Se la fake news più grossa è l’Europa

europa-regionidi MARIO DI MAIO – Con la benedizione della Boldrini Renzi ha inaugurato la denuncia e l’auspicata caccia alle bufale che con la complicita’ dei vari populisti minerebbero le certezze politicamente corrette degli italiani e in particolare degli elettori del PD. E’ sottinteso che nella categoria attenzionata non rientrano le “verita’ ” sul calo delle tasse, della disoccupazione, del debito pubblico, degli sbarchi, della delinquenza straniera ecc. cioe’ i “fiori all’occhiello” della premiata ditta Renzusconi.

E’ comunque opinione largamente condivisa che le bufale più dannose per la Penisola sono da attribuire ad Amato, Ciampi e Prodi che aveva addirittura sentenziato che con l’introduzione dell’euro si sarebbe lavorato di meno e guadagnato di più’. Sicche’ da un bel po’ di anni ci troviamo ad arrancare pedalando senza speranza perché ci hanno fatto richiede “la bicicletta”.
Per esperienza quindi ora sappiamo che la bufala più grossa e’ la stessa U.E. incapace di risolvere i problemi e creatrice instancabile di ostacoli anche quando li abolisce, come ad es. i dazi doganali.
Se l’U.E. combatte il calo delle nascite con l’importazione di prolifici afroasiatici , e’ inutile lamentarsi del terrorismo islamico dilagante che si alimenta nelle moschee dove notoriamente viene predicata una religione di pace.
Bossi diceva che l’Italia e’ irriformabile. Se lo e’ anche l’ U.E. ,come sembra, occorre trovare il sistema di scendere dalla ” bicicletta”.
La soluzione non e’ dunque “più’ Europa” ma un’ altra Europa, con pochi ma realizzabili obiettivi da perseguire in collaborazione con gli altri Soggetti interessati, e paradossalmente a partire dalla Francia e dalla Germania. Perché anche loro accusano grosse difficoltà’ sia in termini di stabilita’ interna che di credibilità internazionale come dimostrato dalle elezioni tedesche e dall’insuccesso francese in nordafricana.
Quanto all’euro, non necessita di abbandonarlo: e’ sufficiente l’autorizzazione ai Paesi che lo desiderino di affiancargli una moneta nazionale complementare.
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