponenti fuoriusciti dalla Lega, dal Pd, dall’Idv e i senatori a vita. In conclusione, i rapporti di forza vedono 162 voti a favore del semipresidenzialismo contro 139 voti contrari.

Ma l’accordo viene sostanzialmente “sconfessato” da Roberto Maroni, anche se indirettamente.  “La richiesta della Lega sul Senato federale (modello Bundesrat) introduce il ‘federalismo istituzionale’ e riduce di conseguenza anche il numero dei senatori. E’ una buona cosa, ma ho letto che se passa il Senato federale, il Pd per ripicca vota contro la riforma (che riduce anche il numero dei deputati) dando poi la colpa alla Lega”. Fatta la premessa, Maroni, sul suo profilo Facebook, spiega che e’ “meglio allora lasciar perdere e puntare solo sulla riduzione dei parlamentari, che pero’ – sottolinea il triumviro della Lega – deve essere consistente (come ha proposto a suo tempo la Lega) ed entrare in vigore subito”.

Evidentemente nella Lega la situazione è tutt’altro che pacifica in vista del congresso federale di fine mese: ormai appare  evidente come fatichino a convivere due anime molto diverse. Quello che l’uno tesse da una parte l’altro disfa al capo opposto. O quasi…

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