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Secondo l’Agi, Salvini sta facendo in silenzio la Padania. Ne siamo certi?

padania salvini

 

 

 

 

di STEFANIA PIAZZO- Il 1° maggio un pezzo di Alessandro Frau sul portale dell’Agenzia Agi mette in grande mostra la cartina dell’Italia, colorando in verde l’espansione della Lega salviniana. A vederla così, sembra la realizzazione silenziosa, secondo l’editorialista, della Padania. Sta riuscendo dove i suoi predecessori avrebbero fallito. “Da quando Matteo Salvini ha lanciato la sua corsa verso Palazzo Chigi sono due le parole che sono state bandite dal linguaggio, e dalle grafiche, della Lega. Parliamo, ovviamente, di Nord Padania. Una decisione sofferta che per i leghisti più radicali ha significato mettere un freno al sogno iniziale del partito tra gite a Pontida e tracciamenti di confini immaginari. Ma alla base di tutto c’è una scelta di comunicazione politica che sta portando il leader del Carroccio a conquistare la leadership del centrodestra”.

Di sicuro è vero  che la Lega ha cambiato linguaggio, ha tolto l’imbarazzo di parlare della Padania bossiana, perché retaggio e memoria di un fallimento, di imbarazzi familiari, di inchieste e di una classe politica che non ha conquistato nulla per il territorio. Di sicuro Nord e Sud sono stati ripartiti tra il voto alla Lega e ai 5Stelle, con un centrodestra in affanno. Salvini ha spostato l’asse sul dibattito tra Italia e stranieri. Non più tra Nord e Sud. E al Nord è andato per forza all’incasso, perché la crisi morde a casa nostra. Le pensioni di chi ha lavorato sono soprattutto al Nord ed è al Nord che morde la crisi per la legge Fornero. Questo non significa che Salvini però pensi alla Padania silenziosamente. Semplicemente, tocca le corde di un Paese che ha esigenze diverse. Non ci vuole molto a capirlo che, pronunciata o meno, la Padania non è un’entità assurda. Che il problema del Paese duale è la contrapposizione tra Nord e Sud. Ma la furbata di non dirlo non è un tesoretto di risultati che dura in eterno. C’è una questione di fondo non indifferente. E si chiama cultura, si chiama scuola. Si chiama consapevolezza di una identità e di una storia. Il Nord ce l’ha ancora o è una espressione geografica?  Perché non basta vincere al Nord per dire che si fa la Padania e che la Lega sia un partito per il Nord. E’ un partito di centrodestra, nazionalista, nazionale, che ha base operativa a Milano.

I voti in Lombardia della Lega, alle politiche, sono questi: il 24,33% nel 1992. Il 25,33% nel 1996. Il 12,12% nel 2001. Il 21,62% nel 2008. Il 12,37% nel 2013 e il 27,84% nel 2018. Oscilla, ma non sfonda. In Veneto? Ecco le percentuali: 17,31%; 21,6%; 10,25%; 19,51%; 27,09%; 10,53%; 32,15%.

Avanza, grazie all’arretramento del fronte diviso di Forza Italia e al crollo della sinistra e grazie alla comunicazione innovativa sui nuovi media da parte di Salvini e del suo sistema di lavoro.

Ma il dato odierno non è affatto dissimile a quello del 1994. Vediamolo nel grafico proposto ad esempio da scenaripolitici.com:

elezioni lega2

 

 

Cosa diceva Bossi negli anni d’oro della sua reggenza? Che per vincere al Nord occorre allearsi con la Lega. Era così ieri, è così anche oggi. Di nuovo, nulla sotto il sole, tranne la strategia che ha voluto sacrificare sull’altare della staffetta per sostituire Berlusconi, lo svuotamento di quanto prima significava Nord. Ora è centro di potere, come prima certo, ma senza bandiera.

 

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