Se non tagliate il cuneo fiscale affossate il Paese

La priorità del nuovo governo deve essere la riduzione del cuneo fiscale a carico delle imprese: la quota dei costi non salariali sul costo totale del lavoro per l’intera economia nel 2021 era del 24,6% nell’Ue e del 25,1% nell’area dell’euro, le quote più alte sono in Svezia (32,0%), in Francia (31,9%) e proprio in Italia (28,3%).

Una riduzione del cuneo fiscale  permetterebbe di fronteggiare almeno parzialmente l’incremento di costo per i recenti rincari, iniziando magari nel rendere strutturale la decontribuzione del 30% a chi investe e crede nel Mezzogiorno, così come è indispensabile ripristinare due delle (pochissime) misure che ormai dal lontano 30 giugno 2022 hanno perso la loro efficacia, ovvero quelle rivolte agli under 36 e quella rivolta alle donne con la totale decontribuzione per tali tipologie di lavoratori.

È quanto chiede Unimpresa in vista della formazione del nuovo governo.

“ Si trovi il prima possibile la quadra sulla composizione della nuova squadra di Governo, la situazione economica per le imprese è complicata ed il tempo della campagna elettorale è finito e deve messo alle spalle. Le imprese sono in affanno e quelle energivore lo sono ancor di più,  chiediamo uno stop ai continui interventi a pioggia che spesso hanno caratterizzato gli ultimi governi con l’unico risultato di sperperare risorse pubbliche senza mai essere davvero risolutive” osserva il consigliere nazionale di Unimpresa, Giovanni Assi.

“Inoltre, servirebbe  una vera riforma fiscale che incida sostanzialmente sulle buste paga dei lavoratori dipendenti alleviando  l’effetto negativo delle bollette, considerato altresì che il nostro è l’unico Paese dell’Ue dove tra il 2020 e il 2021  il costo orario dei salari si è ridotto (-1,3%) passando da 21,3 a 21 euro. Gli interventi fin qui fatti sono troppo spesso risultati impercettibili dai lavoratori così come gli interventi spot, come l’ultimo previsto per novembre dei 150 euro e che sta generando grande caos per le modalità fin qui diramate  oltre a prevedere una platea estremamente ridotta di lavoratori passando da un reddito  di 2.692 del precedente bonus 200 euro di luglio ai 1.538 euro richiesti per novembre, non sono certamente la giusta via” aggiunge Assi.

Print Friendly, PDF & Email
Articolo precedente

Siccità, il Po soffre ancora. Il Nord non è fuori dall'emergenza

Articolo successivo

La Lega: Dateci il ministero dell'Autonomia. Bernardelli: Per fare cosa? Per tifare Vox contro l'autodeterminazione dei popoli in Europa?