Se un dirigente qualsiasi di banca italiana prende più di Obama: 700mila euro

La CICALAsofferenzebanche
E’ nato un botta e risposta tra il Sindacato dei Banchieri ( A.B.I.) e la segretaria della CGIL, Susanna Camusso in merito ai super stipendi dei manager bancari. Infatti durante il comizio di Milano del 30 gennaio scorso, la Camusso avrebbe chiosato che non è concepibile nel 2014 avere degli amministratori e dirigenti retribuiti con somme a 6 zeri, ben oltre i 3 milioni di euro. Immediata la piccata replica dei Banchieri che pubblicano sul loro sito i dati confortati dalla Banca D’Italia per l’anno 2013. Quell che mi irrita parecchio è che nei dati si evince che la media per un amministratore delegato è di 700.000 euro, pari a 4 volte lo stipendetto del Presidente degli Stati Uniti D’America, ma ancor di più l’ultima voce dove si menzionano …i collaboratori con una media di ben 585.000 euro annui. Però non male visto che in alcuni casi si tratta di alti dirigenti in pensione che pagano una bella bottarella di tasse però volete mettere ? Chi non lo farebbe ! E’ proprio uno strano Paese l’Italia ma ancor di più gli Italiani che continuano a non volersi difendere da continui soprusie abusi. E pensare che un neo laureato assunto in banca si accontenta di 1100 euro mensili in quanto deve rinunciare al 20 % rispetto al contratto di pochi anni fa. Che dire con lo stipendio di un top manager potremmo assumere 30 giovani….non male la comparazione di 10 contro 30 ? Che risponde l’ABI? E’ giusto questo divario?
Al peggio non c’è fine.
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1 Comment

  1. Paragonare lo stipendio di un dirigente con quello di Obama o chiunque altro mi sembra fuori luogo. La domanda da porsi è: lo stipendio ricevuto è commisurato alle prestazioni effettuate ? Se no, ci si chieda il motivo di una retribuzione così esagerata. Perché una banca paga tanto un suo dirigente ? è forse uno che fa concorrenza a Gesù ? Assai poco probabile. Quindi il motivo è un altro. Probabilmente qui si tratta non di stipendio solamente ma anche di percentuali sul fatturato, che in casi simili possono, e non eccezionalmente, superare lo stipendio mensile (che come tale non è dipendente da variabili del mercato). Qualunque sia la ragione di tali emolumenti, il discorso non va ridotto alla giustizia sociale, non almeno nel nostro paese,nel quale lo scandalo delle retribuzioni immeritate è cibo quotidiano e, questo sì è scandaloso, in misurare predominante tra i rappresentanti del popolo e dei lavoratori, cioè parlamentari e sindacalisti. Il problema da risolvere è quello legato alla effettiva concorrenza tra le banche e tra le grandi società prestatrici di servizi, che da noi (come in tanti altri paesi) non esiste. Ci sono i cartelli, ci sono le associazioni truffaldine e ci sono molti individui pronti a vendersi. Questi fenomeni sociali da molti definite ingiustizie hanno luogo perché non c’è senso della comunità. E se è comprensibile, ma non giustificabile, che certi comportamenti siano propri di un apparato che tutto fagocita senza distinzione, non è altrettanto comprensibile che i fagocitandi si limitino a lamentarsi anziché passare al contrattacco. Ad ognuno il suo.

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