di Corrado Callegari – Quasi quasi è una sorpresa. Ma dopo la catastrofe del Mose, calato il silenzio sulla capitale mondiale della bellezza e della storia, città universale gestita senza rispetto, occorre sentire i giudici prendere posizione per dare a Venezia e al Veneto il giusto peso e posto da riconoscere. Per gli operatori giudiziari , infatti, “occorre che il ministero riconosca la specialità del Veneto e di Venezia in particolare, con benefici normativi ed economici”. Sapete chi lo ha affermato? Sono le parole della presidente della Corte d’Appello lagunare, Ines Maria Luisa Marini, alla vigilia dell’inaugurazione dell’Anno giudiziario.
Ha persino detto che questa specificità “vale per tutte le strutture della pubblica amministrazione a Venezia”, Marini, aggiungendo anche che “servono concorsi per il personale a livello regionale, altrimenti saremo soggetti a una continua diaspora”, e che serve “riconoscere che lavorare a Venezia è disagevole, magari applicando benefici previdenziali come già avviene per i dipendenti del Dap. Il Comune di Venezia aveva messo a disposizione appartamenti di edilizia pubblica a un canone agevolato, ma questo non basta”.
Sono affermazioni pesanti, che hanno peso specifico, perché appare del tutto inadeguato che una città unica al mondo sia soggetta alle stesse leggi e agli stessi stanziamenti di un qualsiasi altro capoluogo di regione. Venezia, con tutto il rispetto, non è Campobasso. E il Veneto non è il Molise. Regioni ordinarie, ma con passi diversi, energie e spinte economiche diverse, con la necessità di essere governate in modo diverso. Era stata chiesta l’autonomia, non ne hanno fatto nulla. Mentre Venezia sprofondava, val la pena ricordare dove fosse il governatore: sul palco con Salvini a celebrare il via della campagna elettorale di un’altra regione, al Paladozza di Bologna. Ce lo siamo dimenticato?
Corrado Callegari-Partito dei Veneti/Grande Nord